Giovanni Arpino è stato uno dei più grandi scrittori italiani del secolo scorso. Un orgoglio braidese da sventolare con fierezza. Un autore raro, che è stato ricordato e omaggiato oggi, 27 gennaio, data della sua nascita.
Il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, ha pubblicato su Facebook un post in nome dello spirito di appartenenza ad una città che conserva ricordi ed una storia che, nonostante le moderne architetture, ha lasciato tracce spesso nascoste e insospettate.
Quella di Arpino è un’esperienza letteraria romantica ed affascinante, tra memoria, cronaca e aneddoti, capace di coinvolgere la mente ed il cuore di chi è nato e si ripara all’ombra della Zizzola, come ha evidenziato proprio il primo cittadino: «Ricorrono i 99 anni dalla nascita dello scrittore Giovanni Arpino. Una ricorrenza importante mentre proseguono i lavori a Palazzo Garrone, luogo destinato ad accoglierne l’archivio».
Per il tributo allo scrittore e giornalista Giovanni Arpino usiamo una citazione tratta da Regina di cuoi: «Noi due avevamo sempre avuto poco a che fare con la pianura. E se c’era stata una America per noi, quella era l’America dei boschi, poco lontana dalle finestre di case, un andare di colline con cespugli boschi funghi e vallate di castagni di pietre e di uccelli».
Chi era Giovanni Arpino
Nato a Pola il 27 gennaio 1927, Giovanni Arpino vive tra Bra e Torino. Da scrittore e intellettuale a tutto tondo, rappresenta una delle figure che ha meglio saputo leggere il Novecento italiano e che, ancora oggi, può offrire strumenti di analisi essenziali a comprendere la società odierna. Attraverso la forza innovatrice della sua scrittura, in ogni ambito, da quello letterario a quello teatrale e giornalistico, Arpino sfida se stesso ed il lettore a osservare la realtà con una nuova consapevolezza.
L’autore, premio Strega nel 1964, ha saputo raccontare la realtà cittadina e contadina, mettendo a nudo le ingiustizie e gli squilibri radicati nella società. Nei suoi romanzi e racconti coniuga la dimensione storica con il paesaggio letterario, ravvivando un senso di appartenenza alle proprie origini, alla propria cultura e alle proprie tradizioni, che passano anche attraverso la riscoperta del dialetto piemontese.
I suoi personaggi non sono eroi di carta, ma uomini in carne ed ossa, che affrontano dubbi paure e debolezze ancora presenti nella società moderna. Arpino mira a far raggiungere una più viva e acuta percezione dell’uomo e del mondo, narrando di realtà concrete, anche quando i toni si fanno fantastici e surreali.
Il suo è un linguaggio sincero e coraggioso, fluido e asciutto negli articoli che scrive per i giornali, ironico e graffiante nelle sue opere. Arpino esprime costantemente, attraverso la sua parola, un messaggio di "vitalismo ad oltranza", in grado, da un lato, di trascendere il male e, dall’altro, di non disperdersi in un mondo che, all’epoca e ancora oggi, cambia continuamente e velocemente.













