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Cronaca | 08 febbraio 2019, 13:10

Anna Piccato uccisa con una “grossa chiave inglese”, ma sul movente le indagini “non sono ancora concluse” (FOTO)

Tutti i dettagli resi noti dai Carabinieri e dalla Procura. 180 persone sentite dagli inquirenti. Acquisiti i filmati di 15 telecamere di videosorveglianza (anche private). Dopo l’omicidio, Bianco ha consumato una birra ad un chiosco, poco distante da via Giolitti. La difesa. “È stata un’azione che sfugge ad ogni umana comprensione”

Anna Piccato uccisa con una “grossa chiave inglese”, ma sul movente le indagini “non sono ancora concluse” (FOTO)

Micro tracce di sangue”.

È questo l’elemento “chiave” nell’indagine per l’omicidio di Barge del 23 gennaio scorso, dove la pensionata 70enne Anna Piccato ha perso la vita, colpita ripetutamente – e con efferatezza – alla testa, nei “Giardini d’Annonay”, a pochi passi dalla sua abitazione di via Giolitti 11.

I magistrati, una volta acquisiti i risultati delle analisi del laboratorio regionale antidoping di Orbassano, hanno nuovamente interrogato Daniele Ermanno Bianco, il 40enne in carcere da giorni (dal 24 gennaio), fermato a 15 ore di distanza dal rinvenimento del cadavere.

Il Dna delle tracce ematiche rivenute sugli effetti personali del 40enne è compatibile con quello della vittima.

Lo hanno messo con le spalle al muro, ottenendo una “confessione necessitata” dalle circostanze, come ha rimarcato durante la conferenza stampa di stamane Onelio Dodero, procuratore capo di Cuneo.

Un risultato importantissimo. – ha ancora detto Dodero - A nome della Procura voglio ringraziare i Carabinieri di Cuneo, Saluzzo e Barge: hanno lavorato senza sosta né respiro. Bisogna dar loro atto di aver contribuito in modo fondamentale alla risoluzione, in circa 15 ore, di un caso che si mostrava sin da subito difficile e complicato”.

IL DNA DELLA DONNA ADDOSSO A BIANCO

Le analisi sono state portate avanti dal dottor Paolo Garofano, responsabile dell’area biologica e della genetica forense del Centro regionale antidoping di Orbassano. Nel giro di poche ore ha “estratto il Dna dalle tracce ritrovate sulle scarpe e all’interno dello zainetto che Bianco ha utilizzato durante l’omicidio” ha precisato Dodero.

È come se avesse lasciato le sue impronte - aggiunge il procuratore – e dobbiamo ringraziare il dottor Roberto Testi (medico legale che ha eseguito l’autopsia: ndr), insieme al dottor Garofano per la grande professionalità”.

“LA COMUNITA’ DI BARGE, SEPPUR SCONVOLTA, CI HA FORNITO GRANDE AIUTO”

La popolazione del paese, “seppur sconvolta” ha dimostrato, “di fronte a un crimine di questo tipo, ampia e assoluta disponibilità alle esigenze delle Forze dell’Ordine” dirà ancora Dodero.

Gli inquirenti hanno setacciato tutto il paese, casa per casa, alla ricerca di ogni elemento utile: “Abbiamo contattato tutti i proprietari dei cellulari che risultavano accesi al momento del delitto e nella zona di via Giolitti” ha detto il capitano Giampaolo Canu, comandante del nucleo investigativo dell’Arma provinciale.

Nessuno si è tirato indietro – gli ha fatto eco il capitano Giuseppe Beltempo, comandante della compagnia dei Carabinieri di Saluzzo - e ogni cittadino ha fornito elementi oggettivi, tutti molto importanti, che hanno permesso di ricostruire i movimenti di un’intera comunità”.

180 PERSONE ASCOLTATE

La Procura ha voluto anche mettere in luce la grande attività investigativa portata avanti dai Carabinieri. 180 le persone ascoltate nel giro di pochi giorni che, insieme ai filmati di 15 telecamere di videosorveglianza (private) hanno permesso agli inquirenti di “ricostruire al minuto gli ultimi movimenti di vittima e sospettato, e quindi di smontare, momento per momento, le contraddizioni di Bianco” ha aggiunto Canu.

Gli inquirenti non hanno dubbi: “Dai filmati delle telecamere è ipotizzabile che i due si siano incrociati la mattina del delitto”. Bianco e la Piccato si “conoscevano di vista, ma in modo superficiale”.

