Riceviamo e pubblichiamo:
Ho letto con attenzione l’intervento del consigliere regionale Mauro Calderoni sulle liste d’attesa nella sanità cuneese. Ritengo doveroso riconoscergli un merito non marginale: aver compreso, prima e meglio di altri, che la questione non può essere ridotta a una disputa formale su procedure, agende o strumenti informatici.
Il punto vero è un altro: capire se un sistema organizzativo, pur bisognoso di correzioni e maggiore trasparenza, fosse comunque orientato a garantire una presa in carico reale del cittadino. Calderoni ha avuto la lucidità di non fermarsi all’apparenza amministrativa del problema, ma di coglierne la sostanza etica: un modello può essere formalmente imperfetto e, al tempo stesso, nascere dall’esigenza concreta di non abbandonare il paziente nell’incertezza.
Questo è il passaggio essenziale. La correttezza amministrativa è indispensabile, ma non può diventare un valore astratto e autosufficiente se, nel frattempo, il cittadino resta senza risposta, senza tempi certi, senza informazioni comprensibili e senza un percorso di tutela effettivo.
La proposta di autorizzare, in attesa della piena operatività del nuovo CUP regionale, una procedura transitoria monitorata e trasparente va quindi nella direzione giusta. Permette di recuperare ciò che nel precedente modello cuneese funzionava: il richiamo attivo dei pazienti, il recupero delle disdette, il riempimento degli spazi disponibili e una continuità organizzativa che aveva come obiettivo principale la tutela concreta della persona.
Non si tratta di difendere scorciatoie né di giustificare opacità. Si tratta, al contrario, di distinguere tra ciò che deve essere corretto e ciò che non deve essere disperso. Cancellare un sistema locale senza avere già disponibile un’alternativa pienamente funzionante significa rischiare di sacrificare la sostanza della cura alla purezza della forma.
In questi mesi medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo hanno continuato a lavorare in condizioni difficili, spesso con strumenti insufficienti e sotto una pressione crescente. Attribuire a loro la responsabilità delle criticità sarebbe ingiusto. Il problema è organizzativo e istituzionale: gli operatori devono essere messi nelle condizioni di lavorare bene, e i cittadini devono poter contare su risposte chiare, tempi verificabili e percorsi di presa in carico.
Per questo l’iniziativa di Calderoni merita attenzione. Non solo perché propone una soluzione concreta, ma perché restituisce al dibattito pubblico una prospettiva più corretta: la sanità non è fatta soltanto di procedure, ma di responsabilità verso le persone. E la trasparenza, per essere davvero tale, deve accompagnarsi all’efficacia, alla chiarezza e alla continuità della cura.
Ora la Regione Piemonte e l’Assessorato alla Sanità hanno l’occasione di dare una risposta pragmatica. Il nuovo CUP regionale potrà rappresentare uno strumento importante, ma ogni innovazione informatica in sanità richiede tempi di adattamento, verifica e correzione. Nel frattempo, cittadini e operatori non possono essere lasciati soli dentro una fase di transizione che rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà.
La sanità pubblica si difende quando la forma amministrativa resta al servizio della cura. Non quando la cura viene sacrificata alla forma.
Dott. Elvio G. Russi, già direttore del Dipartimento Interaziendale dei Servizi e della S.C. Radioterapia A.O. S. Croce e Carle di Cuneo














