La campagna di pesche e nettarine sta attraversando una fase di forte difficoltà. Nonostante l'aumento della disponibilità di prodotto le quotazioni continuano a scendere verso il minimo storico, mentre i costi sostenuti dalle imprese continuano a crescere, in particolare per il gasolio, l'irrigazione, l'energia e la manodopera.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte esprime preoccupazione per una situazione che rischia di compromettere la tenuta economica delle imprese frutticole e delle cooperative impegnate nella raccolta, selezione, conservazione e commercializzazione del prodotto.
Le recenti segnalazioni di quotazioni fino a un centesimo al chilogrammo per la frutta destinata all'industria rappresentano solo uno dei sintomi più evidenti della crisi. Il problema principale riguarda oggi il mercato del fresco, dove all'aumento dei quantitativi venduti non corrisponde un'adeguata remunerazione: si vende di più, ma a prezzi sempre più bassi.
Il ridotto potere d'acquisto delle famiglie orienta i consumi verso le offerte promozionali e spinge la grande distribuzione a intervenire sui prezzi. Le promozioni possono contribuire a sostenere i volumi e favorire il consumo di frutta, ma il loro costo non può essere scaricato prevalentemente sui produttori. In un mercato caratterizzato da forti squilibri contrattuali, il contraccolpo ricade infatti sulle imprese agricole e sulle cooperative, chiamate a sostenere costi crescenti con margini sempre più ridotti.
In alcuni casi sono pochi centesimi a separare la possibilità di proseguire l'attività dal rischio di lavorare in perdita. Per questo occorre intervenire sia sul riconoscimento del valore del prodotto sia sul contenimento dei costi di produzione. Misure capaci di ridurre il peso dell'energia, del gasolio e dell'irrigazione rappresenterebbero già un aiuto concreto per le imprese.
Fabrizio Risso, Presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, ha commentato: "Come associazione riteniamo vitale aprire un confronto tra produttori, grande distribuzione, industria e istituzioni. Il mercato assegna inevitabilmente un peso rilevante a chi acquista, ma una filiera non può essere costruita soltanto sulla forza contrattuale del singolo attore. Servono programmazione, trasparenza e una maggiore condivisione delle responsabilità".
In questo scenario, l'aggregazione continua a essere una delle principali chiavi per rafforzare il potere contrattuale dei produttori. Le cooperative consentono di unire l'offerta, programmare meglio i conferimenti, sostenere investimenti comuni e affrontare il mercato con maggiore forza. Non possono eliminare da sole gli squilibri della filiera, ma rappresentano uno strumento fondamentale per impedire che ogni impresa resti isolata davanti alla crisi.
"Il punto non è difendere un margine astratto, ma garantire alle imprese la possibilità di programmare il futuro», dichiara Fabrizio Risso. «Un'impresa agricola richiede anni di investimenti, lavoro e competenze: se ogni campagna diventa una scommessa, si smette di investire e si indebolisce progressivamente tutto il comparto. Anche una promozione che aumenta le vendite non può essere considerata positiva se finisce per erodere la base produttiva. L'obiettivo deve essere una filiera stabile, capace di preservare valore dal campo fino al consumatore".














