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Politica | 14 settembre 2026, 18:20

L'ultimo saluto a Raffaele Costa, esempio di una politica fatta di concretezza e servizio: "Un uomo che ha reso onore alle istituzioni" [FOTO]

Alle esequie tre esponenti del Governo e il ricordo commosso del fratello Antonio, di Luca Robaldo, Alberto Cirio e del ministro Antonio Tajani. "Fui il suo primo assistente parlamentare nel 1976. Fuori dal suo ufficio c'era la fila. Lui riceveva e ascoltava tutti"

L'uscita del feretro dalla cattedrale

L'uscita del feretro dalla cattedrale

Un uomo ma soprattutto un politico di altri tempi. Questo è stato Raffaele Costa, salutato dalla sua città, Mondovì, dalla provincia e dall'intero Stato, rappresentato da tre ministri: il vicepremier Antonio Tajani e i colleghi Gilberto Pichetto Fratin e Orazio Schillaci . Nella cattedrale della città in lutto non mancava davvero nessuno. Tutte le istituzioni hanno reso omaggio al rappresentante di una politica fatta di opere, risposte concrete e presenza sul territorio. Lontana dalla ricerca della visibilità e fondata invece sull'ascolto, sul rapporto diretto con le persone e sulla capacità di affrontare i problemi.

È il tratto comune emerso dalle parole pronunciate durante il funerale di Stato di Raffaele Costa, celebrato a Mondovì nel pomeriggio di oggi, lunedì 14 settembre.

Nell'omelia, il vescovo Egidio Miragoli ha ricordato Costa come "interprete particolare di una stagione politica in cui ci si promuoveva con scelte concrete e opere, non con i social". Una stagione nella quale il rapporto con il territorio era essenziale. Il suo ufficio, ha ricordato il vescovo, era meta di persone provenienti dai paesi, con necessità concrete alle quali Costa cercava di dare risposta con efficienza.

La politica, dunque, come attenzione alle persone e servizio alla collettività. Anche per questo Miragoli ha richiamato una delle grandi battaglie di Costa, quella contro la burocrazia, "uno dei mali del nostro Paese", che spesso può diventare terreno fertile per la corruzione.

Un uomo abituato a misurarsi con la realtà. Da ministro della Sanità, ha ricordato il vescovo, aveva l'abitudine di fare blitz negli ospedali per vedere direttamente come funzionavano le cose, senza fermarsi alle relazioni degli uffici. "Trasformare il mondo per migliorarlo è il modo più alto di fare politica", ha sottolineato Miragoli, leggendo nell'esperienza di Costa una concezione della politica come vocazione e servizio.

Nelle sue parole anche un invito a "riabilitare la politica e farne una delle forme più alte della carità", prendendo come riferimento proprio lo stile del concittadino Costa.

[Antonio Costa]

È stato poi il fratello, Antonio Costa, a ricordare l'uomo oltre il personaggio pubblico. Ha parlato dell'affetto costante verso la famiglia, nonostante "l'enormità delle incombenze", e di un politico "mai fazioso", indicandolo come uno dei migliori uomini politici del Dopoguerra.

[Il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo]

Nel commosso ricordo di Luca Robaldo, sindaco di Mondovì presidente della Provincia di Cuneo, è tornata la concretezza che ha contraddistinto tutta l'esperienza di Costa. Ne ha ricordato due lasciti importantissimi per il territorio, la tangenziale e l'ospedale. Due segni tangibili di un modo di fare politica capace di lasciare segni tangibili.

A nome del Comune di Mondovì e della Provincia ha espresso il cordoglio dell'intero territorio, ringraziandolo "per l'esempio di rettitudine e grande statura morale".

Serietà, dignità, rispetto e dedizione all'impegno, insieme alla fedeltà alla parola data: sono questi, nelle sue parole, alcuni dei valori lasciati in eredità da Costa. A lui in primis, che con Costa ha mosso i primi passi in politica.

[Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio]

Molto sentito anche l'intervento del presidente della Regione Alberto Cirio, che ha parlato del dolore del Piemonte, ma anche dell'orgoglio per "un piemontese illustre a cui tutti dobbiamo molto". Il governatore ha ricordato il suo forte senso delle istituzioni, "orgogliosamente sabaudo", mai disgiunto dal rapporto con la gente.

Le fila di persone che attendevano di parlargli sono diventate il simbolo di quel rapporto diretto: Costa ascoltava tutti. E proprio il rispetto della persona, insieme a quello del denaro pubblico, è stato indicato da Cirio come uno dei cardini della sua cultura liberale.

Il presidente della Regione ha ricordato anche il contributo di Costa alla valorizzazione del Piemonte, sottolineando il ruolo avuto nell'avvio di quel percorso che ha portato il territorio a ottenere importanti riconoscimenti, compreso quello dell'Unesco.

[Il vicepremier Antonio Tajani]

A chiudere gli interventi è stato il ministro Antonio Tajani, che ha portato l'omaggio dello Stato a "un uomo che ha reso onore alle istituzioni" .

Il vicepremier e titolare degli Esteri ha ricordato la visione cristiana e liberale di Costa e un principio che ne riassumeva l'idea della politica: "Prima c'è la persona e lo Stato è al suo servizio". Ha parlato della sua capacità di rappresentare il territorio, della disponibilità ad ascoltare, dell'"efficienza piemontese di cui l'Italia ha bisogno" e della particolare attenzione ai giovani.

E qui c'è il ricordo personale, un salto indietro negli anni. Tajani ha raccontato di essere stato il primo assistente parlamentare di Costa, nel 1976: "Mi hai insegnato a fare politica". E soprattutto a non dimenticare mai il territorio. "Guai se un politico non serve la terra che gli ha affidato il suo consenso", ha detto ricordando uno degli insegnamenti di Costa. Un'eredità che oggi, ha sottolineato, prosegue anche attraverso il figlio Enrico. E rivolgendosi al nipote gli ha detto di essere orgoglioso del nonno e dell'uomo che è stato. "Tuo nonno era una gran brava persona".

Un lungo applauso ha accompagnato l'ultimo saluto e l'uscita del feretro, preceduto dalla corona della Presidenza della Repubblicq, in un clima di commozione.

Una giornata non facile per Mondovì, chiamata a salutare il suo illustrare cittadino con il rigido cerimoniale dei funerali di Stato. Lo ha fatto benissimo, grazie al lavoro di tanti volontari e a un'organizzazione impeccabile, di cui Raffaele Costa sarebbe stato fiero.

Barbara Simonelli

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