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Attualità | sabato 29 dicembre 2012, 09:47

"Non sempre un bugia, ripetuta cento, mille, un milione di volte diventa verità: neppure sui lupi"

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In una lettera al nostro giornale il professor Michele Corti contesta l’affermazione secondo la quale “Sono secoli che in Italia non si registrano attacchi da parte di lupi all'uomo”

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. Lo diceva uno che di propaganda se ne intendeva, tale Joseph Goebbels. La lupologia e la lupofilia nostrane ripetono come un mantra che da secoli non si registrano attacchi di lupi (vedasi l'addetto alla comunicazione del Parco del lupo, alias Alpi Marittime, il signor Nanni Villani).

A volte aggiungono “in Italia”, altre “in Europa”. Se stimano che gli interlocutori abbiano l'anello al naso evitano ogni riferimento geografico e lasciano credere che l'assenza di tale eventualità sia riferita all'intero orbe terraqueo.

Quando i lupologi  sono chiamati a redigere dei rapporti scientifici, però, si guardano bene dal sostenere simili bugie. Prendiamo il rapporto della LCIE (Large Carnivore Initiative Europe), una organizzazione che ha radunato gli esperti europei di grandi carnivori sotto l'egida del WWF. Il rapporto  The fear of wolves. A review of wolf attacks on humans (La paura dei lupi. Una rassegna degli attacchi del lupo agli umani) è molto istruttivo a proposito. Il titolo ("La paura dei lupi") non deve ingannare. Nel rapporto si parla di morti e feriti. Non di "paure irrazionali".

Il report, edito nel 2002 dal Norsk institutt for natuforskning tratta infatti dei tanti casi di umani predati dai lupi. Luigi Boitani, massimo esperto di lupo europeo ne è l'autore insieme a diversi colleghi che si occupano non solo di lupo ma anche di altre specie (orso, lince, sciacallo) ma è chiaro che essendo lui il lupologo più autorevole  il suo contributo è stato determinante.

Chi volesse leggere la pubblicazione può scaricarla integralmente all'indirizzo web (http://www.nina.no/archive/nina/PppBasePdf/oppdragsmelding/731.pdf)

La conclusione del rapporto per quanto riguarda l'Italia è che "non si sono riscontrati casi documentati di attacchi o uccisioni dopo la seconda guerra mondiale" (p 20). Attenzione, si prega di leggere bene: non "da oltre un secolo", ma "da dopo la seconda guerra mondiale". Una prudenza suggerita dalla presenza di informazioni che riguardano casi di attacchi mortali in Italia nella prima metà del XX secolo (sia pure non citati nel report della LCIE). Vediamo degli esempi: Nel periodico Le Vie d'Italia (a. 20, n. 8, agosto 1924) il Dr. Giuseppe Altobello di Campobasso scrive a proposito dell'Abruzzo:

"1° Nel 1914, in una giornata tempestosa invernale, una donna rimase vittima dei lupi in contrada Portelle, all’inizio della Piana di Cinquemiglia presso Roccaraso. 2° In uno degli inverni di guerra, un soldato che ritornava dal fronte in breve licenza, nel percorrere di notte la strada che dalla stazione di Palena va al paese, fu assalito e sbranato dai lupi. 3° L’inverno scorso tre donne che scendevano da Rivisondoli a Canzano furono circondate da un branco di lupi affamati e la più vecchia fu uccisa dai feroci carnivori. 4° Quest’anno, e propriamente nel gennaio, presso Cittaducale un mendicante è stato trovato morto, dilaniato dai lupi".

 Forse la scarsa simpatia per i lupi manifestata dall'autore ha indotto a non prendere in considerazione le sue informazioni come attendibili. Negli stessi anni il Messaggero del Mugello dell'11 marzo 1923 riferisce di un colono ucciso da una lupa che rientrava alla tana depredata dei cuccioli. Assalito alla gola e alla faccia l'uomo fu trasportato all'ospedale di Marradi ma vi morì. Un resoconto circostanziato che pare difficile ritenere frutto di esagerazione o invenzione.

Questo in Italia. Per quanto riguarda altri paesi mediterranei il rapporto della LCIE riporta nel XX secolo 6 attacchi in Francia con 2 morti e due feriti. In Spagna il rapporto riferisce di  una serie di attacchi mortali nella seconda metà del XX secolo. Negli anni '70 del secolo scorso in diversi episodi avvenuti in Galizia si registrano casi di bimbi sottratti agli adulti che li custodivano dai lupi ed uccisi.  Bambini rapiti e uccisi dai lupi meno di 40 anni fa in un paese europeo. Non nelle favole. Le favole, semmai, sono quelle del “lupo inoffensivo”.

A questo punto viene da chiedersi: qual'è l'atteggiamento pericoloso e irresponsabile? Quello di chi denuncia che il lupo si sta espandendo e potrebbe rappresentare un pericolo per la sicurezza di chi vive in montagna o quello di chi preferisce riscrivere le favole espressione di una saggezza popolare sedimentata, di chi insegna ai bimbi che non bisogna avere paura del lupo, di chi nega il potenziale pericolo rappresentato dal lupi anche per l'uomo?

