Di Giacomo è morto all'età di 90 anni a Civitanova Marche, dove risiedeva. La notizia ha immediatamente scatenato un'ondata di cordoglio da parte di entrambi i club che lo hanno avuto in rosa nel corso della sua carriera - Inter e Mantova.
L'Inter ha voluto ricordarlo con un comunicato ufficiale: "Tutto il mondo Inter si unisce al cordoglio per la scomparsa di Beniamino Di Giacomo e, nel ricordarlo, abbraccia i suoi familiari". Il club ha poi ripercorso la carriera nerazzurra dell'attaccante marchigiano, nato a Porto Recanati il 13 novembre 1935.
La carriera di Di Giacomo all'Inter: dalla prima stagione alla Coppa dei Campioni del 1964
Di Giacomo arrivò all'Inter nel 1962, entrando a far parte di quella che sarebbe diventata la leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera - la squadra che avrebbe dominato il calcio italiano ed europeo per gran parte degli anni Sessanta, scrivendo pagine che ancora oggi vengono raccontate ai tifosi più giovani come un pezzo fondamentale dell'identità del club. Un attaccante generoso, dotato di grande grinta - così lo ha descritto il club nella nota di cordoglio. Nella sua prima stagione in nerazzurro, Di Giacomo si mise subito in mostra con 11 gol nel campionato che l'Inter avrebbe poi vinto, un contributo tutt'altro che marginale in una rosa già ricchissima di campioni affermati.
Il momento più alto della sua carriera nerazzurra arrivò nella stagione 1963/64, quando Di Giacomo fu protagonista della conquista della prima Coppa dei Campioni della storia del club - l'antenata dell'attuale Champions League e uno dei trofei più celebrati nella bacheca nerazzurra.
Scese in campo in tre occasioni durante quel cammino trionfale: due volte contro l'Everton e una volta contro il Monaco, quest'ultima a San Siro. Un pezzo di storia nerazzurra che porta anche la sua firma, seppur con un contributo silenzioso rispetto ai grandi protagonisti di quella squadra irripetibile, da Facchetti a Mazzola, passando per Suarez e Corso.
Complessivamente, nelle sue due stagioni in maglia Inter, Di Giacomo totalizzò 37 presenze e 13 gol, prima di lasciare Milano per trasferirsi al Mantova, dove avrebbe scritto un altro capitolo importante della sua carriera, lontano dai riflettori più intensi ma comunque significativo per il calcio italiano di quegli anni.
Gli anni al Mantova e il gol che negò lo scudetto all'Inter nel 1967
Come sottolinea ilnerazzurro.it, anche il Mantova ha voluto ricordare Di Giacomo con un proprio comunicato: "È scomparso a Civitanova Marche, dove risiedeva, Beniamino Di Giacomo, attaccante del Mantova per 4 anni dal 1964 al 1968". Nella città lombarda l'attaccante marchigiano disputò tre campionati di Serie A e uno di Serie B, collezionando 107 presenze e 22 reti in maglia biancorossa - un bottino che testimonia la sua importanza per la squadra virgiliana in quegli anni, in un periodo in cui il Mantova si affacciava con orgoglio al calcio che conta.
Un episodio in particolare lo ha reso celebre nella memoria collettiva del calcio italiano, sebbene in una veste dolorosa per i tifosi nerazzurri: il gol segnato proprio all'Inter, da ex di turno, nella storica partita del 1° giugno 1967, terminata 1-0 per il Mantova. Quel gol, complice una papera del portiere Giuliano Sarti, di fatto impedì all'Inter di vincere lo scudetto all'ultima giornata di campionato, consegnando il titolo alla Juventus in una delle beffe più dolorose e discusse della storia del club meneghino. Un episodio che, con il passare degli anni, è diventato uno degli aneddoti più curiosi e amari della storia recente nerazzurra - e che lega indissolubilmente il nome di Di Giacomo a una delle pagine più discusse del calcio italiano di quell'epoca, ricordata ancora oggi con un misto di rammarico e curiosità storica dagli appassionati.
Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto nel 1973, Di Giacomo intraprese la carriera di allenatore, proseguendo il proprio legame con il mondo del pallone anche lontano dal campo. Se ne va oggi un pezzo di storia del calcio italiano - un uomo che ha vissuto da protagonista silenzioso una delle stagioni più gloriose dell'Inter, e che con un gol inatteso è rimasto per sempre scolpito nella memoria di un'intera epoca calcistica, a testimonianza di come anche i ruoli apparentemente secondari possano lasciare un segno indelebile nella storia di un club e di uno sport intero.
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