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Attualità | 11 luglio 2026, 08:37

11 luglio, Giornata Mondiale della Popolazione. Ce lo ricorda Donne per la Granda

A partire dall'Africa. la gestione del sovrappopolamento è una sfida che passa dalle donne

11 luglio, Giornata Mondiale della Popolazione. Ce lo ricorda Donne per la Granda

«Ognuno deve avere la possibilità di esprimersi, di creare e diffondere le proprie opere nella lingua di sua scelta e, in particolare, nella lingua madre; ognuno ha diritto a un'educazione e formazione di qualità che rispettino pienamente la sua identità culturale, ognuno deve poter partecipare alla vita culturale di sua scelta, ed esercitarne le forme, nei limiti imposti dal rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali». (Dichiarazione Universale dell'Unesco sulla Diversità Culturale, art. 5).

Si festeggia oggi la Giornata mondiale della popolazione. Era il 1989 quando l'assemblea generale delle Nazioni Unite decideva di dedicare l'11 luglio alla popolazione mondiale: una giornata intera per parlare di temi come sovrappopolamento, ambiente, scarsità di risorse e sviluppo sostenibile, in risposta alla Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale adottata dall'Unesco dopo l'11 settembre 2001.

Basta ragionare su qualche numero per comprenderne la portata: attorno all'anno Mille il mondo era abitato da circa 400 milioni di persone, che hanno raggiunto quota un miliardo circa ottocento anni dopo, per poi toccare i 3 miliardi nel 1960. E nel giro di un quarantennio hanno sfiorato i 6 miliardi.

Cosa questo comporti è presto detto: entro il 2050, secondo le Nazioni Unite, il 70% di noi abiterà nelle città, le risorse continueranno a scarseggiare e il loro sfruttamento, con relativo inquinamento, raggiungerà livelli di allerta. Capofila di questo fenomeno sono l'Africa, che potrebbe vedere raddoppiare la sua popolazione entro il 2050. Lì dove, spiegano le ong, accanto a cibo, acqua e un rifugio, la possibilità di una contraccezione deve essere assicurata come risposta umanitaria minima alle donne. Un'azione da affiancare alla formazione delle giovanissime. Secondo le Nazioni Unite non si può ignorare il fatto che ogni giorno 500 donne muoiono nelle aree teatro di crisi umanitarie per complicazioni legate alla gravidanza e alla nascita. E dato che allo stato attuale circa 32 milioni di donne e ragazze in età riproduttiva hanno bisogno di assistenza umanitaria (quasi la metà della popolazione francese) è facile comprendere perché sia tempo di agire.


 

Silvia Gullino

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