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Cronaca | 23 luglio 2019, 19:03

Cuneo, processo per truffa ai danni del Comune nei lavori di difesa spondale ai Ronchi: il pm chiede la condanna del direttore dei lavori e dei titolari della ditta appaltatrice

Nel 2014 i sopralluoghi della Guardia di Finanza avevano fatto emergere difformità rispetto al progetto esecutivo

Il comune di Cuneo - foto generica

Il comune di Cuneo - foto generica

L’appalto del valore di 420 mila euro per l’esecuzione di lavori di difesa spondale realizzati nell’alveo del fiume Stura in frazione Ronchi era stato aggiudicato dal Comune di Cuneo ad un raggruppamento temporaneo di imprese (Ati) con sede in provincia di Salerno nell’agosto 2012, al termine di una procedura alla quale avevano partecipato 200 imprese.

L’Ente aveva affidato la direzione dei lavori ad uno studio di ingegneria torinese, che aveva già elaborato il progetto, e deciso che i pagamenti sarebbero avvenuti in corso avanzamento d’opera. Il direttore dei lavori aveva certificato la conformità dei lavori.

Nel giugno 2014, quando il Comune doveva pagare l’ultima fattura a saldo, la Guardia di Finanza effettuò alcuni sopralluoghi che evidenziarono già un parziale collasso della sponda nel primo tratto della sponda.

La Procura delegò ulteriori analisi sulla documentazione contabile e amministrativa e affidò ad un ingegnere membro dell’A.I.P.O. (Agenzia Interregionale per il fiume Po) specifici accertamenti peritali che rivelarono carenze strutturali.

Oggi in tribunale il pm Giulia Colangeli ha chiesto la condanna per i quattro imputati a processo: in capo all’ingegnere A.D., direttore dei lavori, e D.Re. 1 anno di reclusione e 1.200 euro di multa per le accuse di falso ideologico e frode in pubbliche forniture “per aver falsamente attestato l’avanzamento dei lavori e per la mancata verifica dei materiali forniti e presenti nel cantiere”, 10 mesi e 1.200 euro di multa per frode in pubbliche forniture a G. e A. D’U., titolari della M.C. srl di Salerno, capogruppo dell’Ati e a D.Ru., amministratore della I. srl, una ditta di costruzioni calabrese alla quale la M.C. srl aveva subappaltato i lavori.

Se non fossero intervenute le indagini avremmo avuto un’opera – poi demolita e riedificata - che non sarebbe servita a nulla o, in caso di piena, avrebbe potuto comportare conseguenze spiacevoli”, ha commentato il pm.

Dalle indagini era emerso che furono utilizzati il 47 per cento in meno dei “massi ciclopici”, parte dei quali in materiale scadente, rispetto al quantitativo previsto dall’appalto, con un risparmio per gli esecutori dei lavori di circa 100 mila euro, cifra corrispondente al corrispettivo pattuito fra la M.C.srl e la subappaltatrice I.srl.

L’avvocato Paolo Dotta per il Comune di Cuneo, costituito parte civile nel processo, ha chiesto risarcimenti per danni patrimoniali – in parte risarciti da alcuni imputati – derivanti dalla spesa per i lavori di ripristino, e soprattutto d’immagine. La vicenda aveva avuto strascichi polemici anche all’interno dell’Amministrazione cuneese.

L’udienza è stata rinviata al 25 ottobre per le arringhe difensive.



Monica Bruna

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