L'aspetto paradossale, si sarebbe tentati di definire comico se la faccenda non fosse più che seria, è che a fare “terrorismo” e “allarmismo” sono gli stessi lupologi che – a scanso di equivoci – temendo che prima o poi accada qualche fattaccio e preferendo mettere le mani avanti, sono i primi a riconoscere che il problema lupo esiste e che se non gestito può comportare dei rischi.

In una recente intervista Luigi Boitani ha dichiarato: “già oggi, anche in Italia, se non ci fosse il bracconaggio, avremmo i lupi dentro casa. È un animale che si moltiplica velocemente e si adatta bene ad ogni ambiente. Purtroppo, in numero eccessivo, i lupi non sono compatibili con la presenza umana: non attaccano noi, ma cervi, caprioli, cinghiali, animali domestici e d'allevamento ” (http://life.wired.it/news/natura/2012/12/11/the-grey-chi-ha-paura-del-lupo-cattivo.html#content).

In questa intervista Boitani sostiene che il bracconaggio è necessario per contenere l'eccessiva proliferazione del lupo, ma esclude un pericolo per l'uomo. Lo studioso, però, solo qualche anno fa – prima che il lupo divenisse materia di aspra polemica – aveva parlato apertamente di un potenziale pericolo anche per l'uomo: "Il lupo è un animale intelligente e culturale. Il suo comportamento non sta solo iscritto nei geni ma la mamma lo insegna ai suoi cuccioli a seconda delle circostanze. Sa che un uomo con una forca è pericoloso e che uno con il fucile lo è ancor di più. In origine il lupo era diverso ed era attivo di giorno, l’attività notturna è un suo adattamento ai pericoli. Se più nessun uomo torcesse un capello ad un lupo, in una sola generazione lupina, cinque anni quindi, il lupo potrebbe nuovamente provare ad attaccare anche le persone, almeno dove se lo può permettere. Abbiamo i primi bagliori in Canada da dove ci vengono segnalati tre casi. Ma in Europa non abbiamo ancora alcun segno di questo tipo, finora".

(http://www.pronatura-ti.ch/Rivista/06_ProNatura/Rivista_6.pdf)

Finora dice Boitani. Io desidero che si rifletta sulle affermazioni del massimo conoscitore del lupo: “ il lupo potrebbe nuovamente provare ad attaccare anche le persone, almeno dove se lo può permettere”. Si tratta di un concetto espresso anche nel rapporto della LCIE già citato dove a pag. 5 si legge testualmente “Quando i lupi perdono la paura dell'uomo, per esempio nelle aree protette, vi è un rischio crescente che si verifichino attacchi all'uomo” .

Oggi in Italia, in Piemonte a Cuneo, bisogna essere chiari su questo punto, il lupo “se lo può permettere”  perché non è lecito strapparli un pelo.

Nonostante che alcuni episodi avvenuti in provincia di Cuneo siano stati accolti con ironia, scetticismo e dileggio dai saccenti lupofili, essi sono inquadrabili come le  manifestazioni di un comportamento che preclude all'aggressività. È ciò che si è verificato nel caso di persone “scortate” da dei lupi lungo i sentieri. Questo comportamento di avvicinamento e di mantenimento di una breve distanza con l'uomo indica che il lupo “sta prendendo le misure”, sta verificando le reazioni dell'uomo. Il gradino successivo, lungo la scala che porta agli attacchi predatori veri e propri, è rappresentato dagli attacchi “di prova” con i quali i lupi saggiano la forza e la capacità di reazione dell'uomo buttandolo a terra e morsicandolo leggermente. Al lupo – oggi che è in forte incremento ed espansione - non ci si può permettere di non sparare. Nel suo interesse.

Ed è meglio farlo nel contesto di un controllo pianificato, secondo modalità che spaventino molto i lupi senza la necessità di ucciderli. Soprattutto non secondo le modalità di quel bracconaggio che Boitani reputa “necessario”, ma che è poco efficace nell' “educare” i lupi a stare lontani dall'uomo e dagli animali domestici, poco selettivo rispetto ai lupi più “spavaldi”, inaccettabile nell'uso di strumenti (lacci, veleno e altro) che provocano atroci sofferenze ad animali che meritano rispetto, che sono essi stesse vittime di un ribaltamento di regole del gioco osservate da millenni senza mettere a rischio la specie.

Preferire il bracconaggio ad un controllo selettivo e mirato da parte della Regione (solo per tenere alta la bandiera ideologica del “lupo protetto senza se e senza ma” (che frutta vantaggi tangibili agli “imprenditori politici” del lupo) è una scelta che fa a pugni con l'etica della gestione faunistica, con l'etica animale tout court. Potessero parlare i lupi direbbero “dagli amici mi salvi Dio...”.

Prof. Michele Corti

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