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Al Direttore | 24 marzo 2026, 17:03

Riforma degli istituti tecnici, 45 docenti del "Cravetta-Marconi" di Savigliano scrivono al Ministro Valditara

L'appello firmato dai professori dell'istituto saviglianese denuncia tempi e metodi della riforma: "La scuola non può diventare un centro di addestramento professionale. Il merito si costruisce con la complessità del sapere, non riducendola"

L'Istituto "Cravetta-Marconi" di Savigliano, immagine di repertorio

L'Istituto "Cravetta-Marconi" di Savigliano, immagine di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo.

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45 docenti dell’Istituto “Cravetta-Marconi” di Savigliano, hanno sottoscritto l'appello al Ministro dell'Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, affinché sospenda la revisione della riforma degli Istituti Tecnici, appello proposto dai professori Cosentino Manuela e Filippa Marco.

Prima precisazione: fino a gennaio inoltrato abbiamo presentato la scuola, alle famiglie dei futuri potenziali allievi, con un quadro orario relativo all’attuale percorso scolastico, non essendoci da parte del Ministero alcuna indicazione, neppure di massima, sulla riforma che aleggiava nell’aria.

Seconda considerazione: a metà marzo iniziano a circolare quadri orari, senza alcun altro elemento su cui poter ragionare con chiarezza. Nel collegio docenti di lunedì 23 marzo, dopo che nella settimana precedente in riunioni collegiali di indirizzo, abbiamo cercato di sviluppare delle scelte, sempre sui quadri orari e senza altri elementi su cui poter riflettere compiutamente, abbiamo votato sulle opzioni sviluppate, riguardo al prossimo primo anno dei nuovi percorsi scolastici e dopo una valutazione parzialmente oggettiva da parte dello staff dirigenziale (parzialmente, perché non definita con strumenti chiari riguardo alle classi di concorso relazionabili ad alcune discipline); sapendo inoltre, unico dato di trasparenza, che il monte ore complessivo è stato ridotto.

Terza considerazione: entro fine marzo l’Istituto deve inoltrare il quadro orario e le scelte effettuate per il primo anno agli uffici competenti, rimandando al prossimo anno il quadro del profilo che elaborerà per i quattro anni successivi.

Quarta e ultima considerazione: non è certo una novità, questo calare dall’alto, senza alcun dialogo concreto, un progetto di riforma in cui gli attori della scuola, chi vi opera, sia chiamato a riflettere, cercando di dare un apporto concreto.

Segue il documento/appello.

     

"Oggetto: Appello per la sospensione e la revisione della riforma degli istituti tecnici

 Al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Prof. Giuseppe Valditara,

Le sottoscritte e i sottoscritti — docenti che operano nel mondo della scuola — Le rivolgono questo appello affinché venga riconsiderato l’impianto della riforma degli istituti tecnici.

Esprimiamo una profonda preoccupazione per una visione dell'istruzione che sembra voler subordinare la missione educativa alle sole esigenze temporanee del mercato del lavoro. La scuola non può e non deve trasformarsi in un centro di addestramento professionale a breve termine.

Le chiediamo di fermarsi e aprire un confronto reale su questi punti fondamentali:

1.       La centralità del sapere critico: l'istruzione tecnica e professionale deve garantire una solida preparazione culturale. Temiamo che la riduzione del tempo scuola e la rimodulazione dei programmi portino a un impoverimento delle competenze linguistiche, storiche e scientifiche, creando cittadini meno consapevoli e più ricattabili e poco funzionali, quindi anche, alla crescita di professionalità capaci di instillare nuove visioni che possano dare ossigeno a una realtà produttiva in profonda crisi.

2.       L'autonomia della funzione docente: l'apertura a esperti provenienti dal mondo delle imprese per l'insegnamento curricolare rischia di minare il principio della libertà di insegnamento e la continuità didattica. La scuola è una comunità educante regolata da criteri pedagogici, non una succursale aziendale. L’apporto e il dialogo con il mondo produttivo è sicuramente importante ma non può semplicemente ridursi a supporto dei docenti, perché minerebbe il nostro ruolo che è decisamente più complesso, mirando alla crescita umana e quindi culturale.

3.       Il valore del titolo di studio: qualsiasi intervento che frammenti l’offerta formativa o ne acceleri artificialmente i tempi rischia di svalutare il diploma tecnico, creando percorsi di serie B che precludono l’accesso ai successivi gradi di istruzione superiore e universitaria.

4.       Investimenti, non tagli: il sistema scolastico ha bisogno di risorse stabili per l’edilizia, i laboratori e il personale, non di sperimentazioni che gravano ulteriormente sul sistema scolastico nazionale.

Ministro, il merito non si costruisce riducendo la complessità del sapere, ma offrendo a ogni studente gli strumenti per comprendere il mondo, oltre che per viverlo professionalmente. La invitiamo a ritirare i provvedimenti che minacciano una scuola già fragile, sotto molti punti di vista; occorre quindi aprire un tavolo di confronto che consenta una valutazione condivisa mirata.

 

Per una scuola che formi persone, non solo profili professionali.

La scuola è di chi la fa. Ascolti chi la vive."

I docenti dell’Istituto “Cravetta-Marconi” di Savigliano

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