Egregio Direttore,
se me lo consente, desidero rispondere di cuore all'articolo di Mario Borgna che esprime accuse alla Presidente Gancia. Le mie sono quindi opinioni personali, che esprimo da lettrice; chiedo scusa se per brevità devo limitare il mio contributo all'essenziale.
Vorrei ricordare a Mario Borgna che l’attività di un opinionista non è l’attacco alla parte politica avversa. Per fare questo basta fare il politico (ma occorre farsi votare). Mi dicono che la Sig.ra Gancia sia una persona di grande cultura, che abbia letto molto, che disponga di una biblioteca molto fornita e soprattutto, e questo lo so per certo, la Sig.ra Gancia è una persona che parla ancora con la gente, con i nostri vecchi. I “partigian da boucin”, partigiani da vacche, i miei nonni li hanno conosciuti.
A mio nonno, in guerra, ammazzarono, fucile puntato alla testa, ben 3 vacche e rubarono il cavallo. Le 3 vacche furono ammazzate “per mangiare”, in 3 comodi blitz a fucile spianato, la sera in dieci o dodici, mio nonno me lo raccontava con l’odio negli occhi. Chiunque sa che non si ammazza una vacca per mangiare una cena. Mio nonno aveva solo 3 vacche e un cavallo, 4 figli da mantenere con il latte di quelle bestie, campi da arare per cui serviva quel cavallo. Oltre al grandissimo danno la beffa, la paura di passare per un sostenitore dei partigiani, di trovarsi anche la cascina bruciata dai tedeschi, lui che aveva già combattuto la prima guerra mondiale e che non era certo un vigliacco.
Questa vergogna, però, nessuno la racconta sui libri; è una delle tante dei racconti che stanno morendo insieme alla memoria dei nostri vecchi. Che poi la guerra l’abbiano vinta gli americani, caro Borgna, è un fatto. Possiamo dare tutta l’importanza che vogliamo alle battaglie dei nostri partigiani, sono state un momento storico importante, una presa di coscienza grande, ma dal punto di vista bellico, hanno avuto poco valore. Poco valore, lo scrivo con i brividi, non significa che le vite di chi ha combattuto ed è anche morto non valgano nulla. Ma non significa nemmeno che la Resistenza sia stata tutta oro, che i "fascisti" (quanti italiani avevano la tessera?) fossero criminali e i comunisti dei santi, né che Resistenza e comunismo fossero la stessa cosa. Le schioppettate sparate a tradimento mentre i tedeschi si ritiravano sono state atti di eroismo? E le donne stuprate? Le vendette compiute a guerra finita? Fu anche guerra civile.
E, da bravo comunista, provi a spiegarci, caro Borgna, che fine hanno fatto le pur nobili istanze della Resistenza nell’Italia del dopoguerra. La verità, caro Borgna, è che la Resistenza, come noto, non ha trovato una rappresentazione politica unitaria che potesse portare avanti i molteplici valori che rappresentava. C’era un’Italia da ricostruire, un’Italia liberata dagli americani, un’Italia che NON doveva diventare comunista. E che non diventerà comunista, nonostante la vostra propaganda. Vada anche a vedere i campi di concentramento del suo eroe Stalin, così saprà contro chi combattevano gli italiani prima dell’armistizio.
Caro Borgna, ci faccia una cortesia: da sindacalista, lavori per fare meglio il suo mestiere. Non si permetta di spiegare alla Presidente della Provincia come deve comportarsi, dove deve andare. Eviterà di farci diventare anti-Resistenza, perché non siamo contro la Resistenza, ma abbiamo vissuto e studiato abbastanza per riuscire ad avvertire il gusto strano della minestra che ci propinate.
Cordialmente, Laura Mansovino













