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Attualità | 05 ottobre 2026, 12:06

Nuovo polo culturale di Cuneo e parità di genere: "Perché il cognome della signora Vanna Bruno è stato omesso?"

La riflessione di Liliana Meinero inviata alla nostra redazione: un’analisi critica sull'intitolazione della corte della nuova biblioteca tra linguaggio, identità femminile e sfide culturali del presente

Nuovo polo culturale di Cuneo e parità di genere: "Perché il cognome della signora Vanna Bruno è stato omesso?"

La nascita del nuovo polo culturale e della moderna biblioteca di Cuneo rappresenta indubbiamente un traguardo fondamentale per la città: uno spazio ampio, luminoso, ben strutturato e proiettato verso il futuro. Tuttavia, anche nei luoghi simbolo dell'innovazione, dettagli all'apparenza secondari possono sollevare interrogativi di profondo valore civile e culturale.

È quanto sottolinea la nostra lettrice Liliana Meinero, che ha voluto condividere con la redazione di TargatoC,  un’osservazione precisa riguardo all'intitolazione del cortile interno della struttura.

"Appena si entra nel cortile si nota un’elegante targhetta: 'Corte Vanna e Giulio Ferrero'", spiega Liliana Meinero. "Giustamente è stato intitolato uno spazio importante a chi, con grande generosità, ha contribuito in modo sostanzioso alla realizzazione dell’opera attraverso un lascito significativo al Comune. La Signora Vanna — all'anagrafe Vanna Bruno — era la moglie del Signor Giulio: ma perché non riportare anche il suo cognome?".

La riflessione di Meinero affonda le radici nelle consuetudini del passato e nelle trasformazioni culturali oggi irrinunciabili: "È vero che un tempo funzionava così: le donne 'perdevano' il proprio cognome, ossia quello del padre, nel momento in cui avveniva il passaggio di consegna da un uomo all'altro, il marito, che ne diventava il nuovo 'padrone' e le attribuiva il proprio cognome. È probabile che la signora Vanna Bruno si presentasse usando il cognome del marito perché la cultura dell’epoca questo prevedeva. Tuttavia, nel 2026, in una intitolazione congiunta, non indicare il cognome della donna, pur essendo una vecchia consuetudine, non ha alcun senso'.

Secondo la lettrice, la questione non è puramente formale, ma riguarda il rispetto dell'identità personale e il ruolo istituzionale dei luoghi di cultura:

"Oggi, in un luogo pubblico come il nuovo polo culturale — uno spazio che dovrebbe essere pienamente inclusivo e organizzato con tecnologie d’avanguardia adatte alla nuova realtà, compreso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale —, questa intitolazione risulta assolutamente anacronistica, fuori luogo e irrispettosa nei confronti delle donne, che hanno il pieno diritto alla propria identità personale".

In conclusione, Liliana Meinero rivolge un appello alle istituzioni locali responsabili della cultura e delle pari opportunità: "Il passaggio culturale necessario alla realizzazione della vera parità di genere passa anche e soprattutto attraverso il linguaggio. Gli Assessorati e gli addetti alla cultura e alla parità dovrebbero promuovere e agevolare questo processo di crescita civile per tutta la società".

An.Pa.

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