La settimana scorsa è entrato in carica il nuovo ministro della Difesa di Kiev, il terzo negli ultimi due anni.
È il più giovane in quel ruolo, avendo solo 34 anni, ma alle spalle ha già una bella carriera politica, arrivando al dicastero da viceministro della Trasformazione digitale.
Come riporta il sito Strumenti Politici, ha subito messo a segno un altro primato col suo discorso alla Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale ucraino. Ha riferito ufficialmente le cifre della diserzione e della renitenza alla leva, due problemi che gravano sulle prestazioni dell’esercito al fronte.
Nessun ministro prima di lui aveva osato dire pubblicamente quello che tutti sapevano e che trapelava regolarmente pure sui media occidentali. I numeri riportati da Feedorov sono evidentemente quelli ufficiali, dunque è probabile che la situazione reale sia persino peggiore: 2 milioni di civili che evitano la mobilitazione in tutti i modi e 200mila soldati che hanno abbandonato le posizioni e non sono più tornati.
La renitenza è punita dal codice penale ucraino fino a cinque anni di reclusione e la diserzione fino a dodici anni (pene in vigore in tempo di guerra). Il governo ha cercato di ricondurre i combattenti al fronte graziando la loro prima diserzione qualora si ripresentino spontaneamente alla loro unità.
Ma non è servito a molto, così del problema si occuperà anche un altro esponente conosciuti dell’establishment militare di Kiev, l’ex capo dell’intelligence della Difesa oggi capo dell’ufficio presidenziale, Kyrylo Budanov. Qualche giorno fa ha infatti incontrato i capi delle Forze armate per discutere della corruzione nei centri di reclutamento e dell’abuso di ufficio. Ha spiegato che insieme alla disperazione si tratta piaghe che indeboliscono l’esercito e contro le quali servono soluzioni efficaci.














