Ora lo scompenso cardiaco grave, resistente alla terapia farmacologia, può essere trattato presso la struttura di Cardiologia dell’ospedale di Savigliano dove è stato costituito un gruppo di lavoro di cui fanno parte, oltre la Cardiologia stessa, la Riabilitazione Cardiologica e Unità Scompenso di Fossano e la Nefrologia – Emodialisi dell’Asl CN1. La metodica applicata si chiama “ultrafiltrazione veno-venosa continua”, è stata praticata per la prima volta venerdi 29 ottobre su di un paziente anziano residente nel cuneese, e permette, attraverso un circuito extracorporeo, la rimozione controllata e continua dei liquidi in eccesso che sostengono il sovraccarico idrico.
Circa il 30% dei pazienti con scompenso cardiaco cronico diventa progressivamente resistente alla terapia diuretica, sviluppando un quadro di sovraccarico idrico generalizzato, con grave limitazione funzionale, dispnea a riposo o per sforzi lievi e conseguenti frequenti o ripetute ospedalizzazioni. Oltre che per l’elevata mortalità ad un anno e per la scarsa prognosi, questi pazienti presentano una scarsissima qualità di vita e costituiscono un enorme costo sociale.
“Nell’arco di 12-24 ore dopo questo tipo di intervento - spiega il direttore della Cardiologia Baldassarre Doronzo - si assiste ad un ingente e progressivo riassorbimento degli edemi dalla periferia e dal polmone, riduzione della dispnea già dopo un’ora, riduzione netta delle dimensioni del cuore e del peso corporeo, ripristino della sensibilità ai diuretici e della diuresi spontanea, miglioramento prognostico, riduzione delle recidive di scompenso e del numero di re-ospedalizzazioni e della loro durata, miglioramento della qualità di vita in termini funzionali.”
Venerdi scorso in sala sono intervenuti, oltre al dottor Doronzo, i cardiologi Devalle, Tedeschi e Feola, i nefrologi Marazzi, Marengo e Formica, primario della struttura di Nefrologia e Dialisi. La prevalenza dello scompenso cardiaco nella popolazione generale è stimata tra lo 0,4 ed il 2%; essa tende ad aumentare con l’età e l’incremento della proporzione di soggetti anziani nella popolazione rende ragione della frequenza crescente di scompenso cardiaco.
A differenza di altre cardiopatie, la mortalità per scompenso cardiaco, normalizzata secondo l’età, appare in aumento, e in circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco, l’exitus si verifica entro quattro anni, mentre in metà di quelli affetti da grave scompenso, il decesso avviene entro un anno.
Il tasso di mortalità nella popolazione italiana (dati ISTAT, semestre Gennaio-Giugno 1994) è risultato essere del 6,7% (6,8% l’Infarto del Miocardio).
L’applicazione della nuova metodica permetterà di perseguire la riduzione del numero di giorni di ricovero medio per i pazienti ammessi e il numero di re-ospedalizzazioni dei pazienti seguiti ambulatorialmente per scompenso cardiaco. (c.s.)











