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Eventi | 06 febbraio 2013, 15:16

I fiori dell'anima, personale dell’artista Maurizio Rinaudo in memoria del figlio Gualtiero ad Alba

La Chiesa di San Giuseppe di Alba il giorno dell'inaugurazione riceverà in donazione dal maestro pinerolese Maurizio Rinaudo tre nuove pale d’altare di tre metri per due

I fiori dell'anima, personale dell’artista Maurizio Rinaudo  in memoria del figlio Gualtiero ad Alba

Il 16 febbraio 2013 sarà una data molto significativa per la Chiesa di San Giuseppe di Alba (Cn) che riceverà in donazione dal maestro pinerolese Maurizio Rinaudo di Osasco (To) tre nuove pale d’altare di tre metri per due, le quali andranno ad aggiungersi alle due già presenti. Con queste gigantesche tele ad olio, ispirate alla vita del santo patrono e della Sacra Famiglia con la Nascita di Gesù, la Fuga in Egitto e San Giuseppe al lavoro, ma anche con l’Assunzione della Madonna e la Deposizione di Cristo, la chiesa diviene una pinacoteca permanente del sacro in cui pregevoli affreschi settecenteschi, un rinomato Crocifisso ligneo coevo, altari e cappelle dove spiccano decorazioni barocche, si troveranno a dialogare con espressività della figurazione contemporanea di un pittore piemontese di acclarata fama nazionale ed internazionale.

L’iniziativa viene promossa dal Centro Culturale San Giuseppe Onlus presieduto da Roberto Cerrato in collaborazione con il critico e curatore d’arte Fabio Carisio, direttore dello spazio espositivo Arte nella Grotta nel percorso archeologico sotterraneo alla chiesa, e con la neonata associazione culturale Art & Wine Club di Barolo (Cn).
In occasione della cerimonia di donazione avverrà anche l’inaugurazione della mostra I fiori dell’anima, una personale dell’artista in memoria del figlio Gualtiero, paracadutista master scomparso tragicamente il 27 luglio scorso a soli 34 anni dopo un’ischemia cerebrale al termine del volo: saranno esposte trenta tele tra cui un paio sempre espressive del fervore cristiano di Rinaudo che nel 2010 realizzò la sua prima pala per il San Giuseppe suscitando da subito l’interesse della critica e dei vertici dell’Accademia di Belle Arti di Cuneo nelle persone del presidente Annamaria Orzi Lucchini e del direttore Giorgio Barberis, di giornali e televisioni.  «Artista dotato di eccellente padronanza del colore e delle sfumature tonali si affida pertanto alla maestria con cui sa creare sulla tela volumi di raffinata intensità cromatica che ne qualificano lo stilema gestuale – spiega il critico Carisio -  In un percorso concettuale di ritorno all’iconografia antica cristiana ha voluto liberare dai connotati umani i protagonisti delle sue liturgie pittoriche per “trasfigurarli” in una rigenerazione immaginifica in cui è la valenza simbolistica della spiritualità divina a permearne l’espressività».

I  Fiori dell’anima è il titolo della mostra antologica con cui Maurizio Rinaudo (dal 16 febbraio al 10 marzo 2013) ma rappresentano anche la manifestazione genuina e spontanea di uno spirito intimista che freme in una versatile attività artistica spaziando dai carboncini agli acquerelli ed alle sculture ma più di tutto si esprime negli oli su tela, di minuscole così come di grandiose dimensioni. Poichè proprio i fiori sono archetipo di quella natura che sospira nel cuore, da lì parte la sua avventura pittorica. Fiori dapprima, piante poi, scolpiti sulla tela con una pennellata marcata, avida di olio e colore, fin dagli anni Settanta capace di sprigionare una traccia semiotica innovativa e robusta, una matericità densa di suggestioni poetiche come ha ben rilevato il critico Giorgio Barberis: «ha dato modo alla sua tavolozza di assecondare sia i propri desideri di evasione in atmosfere soffuse di liricità, sia l’attento studio dei momenti di evoluzione del suo linguaggio».
Capace di sbocciare nei dipinti paesaggistici, soprattutto di Langa, con una predilezione per i caldi contrasti dei colori autunnali che rievocano aure ottocentesche o per le monocromie dei laghi innevati ove tutta la natura si cristallizza in pennellate a guizzi di grande vivacità sentimentale. Ma Rinaudo ha poi sospinto le sue visioni mimetiche oltre i sgargianti colli vitati, le lande innevate, i romantici castelli, approdando alla suggestione delle metropoli urbane, dei grattacieli newyorkesi come delle gondole veneziane o delle cupole di Costantinopoli. E lo ha fatto con una pittura sempre più materica e forte, in cui scova calibrazioni cromatiche avvincenti, tracce che sulla tela si compiono in una stilizzazione unica ed inimitabile. Non è quindi un caso se la sua nuova frontiera artistica giunga fino ad una pittura di matericità scultorea capace di emozionare con il Sole sul campanile di Alba come con astrattistiche vele sul mare.

 

c.s.

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