Le carceri del Piemonte sono ormai al limite della tenuta e gli ultimi gravissimi eventi critici avvenuti nella Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino rappresentano l'ennesimo segnale di un sistema penitenziario che rischia di implodere. A denunciarlo è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che parla di una situazione ormai fuori controllo e chiede al Governo e al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria interventi immediati e strutturali.
"I numeri del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria certificano il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni per contenere il sovraffollamento", denuncia Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte. "Le misure deflattive introdotte nel 2020 durante l'emergenza Covid hanno ormai esaurito ogni effetto. A fronte di una capienza regolamentare nazionale cresciuta di appena lo 0,83%, passando da 50.754 a 51.180 posti, i detenuti sono aumentati da 53.904 agli attuali 64.773, oltre il 20% in più. È evidente che il sistema non regge più."
Secondo il SAPPE, anche il dato regionale è falsato. Formalmente il Piemonte registra un sovraffollamento del 110%, ma la percentuale reale sale almeno al 117% se si escludono due istituti praticamente inutilizzabili per effetto di interminabili lavori di ristrutturazione: il carcere di Alba, operativo solo al 31% della capienza, e la Casa di Reclusione di San Michele, ferma ad appena il 14%. I numeri degli istituti parlano da soli: Vercelli è al 158%, Biella al 151%, Asti al 136% e Torino al 135%, con 1.511 detenuti presenti a fronte di 1.119 posti regolamentari.
"Ma il problema non è soltanto quantitativo", prosegue Santilli. "È cambiata profondamente la popolazione detenuta. Crescono i soggetti ad alta pericolosità, aumentano i detenuti con gravi disturbi psichiatrici, si moltiplicano gli episodi di violenza e di insubordinazione e cresce il numero dei cittadini stranieri, che in Piemonte rappresentano ormai il 41% della popolazione detenuta, con punte del 60% a Cuneo, del 53% ad Alessandria, del 52% a Biella e del 47% a Torino e Vercelli. Tutto questo rende la gestione quotidiana estremamente complessa e scarica sulle spalle della Polizia Penitenziaria responsabilità che appartengono anche ad altri settori dello Stato."
Il SAPPE evidenzia come il numero delle aggressioni ai Baschi Azzurri, degli atti di autolesionismo, dei tentativi di suicidio, dei danneggiamenti e delle violenze continui a crescere in maniera direttamente proporzionale al sovraffollamento e al progressivo deterioramento delle condizioni detentive.
"Non siamo più davanti a una semplice emergenza: siamo davanti al rischio concreto che lo Stato perda definitivamente il controllo delle carceri", afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE. "Ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria garantisce ordine e sicurezza in condizioni proibitive, sopperendo alle carenze dell'Amministrazione, della sanità penitenziaria e di un sistema che continua a scaricare sulla divisa problemi che non competono alla Polizia Penitenziaria. È inaccettabile."
"Non accetteremo più", incalza Capece, "che si continui a governare il sistema penitenziario inseguendo l'emergenza. Servono decisioni politiche vere. Servono organici adeguati, infrastrutture efficienti, strumenti operativi, mediatori culturali, un rafforzamento della sanità penitenziaria e delle REMS. Non si può pretendere che i nostri agenti facciano contemporaneamente i poliziotti, gli infermieri, gli psichiatri, gli educatori e gli interpreti."
Il SAPPE richiama inoltre l'attenzione sulla recente approvazione della legge che consente la detenzione domiciliare terapeutica ai detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti inseriti in programmi di recupero.
"La norma va nella giusta direzione", osserva Capece, "ma senza risorse per le comunità terapeutiche e senza provvedimenti attuativi immediati rischia di restare l'ennesima riforma annunciata e mai realizzata. Lo stesso vale per il piano di edilizia penitenziaria: il Governo dica quanti nuovi posti sono realmente disponibili e con quali agenti pensa di gestirli. Ogni nuovo padiglione senza personale significa soltanto ampliare il problema."
Per il SAPPE esiste inoltre una priorità assoluta per il Piemonte: restituire rapidamente alla piena operatività il carcere di Alba e la Casa di Reclusione di San Michele.
"Prima di promettere nuove carceri", conclude Capece, "si restituiscano ai cittadini e alla Polizia Penitenziaria centinaia di posti detentivi già esistenti ma inutilizzabili da anni. Nel frattempo, occorre rilanciare concretamente gli accordi internazionali per il trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi d'origine, potenziare le Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale e le REMS, finanziare realmente la detenzione domiciliare terapeutica e avviare un piano straordinario di assunzioni. Il tempo delle conferenze stampa è finito. Chi indossa la gloriosa uniforme del Corpo di Polizia Penitenziaria nelle sezioni detentive pretende risposte, non promesse. Lo Stato dimostri, con i fatti, di voler riprendere il pieno controllo delle proprie carceri."















