Gli alberi spezzati dal vento sono soltanto la manifestazione più immediata di un cambiamento molto più vasto. Meno visibili, ma destinati a incidere profondamente sul territorio, sono gli effetti che il nuovo clima avrà sul modo di progettare le abitazioni, gestire l’acqua, scegliere le specie vegetali e organizzare le produzioni agricole. È da qui che parte la riflessione dell’assessore all’Ambiente di Alba Roberto Cavallo, ambasciatore del Patto europeo per il clima, che invita a superare la logica dell’emergenza e ad affrontare insieme adattamento e mitigazione.
Nel ragionamento di Cavallo, le costruzioni tradizionali sono il primo esempio di un equilibrio sviluppatosi nei secoli intorno a condizioni climatiche considerate relativamente stabili.
“Le abitazioni sono state progettate in funzione del clima. Nel Nord Europa, per esempio, tetti, grandi vetrate e soluzioni pensate per trattenere il calore avevano una ragione precisa. Oggi, con temperature che possono superare i 30 o 35 gradi anche a quelle latitudini, alcuni di quegli edifici rischiano di trasformarsi in forni. Strutture nate per risolvere un problema possono diventare inadatte quando le condizioni cambiano.”
Lo stesso principio vale per il paesaggio delle Langhe, modellato nel tempo anche dall’orientamento degli edifici.
“La casa di Langa era costruita e orientata in un certo modo per ragioni meteorologiche precise: l’aia verso sud, gli ambienti più freschi e le cantine nelle esposizioni meno calde. Quelle scelte erano il risultato di secoli di osservazione del territorio. Oggi dobbiamo chiederci se le condizioni sulle quali si fondavano siano ancora le stesse.”
Il tema interessa direttamente anche il verde urbano. I recenti cedimenti hanno riportato l’attenzione sulla stabilità degli alberi, ma per Cavallo la prospettiva deve essere più ampia: non basta sostituire le piante danneggiate con esemplari appartenenti alle stesse specie.
“Il verde va ripensato in funzione del clima verso il quale stiamo andando. Alcune specie che un tempo crescevano senza particolari difficoltà oggi sono meno adatte, soffrono la siccità e diventano più vulnerabili. Servirà più verde nelle città, ma dovrà essere un verde diverso, scelto e gestito sulla base delle nuove condizioni.”
La gestione dell’acqua rappresenta uno dei nodi più delicati. Periodi prolungati senza precipitazioni rendono necessario sostenere le piante, mentre la scarsità della risorsa impedisce di continuare con sistemi irrigui poco selettivi.
“Non possiamo rispondere alla siccità limitandoci a irrigare di più. Dobbiamo irrigare meglio, utilizzando microirrigazione, sensori e sistemi capaci di intervenire soltanto quando il terreno ne ha davvero bisogno. In una parte dei giardini di via Roma è già presente un dispositivo che misura l’umidità del suolo e attiva l’impianto solo quando serve: se piove, non bagna. È una soluzione che consente di tutelare il verde riducendo gli sprechi.”
All’interno di questa trasformazione si inseriscono anche i rifugi climatici, spazi pubblici accessibili nei quali trovare sollievo durante le ondate di calore. Per Cavallo sono una risposta necessaria, ma appartengono esclusivamente alla dimensione dell’adattamento.
“Un rifugio climatico serve, per definizione, a proteggerci dagli effetti già presenti. È giusto predisporlo, così come è necessario ripensare l’ombreggiamento, i materiali e gli spazi urbani. Ma non possiamo fermarci lì. Adattarsi non deve significare arrendersi o pensare che basti comprare più condizionatori.”
Il discorso si allarga quindi all’agricoltura piemontese e alla sostenibilità di filiere costruite su disponibilità idriche, temperature e costi energetici differenti da quelli attuali. Cavallo indica il mais come esempio di una riflessione che, a suo giudizio, dovrà essere affrontata senza soluzioni precostituite.
“Credo sia arrivato il momento di interrogarsi seriamente su alcune coltivazioni. Il mais in Piemonte e più in generale nella Pianura Padana richiede molta acqua ed è utilizzato in larga parte per produrre insilati destinati agli allevamenti. Bisogna valutare l’intera catena energetica, dalla coltivazione fino al litro di latte o al chilo di carne, e capire se continui ad avere senso nelle stesse forme.”
Non si tratta, precisa, di indicare una sostituzione automatica, ma di aprire un confronto con le competenze agronomiche presenti sul territorio.
“Abbiamo ottimi agronomi e dobbiamo utilizzare queste conoscenze per capire quali produzioni possano adattarsi meglio. Colture tradizionalmente associate ad altre aree, come alcuni grani duri o grani di forza, potrebbero trovare condizioni nuove anche qui. È un esempio volutamente semplificato, non una ricetta: serve a dire che il sistema va ripensato nel suo insieme.”
Anche le risposte immediate alle crisi idriche devono quindi inserirsi in una strategia più lunga. Portare nuova acqua può essere necessario per sostenere nell’emergenza le aziende, ma non elimina il problema di fondo.
“Non possiamo dire a un agricoltore che oggi non avrà l’acqua necessaria. Nell’immediato bisogna trovare una soluzione. Contemporaneamente, però, occorre mettere sul tavolo il ripensamento delle colture e dei sistemi di irrigazione: da una parte ci si adatta, dall’altra si mitiga consumando meno risorse.”
Per Cavallo, il punto decisivo resta proprio il rapporto tra adattamento e mitigazione. Gli interventi umani hanno modificato rapidamente il clima, mentre il ritorno a un nuovo equilibrio richiede tempi molto più lunghi.
“Riavvolgere il nastro non è immediato. Anche se oggi raggiungessimo emissioni nette pari a zero, oceani e atmosfera impiegherebbero decenni per trovare un nuovo equilibrio. Questo non significa che sia inutile intervenire, ma esattamente il contrario: dobbiamo farlo adesso, sapendo che nel frattempo sarà necessario prepararci agli effetti già in corso.”
La caduta degli alberi diventa così il punto di partenza di una questione che riguarda l’intero modello territoriale. Case, spazi pubblici, verde, acqua e agricoltura sono parti dello stesso sistema e non possono essere affrontati separatamente.
“Davanti a una situazione complessa la risposta più chiara e semplice è spesso quella sbagliata. Servono scelte capaci di tenere insieme le esigenze immediate e una trasformazione di lungo periodo.”














