Non una parentesi esotica, ma un’esperienza che Lorenzo Barbero sta vivendo fino in fondo, tra turni in cantina, analisi di laboratorio, nuove abitudini da decifrare e una distanza che si misura anche nel fuso orario. Il consigliere comunale di minoranza della Lega, 24 anni, è in Australia da febbraio, in una cantina vitivinicola dell’Australia meridionale, e in queste settimane è entrato nel pieno della vendemmia.



Dopo la scelta di partire, maturata nei mesi scorsi anche per rafforzare il proprio percorso professionale nell’azienda agricola di famiglia, Barbero oggi racconta un’esperienza che lo sta mettendo alla prova soprattutto sul piano del lavoro quotidiano. Ed è proprio lì che, dice, emerge la differenza più netta rispetto al contesto che conosceva in Italia.
“I processi di vinificazione sono molto simili ai nostri, però l’ambiente lavorativo è completamente diverso rispetto a quello che abbiamo in Italia. Qui ci sono tante persone che fanno lo stesso lavoro per alleggerire il peso a tutti: il lavoro che da noi magari fa una persona sola, qui lo fanno in due o in tre. Di conseguenza si sente molto meno la fatica”.
Più che una semplice differenza organizzativa, Barbero descrive un clima diverso anche nei rapporti dentro la cantina. “Quando arrivi in un ambiente nuovo, in Italia spesso c’è più diffidenza. Qui invece, appena vedono che sai fare le cose, ti danno subito responsabilità. In questi giorni, per esempio, sono rimasto spesso in laboratorio a fare analisi pre-vendemmia e a controllare il mosto: lavori di responsabilità che in Italia, appena arrivato, difficilmente mi avrebbero affidato”.




Il suo ruolo, in realtà, non è chiuso dentro una mansione precisa. “Faccio un po’ di tutto: lavori in cantina, pulizia delle vasche, preparazione, analisi del mosto, controllo dei grappoli in arrivo per vedere le curve di maturazione, gestione dei macchinari, scarico dell’uva nelle presse, pompe. Sono un po’ un tuttofare: dove c’è bisogno mi mettono”.
La vendemmia è iniziata con i bianchi, in particolare con lo Chardonnay, mentre nelle prossime settimane toccherà al Cabernet, che Barbero indica come il vino più rappresentativo della zona in cui si trova, quella di Coonawarra, nel South Australia. “È il vino principale che producono qui. Lo fanno sia frizzante sia fermo, ed è davvero il vino tipico della zona”.
Anche in vigneto, racconta, l’impatto con la realtà australiana è stato forte. Non tanto per il paesaggio in sé, quanto per il livello di meccanizzazione. “Qui praticamente tutti i lavori vengono fatti con la macchina. In vigneto non c’è quasi nessuno, a parte l’operatore sul mezzo: dalla potatura alla vendemmia, fa tutto lui. Questo vuol dire anche non avere i problemi di personale che spesso abbiamo noi”.
L’altro grande banco di prova resta però la lingua. Se l’inglese era una delle ragioni principali della partenza, sul campo si sta rivelando più difficile del previsto, non tanto per la grammatica quanto per gli slang e le abitudini locali. Barbero racconta un episodio che dice bene la distanza linguistica dei primi giorni: “A metà mattina mi dicevano sempre ‘It’s time for smoke’ e io rispondevo ‘No, no, I don’t smoke’. Ci ho messo quasi una settimana a capire che ‘smoke’ non voleva dire fumare, ma la pausa di metà mattina. Usano tanti slang, tante abbreviazioni, e anche sapendo l’inglese ci vuole tempo per farci l’orecchio”.
La vita quotidiana, fuori dal lavoro, è altrettanto diversa. Barbero vive a Penola, un paese di circa 1.200 abitanti, e racconta ritmi molto lontani da quelli italiani. “Qui è normalissimo cenare alle sei o alle sei e mezza. Una sera siamo arrivati al pub alle otto meno dieci e ci hanno già storto il naso perché la cucina chiudeva alle otto. In Italia sarebbe stranissimo”.
Poi ci sono le distanze, che in Australia cambiano la percezione del territorio. “Per andare nel primo paese un po’ più grande devo fare quasi 70 chilometri all’andata e 70 al ritorno. Qui davvero non hanno problemi di spazio”.


L’Australia, naturalmente, è anche il luogo degli animali che in Europa restano quasi un immaginario. Barbero parla di ragni nelle vigne, ragnatele enormi tra i filari, serpenti per ora poco visibili perché non fa ancora molto caldo, ma soprattutto dei canguri, onnipresenti e tutt’altro che folkloristici. “È vero quello che dicono: ci sono quasi più canguri che persone. E sono anche pericolosi, perché attraversano continuamente la strada. Da Penola a Mount Gambier, ogni cento metri vedi un canguro investito”.


Se il paesaggio colpisce, il cibo resta invece uno dei punti su cui la nostalgia italiana si fa sentire di più. “Mi manca tantissimo. Qui si mangia veramente male. Non è che non sia buono in assoluto, ma cucinano in modo molto diverso da noi. Il mio coinquilino australiano prende quello che trova in dispensa, mette tutto insieme e lo butta in forno. Sto cercando di insegnargli almeno a fare la pasta”. Qualcosa però si salva: “La carne è buona, quello sì. Bistecche e hamburger sono di buon livello, anche perché gli animali pascolano in spazi enormi”.
Più critico, invece, il giudizio sul vino australiano, almeno rispetto alla cultura enologica italiana. “Sono vini molto standardizzati. Hanno un modo di vinificare quasi da ricetta, e alla fine risultano molto simili tra loro. Da noi c’è molto più attenzione al suolo, al vigneto, alla valorizzazione delle differenze”.
Alla distanza geografica si aggiunge poi quella umana: amici, famiglia, quotidianità lasciata in Italia. “Mi manca tutto quello. E con nove ore e mezza di fuso non è neanche sempre facile sentirsi”.
Nonostante la distanza, Barbero continua a seguire anche ciò che accade ad Alba, mantenendo i contatti con i colleghi e restando aggiornato sull’attività amministrativa e politica cittadina. In questi giorni, racconta, ha seguito anche l’organizzazione di un appuntamento politico legato al referendum cittadino e ha già espresso il proprio voto per corrispondenza. “Ho votato la settimana scorsa per corrispondenza e continuo a tenermi in contatto con i consiglieri dell'opposizione per le attività ad Alba”.

Ma, in questa fase, il centro del racconto resta soprattutto l’esperienza australiana, che dovrebbe proseguire fino a fine ottobre o inizio novembre, a seconda dell’andamento della stagione. “È un’esperienza molto diversa da quella che immaginavo, però proprio per questo mi sta insegnando tanto”.










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