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Cronaca | 09 febbraio 2019, 07:45

Omicidio di Barge: davvero Anna Piccato può esser stata uccisa per una rapina “finita male”? (FOTO)

Così riferisce, nella sua confessione, il 40enne Daniele Ermanno Bianco, che dopo un primo momento di “vuoto” ha specificato anche l’arma del delitto, una chiave inglese. Ma l’efferatezza del crimine fa pensare ad altro. Le indagini continuano: Bianco potrebbe dunque essere soltanto “l’esecutore materiale” del delitto

In alto Bianco ripreso in alcuni punti del paese. In basso i rilievi dei Carabinieri e la foto segnaletica dell'omicida

In alto Bianco ripreso in alcuni punti del paese. In basso i rilievi dei Carabinieri e la foto segnaletica dell'omicida

Con la confessione di Daniele Ermanno Bianco il delitto di Barge, dove ha perso la vita la pensionata 70enne Anna Piccato, ha un autore.

Che sia stato Bianco, la mattina del 23 gennaio, a colpire la Piccato al cranio, in prossimità dell’ingresso dei “Giardini d’Annonay”, in via Giolitti, non sembrano esservi più dubbi.

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Le – seppur piccolissime – tracce di sangue sulle scarpe e nello zaino del 40enne lo inchiodano: il dottor Paolo Garofano, responsabile dell’area biologica e della genetica forense del Centro regionale antidoping di Orbassano, ha estratto dal materiale ematico il Dna, compatibile con quello della vittima.

Con elementi del genere – le parole del procuratore capo di Cuneo Onelio Doderonon puoi che prenderne atto: non hai più vie di fuga”.

Bianco è stato inquadrato a più riprese da sistemi di videosorveglianza privati: i Carabinieri hanno acquisito le immagini di 15 telecamere, che hanno permesso la ricostruzione dei suoi spostamenti in paese la mattina dell’omicidio.

Alle 6.12 l’uomo “transita”, a piedi, su Viale Mazzini, giacca arancio indosso e cappuccio in testa, come compare nelle telecamere all’angolo con via Beneficio. Bianco prenderà poi proprio via Beneficio, una strada secondaria che, però, conduce allo stesso modo a via Giolitti.

28 minuti più tardi, alle ore 6.50, viene ripreso (sempre col il giubbotto arancione) da alcune telecamere di via Carle Costanzo, strada che si interseca con via Beneficio. Sotto la stessa telecamera il 40enne passerà 20 minuti dopo, alle 7.10, senza più indossare, però, il giubbotto arancio.

Così come alle ore 9, quando Bianco viene ripreso in via Gabiola, spingendo a piedi la sua bicicletta, probabilemte in direzione della sua abitazione di via Pian Lisard. Anche in questo caso non c’è traccia della giacca arancio: l’uomo indossa un giubbino smanicato chiaro.

L’unico elemento ricorrente in tutte le immagini dei circuiti di videosorveglianza è lo zainetto, bianco e rosso, con la dicitura “Ginnastica artistica team”, che Bianco ha sempre avuto a spalle, e all’interno del quale verrà riposta l’arma del delitto.

La stessa arma che non verrà mai ritrovata, dal momento che presumibilmente è stata gettata in un cassonetto dell’immondizia, insieme al giubbotto arancione usato per compiere l’omicidio: “Bianco – ha spiegato il capitano dei Carabinieri Giampaolo Canusi dev’essere accorto di avere delle macchie di sangue sulle braccia e si è disfatto del giubbotto proprio in ragione di queste tracce più evidenti”.

Il cassonetto dove l’uomo deve aver gettato giacca e arma del delitto, una “grossa chiave inglese” stando a quanto ha riportato ai magistrati, è stato a sua volta svuotato poco dopo dagli addetti della nettezza urbana.

