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Attualità | 18 gennaio 2012, 09:20

Tanti i paesi della provincia di Cuneo che rischiano di perdere gli uffici del Giudice di Pace

Tra le località interessate anche città di spessore come Bra, Savigliano, Ceva, Fossano e Borgo San Dalmazzo

Tanti i paesi della provincia di Cuneo che rischiano di perdere gli uffici del Giudice di Pace

La  scorsa settimana il governo Monti, con un decreto legislativo, ha delineato il suo primo intervento in materia di riordino degli Uffici Giudiziari. Un atto con il quale viene prospettata la soppressione o l’accorpamento di 674 Uffici dei Giudici di Pace. Una scelta che nella relazione introduttiva al provvedimento si basa sulle ridotte disponibilità di personale nelle sedi in questione e sulla basso rapporto tra  fra magistrati onorari e cause trattate.

Parecchie le sedi interessate in provincia di Cuneo. Infatti a tutte le sedi di tribunale del cuneese vengono accorpati uffici prima disseminati sul territorio. Ecco l’elenco degli uffici soppressi: Bra, Canale e Santo Stefano Belbo saranno accorpate ad Alba; Racconigi, Venasca e Savigliano finiranno a Saluzzo; Carrù, Dogliani e Ceva a Mondovì ed infine Dronero, Borgo San Dalmazzo e Fossano saranno accorpati a Cuneo.

Un elenco dal quale si può vedere come non siano solo piccole sedi ad essere in pericolo ma anche cittadine piuttosto importanti a livello provinciale. Solo per citarne alcune Bra (conta circa 30mila abitanti), Fossano (circa 25mila) e Savigliano più di 21 mila. Una soppressione non ineluttabile visto che lo stesso provvedimento prevede la possibilità che entro sessanta giorni gli enti locali interessati possano richiedere il mantenimento degli Uffici in questione.

Una facoltà che però comporta per chi decidere di avvalersene di farsi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio. Più in dettaglio gli enti locali dovranno provvedere, oltre ai costi di affitto, utenze ed altro, a pagare anche quello del personale amministrativo dell’ufficio. Infatti il decreto prevede che  a carico dell’Amministrazione giudiziaria rimanga soltanto la determinazione dell’organico del personale di magistratura onoraria. Una condizione che stante le non floridissime casse dei comuni rischia di ridurre la libera scelta delle amministrazioni locali ad un fatto poco più che teorico.

Cesare Cavallo

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