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Attualità | 04 agosto 2015, 10:17

Volevo vedere l'Africa: anche mio padre, piemontese di Langa, cercava una vita migliore

Ci scrive un lettore di Torino, raccontando la testimonianza di suo padre

Il signor Asola, in una foto scattata tra il '44 e il '45

Il signor Asola, in una foto scattata tra il '44 e il '45

Egregio direttore,

A proposito dell'odissea dei migranti dai deserti africani al mare, agli scogli di Ventimiglia fino ai treni in corsa a Calais, mi fa piacere regalare la testimonianza genuina di mio papà nell'immediato dopoguerra, riportata nel libro "Volevo vedere l'Africa".

Anch'egli, piemontese di Langa, cercava una vita migliore dopo aver combattuto e  sofferto la prigionia. Per farlo, come loro affrontava rischi.
"Provai con successo ogni passaggio, sempre di notte, per sentieri litoranei e di monte, tunnel e passi alpini, fatta eccezione per il Moncenisio: l’unica volta che tentai il passaggio da lì, a Lanslebourg non riuscii ad arrivare per la troppa neve. Riuscii ad arrivare a Monginevro passando a piedi per Claviere, così come più volte raggiunsi Fontane passando per Saint Dalmas de Tende, all’epoca (prima della ridefinizione dei confini) paese ancora italiano. Mi capitò anche, più di una volta, di camminare fino a Modane, impiegando tutta la notte per percorrere a piedi la lunga galleria ferroviaria. Ogni volta che l’attraversavo, me ne stavo costantemente all’erta, le pupille dilatatate nel buio, le orecchie dritte come quelle di un segugio; le sentivo animalescamente rizzarsi a ogni fruscio. Concentrato, cercavo di fare meno rumore possibile. Sempre pronto a correre verso le nicchie e i piccoli slarghi della galleria, appena un fremito diventava rombo e poi strepito metallico, per evitare il risucchio sotto le ruote d’acciaio dei treni in corsa. Così avevo imparato proprio lavorando per la ferrovia francese. Una volta non ce la feci a raggiungere in tempo uno di quei neri spiragli, e all’ultimo dovetti appiattirmi a terra per offrire minore superficie allo schiaffo del vento, mento a terra, le ruote a due metri dalla testa che mordevano i binari sputando vapore biancastro e fumi neri di carbone incenerito. Ormai ero diventato esperto in materia. E poi, passare di notte offriva il vantaggio che di treni ne transitavano pochi, riducendo il rischio di essere affettato."
Ma a Calais, oggi, tanti non ce l'hanno fatta.
Teresio Asola (Torino)

 

La foto è stata scattata fra il '44 e il '45 a Marsiglia dove, dopo aver combattuto in Africa, sofferto la prigionia e sceso in Normandia con gli Alleati, mio padre era Italian Cooperator in divisa americana. Tornato ad Alba nell'autunno '45, dovette migrare qualche anno in Francia per trovare una strada.

rg

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