GLI ABITI DELL’OMICIDA

Proprio le telecamere di videosorveglianza hanno inquadrato, in più punti, il passaggio di Daniele Ermanno Bianco. Prima dell’omicidio l’uomo indossava una giacca arancione e nera con, in spalla, uno zainetto della “Ginnastica artistica team”, bianco e rosso.

Mentre lo zaino è stato sequestrato dai Carabinieri, nessuno ha rinvenuto il giaccone: Bianco, dopo l’omicidio, è stato ripreso – nel giro di pochi minuti - con indosso un altro giubbino, smanicato, mentre al momento del fermo indossava degli abiti ancora diversi.

L’ARMA DEL DELITTO

Così come il giaccone arancio e nero, anche l’arma del delitto non è stata ancora rinvenuta.

Bianco, ai magistrati, ha confessato di aver commesso il delitto con “una grossa chiave inglese” e non con un martello. I due oggetti sarebbero stati abbandonati in cassonetto della raccolta rifiuti, “svuotato prima che potessimo recuperarli”, come spiegato da comandante provinciale Italiano.

IL MOVENTE

Le indagini su questo aspetto sono ancora aperte. I Carabinieri continuano ad indagare sul “perché” di un crimine così efferato.

Il capitano Canu ha parlato di “una somma di 3 euro e 20 centesimi, il resto della colazione consumata poco prima dell’omicidio, non ritrovata addosso alla vittima”.

Bianco, dal carcere ha parlato di una rapina. Ma, al momento ci sono alcuni aspetti “che devono ancora essere chiariti”. Non si spiega, al momento, l’efferatezza del crimine, che poco ha a che fare con una rapina finita male.

“UN LAVORO DI SQUADRA”

Le indagini si sono rivelate “un lavoro di squadra che a Cuneo funziona. – le parole del comandante Italiano – Non è mai venuto meno l’appoggio della Procura: sin dall’inizio abbiamo concordato le ipotesi e le tesi investigative, sottoposte man mano, a partire dal ritrovamento del cadavere sino al fermo”.

LA CONFESSIONE

Bianco, al momento della confessione, inchiodato dagli elementi biologici, si è dimostrato “normale, se una normalità in questi casi esiste. – ha detto Dodero - Quando commetti questi gravi crimini tendi a rimuoverli, un allontanamento dal fatto e un rientro in una condizione di apparente normalità”.

La sua ammissione si è posta “a corollario del quadro indiziario, monolitico sin dai primi momenti delle indagini. Un quadro formato da una serie di incongruenze riferite: la confessione ha fornito il riscontro a quanto avevamo precedentemente accertato”.

BIANCO HA AGITO DA SOLO?

L’uomo sostiene di aver agito da solo. “Ma stiamo verificando – hanno spiegato Procura e Carabinieri – diversi altri elementi. Per ora non vi sono elementi di natura opposta, ma compiremo ulteriori valutazioni. Che l’omicida sia lui, comunque, non vi sono dubbi”.

LA BIRRA DOPO L’OMICIDIO

Dopo aver brutalmente ucciso Anna Piccato, Bianco si è recato ad un chiosco del paese, poco distante dal luogo del delitto e nei pressi dei cassonetti dove l’uomo si sarebbe disfatto dell’arma del delitto e della giacca, presumibilmente sporca di sangue.

Qui ha ordinato una birra: “un gesto che non ci risulta rientrare nelle abitudini del 40enne” hanno sottolineato i Carabinieri.

“UN CASO CHE SUBITO SEMBRAVA ESSERE MOLTO COMPLICATO DA RICOSTRUIRE”

La soddisfazione per il risultato investigativo deriva anche dal fatto, come ha spiegato lo stesso procuratore capo Dodero, che “in un primo momento il caso sembrava molto complicato da ricostruire. Siamo giunti ad una svolta perché non abbiamo mai smesso di indagare, e perché siamo riusciti ad ottenere delle prove schiaccianti.

La confessione ci permette di ridare serenità alla comunità di Barge”.

LA DIFESA

Davide Ambrassa, avvocato di Bianco, stamane in tribunale per un processo per furto in abitazione, a Barge, proprio a carico del 40enne reo confesso, ha dichiarato: “Il mio cliente voleva rapinare la Piccato, ma il tutto è degenerato. Non si ricorda nemmeno lui cosa possa essere successo. Ciò che posso dire è che è stata un’azione che sfugge ad ogni umana comprensione”.

 

Nicolò Bertola - Barbara Simonelli

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