Dalla polvere delle esercitazioni militari al verde di un grande parco urbano: la storia della ex piazza d’Armi di Cuneo, oggi Parco Parri, è il racconto di come una città cambia pelle, spesso più velocemente della propria capacità di darle un senso condiviso.
Per decenni quell’ampia distesa ai margini della città è stata, letteralmente, un confine. A ridosso della caserma Cantore, costruita nel 1889, piazza d’Armi ha ospitato fino alla Seconda guerra mondiale reparti di fanteria e artiglieria.
Poi, nel dopoguerra, il vuoto: uno spazio aperto, sterrato, sospeso tra uso e abbandono, che per generazioni di cuneesi ha significato soprattutto una cosa molto concreta: imparare a guidare. “Andare in piazza d’Armi” era un rito di passaggio, tra polvere e manovre improvvisate, accompagnati da parenti e amici.

Intanto la città cresceva. Quella che era periferia diventava lentamente cerniera urbana. I campi che si allungavano da corso Nizza verso San Rocco Castagnaretta sono stati inghiottiti dai condomini, mentre quartieri come San Paolo nascevano come dormitori per poi dotarsi, negli anni, di servizi e identità.
In questo processo, piazza d’Armi è rimasta a lungo un grande vuoto urbano: utile, a tratti vitale, ma privo di una vera funzione stabile.
Non sono comunque mancati momenti di centralità. Negli anni Ottanta e primi Novanta l’area si è trasformata in un palcoscenico popolare: per anni sede della "Grande Fiera d'Estate".
E poi concerti – grandioso quello dei Pooh nel settembre 1982, memorabile invece Vasco Rossi nel 1985, tappa del tour “Cosa succede in città” – ma soprattutto sport. Il Palatenda, installato nel 1989 dopo la promozione in A1 dell’Alpitour Cuneo, è stato per tre stagioni il cuore pulsante di una città che scopriva la grande pallavolo.

Era una struttura provvisoria, ma capace di riempire uno spazio che definitivo non lo è mai stato davvero.
La svolta arriva molto più tardi, quando la città decide che quel vuoto deve diventare altro. L’idea prende forma attorno al 2014, dentro il programma “Periferie al centro”: restituire alla comunità un’area degradata trasformandola in un grande parco urbano.
Non solo verde, nelle intenzioni, ma un luogo capace di cucire quartieri, offrire servizi, migliorare la qualità della vita. Un progetto ambizioso, finanziato anche con fondi ministeriali, che parla il linguaggio contemporaneo dell’urbanistica: sostenibilità, mobilità dolce, “nature-based solutions”.
Il masterplan disegna un parco da otto ettari: campi sportivi, skatepark, percorsi fitness, aree gioco, un laghetto, frutteti, bosco urbano, centinaia di alberi. Un sistema pensato per gestire anche le acque piovane, ridurre il rischio di allagamenti e mitigare il microclima.
Nel 2012, intanto, l’area era già stata intitolata a Ferruccio Parri, figura simbolo della Resistenza e primo presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana.
I lavori partono nel 2020 e si concludono – almeno formalmente – con l’inaugurazione del 28 maggio 2022.
Ma è proprio qui che la narrazione si incrina. Fin dall’apertura emergono dubbi e polemiche: collaudi parziali, aree non completate, una “presa in carico” anticipata che l’amministrazione difende come scelta legittima, ma che l’opposizione interpreta come un’accelerazione dettata dal calendario elettorale.
A distanza di quattro anni, quelle tensioni non si sono dissolte. Anzi, tornano a più riprese. Come dimostra l’interpellanza presentata nel prossimo Consiglio comunale da Paolo Armellini, degli Indipendenti.
Il quadro che emerge dall’analisi di Armellini è severo: manutenzione carente, erba alta, panchine insufficienti o deteriorate, il laghetto chiuso e transennato, il chiosco già senza gestione.
“Un patrimonio importante senza un’anima”, è la sintesi politica di una critica che punta dritto al nodo centrale: non tanto la realizzazione, quanto la gestione nel tempo.
Le domande alle quali il consigliere di minoranza attende risposta sono concrete. Quanto è costato mantenere il parco dal 2022 a oggi? Quelle spese erano già comprese nei 2,74 milioni dell’investimento iniziale? E soprattutto: cosa succederà ora che sta per scadere il periodo in cui la manutenzione era affidata alla ditta costruttrice? Quali risorse, umane ed economiche, metterà in campo il Comune per evitare che il “polmone verde” resti tale solo sulla carta?
Dal canto suo, la maggioranza invita a guardare al tempo lungo: un parco giovane, destinato a crescere insieme ai suoi alberi e ai suoi frequentatori. Una visione che ha una sua logica, ma che si scontra con la percezione immediata di chi quello spazio lo vive ogni giorno e si aspetta standard adeguati fin da subito.














