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Attualità | 08 ottobre 2026, 06:15

Il Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero: "La fragilità educativa delle famiglie è molto più forte delle aspettative"

Il presidente Gianfranco Bordone guarda alle sfide emerse in questi mesi: minori, anziani, casa, solitudine e nuovi progetti di vita per le persone con disabilità. Da fine ottobre partirà il confronto con i territori verso un piano strategico per i prossimi dieci anni

Gianfranco Bordone,  presidente del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero

Gianfranco Bordone, presidente del Consorzio Socio Assistenziale Alba Langhe Roero

Ci sono fragilità che erano già facilmente leggibili nei cambiamenti demografici e sociali del territorio, come l'invecchiamento della popolazione. E ce ne sono altre che, viste dall'interno dei servizi, hanno assunto dimensioni meno prevedibili. Per Gianfranco Bordone, presidente del Consorzio Socio Assistenziale Alba-Langhe-Roero, la sorpresa maggiore di questi primi mesi è arrivata dalle difficoltà educative che attraversano le famiglie, dalla prima infanzia fino all'adolescenza.

È uno dei temi destinati a entrare nel percorso che il Consorzio sta preparando con sindaci e amministrazioni. Gli incontri partiranno dall'Alta Langa a fine ottobre e proseguiranno durante l'inverno in Bassa Langa, Roero, Alba e Langa del Moscato, con l'obiettivo di arrivare a marzo a un confronto generale sul piano strategico dei prossimi dieci anni.

Un percorso nel quale entrano questioni diverse ma strettamente intrecciate: minori, anziani, disabilità, casa, genitorialità, inclusione e solitudine. Con Bordone facciamo il punto sulle fragilità che stanno emergendo e sulle risposte che i servizi saranno chiamati a costruire.

Nella sua esperienza alla guida del Consorzio c'è un problema sociale che l'ha colpita più di quanto si aspettasse?

"Sicuramente la fragilità educativa delle famiglie e, più in generale, del contesto sociale. Non mi aspettavo che si manifestasse con questa evidenza fosse così forte. La necessità di sostenere le famiglie sui temi educativi emerge a 360 gradi, dalla prima infanzia fino all'adolescenza. È uno dei fenomeni che in questi mesi mi ha fatto maggiormente riflettere e che dovremo affrontare".

È una fragilità legata soprattutto alle difficoltà economiche?

"È un fenomeno multifattoriale. Certamente una minore disponibilità economica rende più vulnerabili e rappresenta un fattore di rischio importante, ma incontriamo situazioni di forte fragilità anche in famiglie economicamente benestanti. Possono incidere separazioni difficili, solitudine, problemi di salute, trasferimenti per ragioni di lavoro e molti altri elementi. Spesso questi fattori si sommano e a subirne maggiormente le conseguenze sono i minori".

Accanto ai minori rimane il grande tema dell'invecchiamento della popolazione.

"Quello era un fenomeno che mi aspettavo maggiormente: le persone sono sempre più anziane e i giovani diminuiscono. Dobbiamo individuare nuove forme di sostegno che consentano alle persone di rimanere il più possibile nella propria casa, mantenendo un buon livello di autonomia”.

Ci sono già esperienze che vanno in questa direzione?

"Sì. C'è, per esempio, un progetto realizzato con l'ASL che collega alcune persone anziane attraverso dispositivi che non servono soltanto per il supporto, ma diventano anche strumenti di socialità: si organizzano gruppi di lettura del giornale, ci si scambiano ricette. A Cortemilia sono stati inoltre creati spazi per accogliere temporaneamente persone che durante l'inverno rischiano di essere maggiormente isolate".

Un'altra sfida riguarda la nuova normativa sulla disabilità. Che cosa cambierà concretamente?

"È una sfida culturale e organizzativa molto importante. La nuova impostazione mette la persona al centro del proprio progetto di vita e chiede ai servizi di diventare facilitatori di quel progetto. Questo ci impone di modificare profondamente il modo di lavorare: gli interventi dovranno essere più personalizzati, meno standardizzati e capaci anche di individuare soluzioni atipiche".

Questo richiederà anche un rapporto diverso tra sociale e sanità?

"Certamente. Oggi sanità e sociale hanno budget e regole separate. La nuova normativa ci impone di trovare forme di collaborazione più strette anche sotto il profilo economico, costruite attorno ai singoli progetti di vita. Sarà una sfida molto impegnativa, ma anche molto interessante".

In questo quadro si inserisce anche il rinnovato centro Pin Bevione di Borbore di Vezza?

"Sicuramente. Sarà uno spazio molto importante anche per lavorare sui progetti di vita individualizzati. Ma la caratteristica fondamentale del Pin Bevione è che non è un centro diurno chiuso: è un centro servizi aperto al territorio, utilizzato per attività educative, ascolto sociale, disabilità, autismo, inserimenti lavorativi e percorsi di avvicinamento al lavoro".

Nei mesi scorsi aveva annunciato l'intenzione di incontrare sindaci e amministrazioni. A che punto è il percorso?

"Dopo una formazione interna stiamo preparando il calendario. Partiremo a fine ottobre dall'Alta Langa. Seguiranno gli incontri in Bassa Langa, nel Roero, ad Alba e nella Langa del Moscato. Abbiamo preferito distribuire gli appuntamenti durante l'inverno, fino a marzo, per evitare di concentrare tutto in un periodo già molto affollato e consentire una partecipazione adeguata dei sindaci e della popolazione interessata".

L'obiettivo finale quale sarà?

"L'ipotesi è arrivare a marzo a un'assemblea generale di tutti i sindaci per ragionare sul piano strategico del Consorzio per i prossimi dieci anni. I temi sono numerosi: anziani, minori, nuova normativa sulla disabilità, casa, genitorialità, inclusione e solitudine. Ma la questione non sarà soltanto trovare delle soluzioni: dovremo soprattutto capire come lavorare insieme, coinvolgendo amministrazioni, associazioni, enti del Terzo settore, imprese e tutti i soggetti presenti sul territorio".

Ad Alba è molto attuale anche il problema delle persone che vivono in sistemazioni precarie e dello sfruttamento. Quale ruolo può avere il Consorzio?

"Come Consorzio siamo in seconda linea, perché per mandato la nostra attività è rivolta ai residenti. È un problema che riguarda innanzitutto i Comuni e le imprese, anche se naturalmente tutti gli operatori sociali sul territorio sono coinvolti nella ricerca delle soluzioni. È una realtà molto complessa, nella quale possono intrecciarsi sfruttamento, criminalità e malaffare. Serve un'attenzione forte e costante da parte di tutti".

Da dove bisognerebbe partire?

"Dalla collaborazione. Non possono occuparsene soltanto le istituzioni, le forze dell'ordine o la Caritas: devono essere coinvolte anche le imprese e tutti i soggetti direttamente interessati. E non esiste un’unica soluzione per tutto il territorio. Non credo, per esempio, che concentrare persone in un unico stabile sia una soluzione: rischierebbe di creare un ‘ghetto’. Di fronte a un problema di queste dimensioni, o si lavora insieme e in forma diffusa oppure diventa molto difficile arginarlo".

Daniele Vaira

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