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È  possibile ipotizzare che Bianco abbia gettato gli oggetti, proprio dopo aver visto che era in corso la raccolta dei rifiuti in paese, in alcuni “bidoni” poco distanti dal chiosco in cui ha consumato la birra, alcuni minuti dopo aver assassinato brutalmente la donna, prima di tornare a casa, per cambiarsi i vestiti, e partire alla volta di Pinerolo, dove poi è stato rintracciato dai militari.

L’arma del delitto, dunque, sarà impossibile da recuperare.

Carabinieri e Procura, al momento, si basano sulle parole del reo confesso. Bianco, che in un primo momento sembrava aver rimosso totalmente gli istanti dell’omicidio, ha poi saputo dire ai magistrati, con precisione, di aver utilizzato una chiave inglese.

La Procura, nei giorni immediatamente successivi al delitto, aveva parlato di un oggetto “acuminato”.

Le indagini, però, continuano.

Non tanto sul fronte dell’arma del delitto, bensì per far luce sul movente alla base del crimine.

Gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Al momento l’unico dato reso noto è quello riportato da Bianco, che ha dichiarato di aver ucciso Anna Piccato per rapinarla. I Carabinieri hanno aggiunto che “addosso” alla donna non sono stati rinvenuti i 3 euro e 20 centesimi, il resto della colazione consumata al “Caffè del Borgo” pochi minuti prima di essere uccisa. Il cappotto scuro della Piccato, però, non sembra esserle stato sfilato di dosso.

Ma restano ancora da chiarire alcuni aspetti.

La ricostruzione dell’Arma: “Nella mattinata del 23 gennaio Bianco ha atteso la donna dopo che quest’ultima aveva finito di consumare il caffè in un bar del paese. Dopo averla seguita, l’ha fermata in via Giolitti colpendola una prima volta con una chiave inglese, stordendola.

Approfittando dello stato di impotenza della Piccato, l’ha trascinata lungo il giardino, finendola con altri colpi alla nuca: il medico legale, durante l’autopsia, ne ha contati dieci”.

La vittima ed il suo assassino si sono incontrati in centro paese, lungo viale Mazzini. Ma l’uomo non avrebbe rapinato Anna all’esterno del “Caffè del Borgo”.

I due potrebbero essersi parlati? Si sa che la donna, dopo esser uscita dal bar, ha fatto subito rientro a casa, senza passare in tabaccheria per acquistare il giornale, abitudine che aveva tutte le mattine, da anni, sempre alla stessa ora, intorno alle 6.55, 7.

Tranne quel 23 gennaio. Anna, dopo la colazione, fa subito rientro a casa. Bianco la segue, fino ad arrivare in un “luogo romito” (i Giardini d'Annonay), come l’ha definito il capitano Giuseppe Beltempo, comandante della compagnia Carabinieri di Saluzzo.  

Qui l’ha colpita una prima volta, probabilmente alle spalle. Poi, come confermato dall’Arma, l’ha trascinata per una quindicina di metri, sino ai piedi del muro perimetrale della chiesa di San Rocco. Qui le ha sferrato gli altri nove colpi, tutti sempre rivolti al capo.

Sul corpo della donna, infatti, non sembrano esser stati rinvenuti segni compatibili con dei traumi da difesa.

La dinamica, dunque, può far pensare ad una rapina “finita male”, come asserito in carcere da Bianco?

Se lo chiedono in tanti, specialmente alla luce dell’efferatezza del delitto. Bianco ha agito per uccidere, volendosi assicurare di lasciare riverso a terra il corpo senza vita della donna.

Senza contare che la donna aveva borsa e portafoglio a casa e che tutti, in paese, conoscevano la grande abitudinarietà della vittima, che ogni mattina, intorno alle 6.30, usciva di casa con i soliti 5 euro in tasca per la colazione e per il quotidiano.

Sul movente, quindi, continua l’attività investigativa.

L’uomo sembra aver agito da solo ma, allo stesso tempo, potrebbe essere “soltanto” “l’esecutore materiale” dell’omicidio.

Nicolò Bertola

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