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Al Direttore | 10 maggio 2011, 17:14

Durante la Guerra ci fu chi se la cavò molto peggio del furto di tre vacche e un cavallo

Un nostro lettore riporta ancora l'attenzione sul tema della Resistenza

Durante la Guerra ci fu chi se la cavò molto peggio del furto di tre vacche e un cavallo

Egregio Direttore,

da un po' di tempo leggo sul vostro sito una serie di interventi che trattano argomenti ed opinioni specifici sull'argomento Resistenza e piu`in generale sulla (molto presunta) Cultura Storica. Prima l'assessore Mantini, poi la Presidente Gancia con commenti vari da parte di vostri editorialisti (Borgna) e lettori (Mansovino). So anche bene che negli ultimi anni abbia ripreso vita un forte movimento revisionista sui fatti dal 1943 al 1945, movimento in realta`gia`molto vivo subito pochi anni dopo la fine della guerra. Leggere certe cose e`veramente un insulto a chi quella quella guerra non voluta, l'ha vissuta direttamente e pagata sulla propria pelle.

Non parlo del sottoscritto che ha 40 anni e gode della fortuna, forse mai in maniera abbastanza consapevole, di esprimere opinioni senza rischiare le botte, il confino o la vita. Ma posso parlare a nome di mio nonno materno e di un pro-zio che partiti nel 1935 (erano della classe 1913) sono riusciti miracolosamente a tornare a casa nel '45 dopo guerre su vari fronti e 4 anni di schiavitu`nei lager tedeschi. Parlo inoltre a nome di un altro pro-zio, Sebastiano, che invece dopo le campagne su Fronte Occidentale, Grecia, Albania e` poi morto disperso in Russia il 2 febbraio 1943. Possiamo qua`discutere di tante cose ma una sola cosa e`certa: furono Mussolini e i fascisti a perseguire quella ridicola, tragica via di distruzione del nostro paese e della nosta societa.

Credo che il fenomeno della Resistenza non potesse avere altra scelta: contro cosa e chi si poteva Resistere se non il Fascismo (e i suoi sodali Nazisti invasori)? Possiamo poi essere d'accordo che militarmente la Resitenza non potesse avere grande peso, ma QUELLA scelta di coscienza era fondamentale e inevitabile. Oggi si vuole riscrivere la storia. Ho qualche dubbio in merito, a me personalmente non hanno neanche insegnato quella che la Mantini e Gancia vorrebbero aggiornare. I programmi scolastici non arrivano praticamente mai a quel periodo, si fermano molto prima. Io per provare a capirci qualcosa mi sono dovuto attivare personalmente. Ho letto anch'io, parecchio, come la Gancia...

Penso che i libri migliori che tracciano un quadro ampio dell'intero periodo e delle vicende, anche molto cuneesi, siano quelli di Nuto Revelli. Da fascista convinto a brillante ufficiale degli Alpini (il piu`giovane Maggiore dell'Esercito Italiano a soli 26 anni) diventa capo partigiano antifascista e antinazista fino al midollo. Comandante delle brigate di Giustizia e Liberta', Revelli non fu certamente comunista e seppur di parte come lui sostiene a piu`riprese, ha cercato di dare un quadro esauriente sulle vicende personali che lo videro coinvolto.

E solo oggi che ho scoperto che fu anche comandante della 15a Compagnia Alpini del Borgo San Dalmazzo esattamente dove era inquadrato Sebastiano, uno dei suoi sergenti. La storia del mio pro-zio sarebbe potuta essere analoga a quella di Revelli se non fosse terminata in maniera tragica, ma avesse potuto seguire il suo tenente fino alla fine. Forse i nostri amministratori quali la Gancia e la Mantini che credo, e mi auguro, non abbiano molto tempo da perdere, potrebbero iniziare a riscrivere i libri della loro biblioteca partendo dalla lapide di Calamandrei affissa nel salone di ingresso al comune di Cuneo (http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Calamandrei).

E quel che si dice una sintesi molto ben impostata ed efficace sul fenomeno Resistenza, facile da consultare, eviterebbe loro scomodi viaggi (geografici, di lingua e di coscienza) verso lontane destinazioni come suggerito da Borgna. Oppure se hanno piu` tempo, un accurato studio sull'opera di Nuto Revelli e` certamente una buona via per ri-pensare complessivamente la Guerra e l'intevitabile fenomeno della Resistenza.

E`leggendo Revelli che si scopre come ad esempio i ladri raziatori catturati dai partigiani di Giustizia e Liberta` venissero passati immediatamente per le armi. Fenomeni come quelli citati dalla Mansovino erano comuni, anche la mia famiglia ha subito tentativi in tal senso, anche se in quello specifico caso erano fascisti della Muti (e pensare che un altro pro-zio e` stato per anni il Podesta` fascista del paese... quel che si dice l'ingratitudine). Si consoli la Mansovino, seppur un furto di tre vacche e un cavallo fosse ai tempi una tragedia, c'e`chi se l'e`cavata molto peggio, ad esempio con un morto disperso in Russia e due persone schiave per 10 anni (ciascuna).

Cordialmente

A presto

xfelix

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