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| 05 marzo 2013, 10:48

Coltivare orzo e luppolo per produrre la birra oggi si può: lo dimostra l’Azienda Agricola Frè di Carrù

Ne parliamo con Antonello Musso che gestisce questo progetto in azienda

La coltivazione di luppolo dell’Azienda Agricola Frè di Carrù

La coltivazione di luppolo dell’Azienda Agricola Frè di Carrù

Dopo una lunga esperienza in numerosi tipi di coltivazione oggi rappresenta un esempio italiano nella produzione di orzo e luppolo. Stiamo parlando dell’azienda agricola Frè di Carrù che da oltre una generazione coltiva noccioli, fragole, kiwi e si dedica con passione anche all’apicoltura. Nell’ultimo anno ha ampliato le proprie prospettive produttive, orientandosi  su colture decisamente all’avanguardia nello scenario agricolo italiano. Si tratta dell’orzo distico primaverile e del luppolo per produrre la birra.

Obiettivo davvero ambizioso: in Italia, infatti, sono pochissime le aziende che oggi producono birra utilizzando le proprie materie prime.

Obiettivo ambizioso, dicevamo, e anche complesso. In particolare nel caso del luppolo:  “È stato molto difficile identificare quali, fra le tante e diverse varietà al mondo, si adattasse meglio al nostro tipo di terreno - ha spiegato Antonello Musso che in azienda è la persona che si occupa di questo nuovo progetto –. Ci abbiamo messo 5 anni di sperimentazione provando 8 varietà diverse tra luppoli inglesi, tedeschi e americani per selezionarne una, quella che si adatta meglio ai nostri terreni sia per produzione che per qualità del fiore. Queste sperimentazioni, anche se lunghe ed impegnative, ci hanno confermato che ci sono  buone possibilità agronomiche e climatiche per coltivare il luppolo nel nostro Paese. E questa è un’ottima notizia”.

Ma il luppolo cos’è?

Il luppolo è una pianta erbacea perenne e rampicante e quindi per la coltivazione ha bisogno di sistemi particolari di tralicci che arrivino anche a 7 metri di altezza. Il terreno deve essere permeabile e a medio impasto. La pianta di luppolo ha una elevata richiesta idrica durante il periodo estivo e i germogli fin da subito si avvolgono in senso orario sui cavi che li sostengono fino al momento della raccolta. Subito dopo la raccolta il luppolo deve essere essiccato (dall’80 all’8-12 %). Al termine dell’essiccamento il luppolo viene pressato e confezionato sotto vuoto e conservato in cella”.

E invece, parlando di orzo, perché viene utilizzato quello distico?

Diciamo che l’orzo da birra è l’orzo distico, ovvero quello che dà i chicchi più uniformi e grossi e che hanno un andamento molto più regolare in maltazione rispetto agli orzi polistici. Per questo motivo l'orzo distico, che contiene meno proteine, viene utilizzato nelle birre prodotte esclusivamente con orzo, mentre l'orzo a 6 file viene utilizzato nelle birre dove c'è aggiunta di altri cereali, come mais e riso, che non hanno enzimi propri. Dopo la raccolta l’orzo rimane ancora in azienda e dopo circa 2 mesi lo inviamo ad una cooperativa agricola che si occupa della trasformazione dell’orzo in malto”.

Un progetto sicuramente importante e fra i pochi nel suo genere in Italia, che rappresenta sempre più una realtà concreta dell’azienda Fré, e che può vantare la preziosa collaborazione dell’ente tecnico della Coldiretti di Carrù - specialmente Giancarlo Gonella. Il tutto con un’unica parola d’ordine: “Produrre orzo, produrre luppolo, produrre birra!”.

R.T.

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