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Politica | 11 febbraio 2012, 22:00

La leggenda del Sindaco buono, di Mauro Mantelli, post vicenda Garelli

La leggenda del Sindaco buono, di Mauro Mantelli, post vicenda Garelli

Valmaggia aveva tutti i numeri per passare alla storia della Città, non solo come un buon amministratore, ma come il “ Sindaco buono”, per i tratti miti de suo carattere, per la sua naturale empatia con i cittadini, per quel tratto indecisionista così amato da una città che diffida degli uomini forti.
La decisione di troncare con Garelli, resa pubblica a pochi giorni dalla conclusione dei lavori dei tavoli programmatici della fragilissima alleanza tra il vincitore delle primarie ed il centro-sinistra, appare frutto di una condotta non rispettosa delle regole stabilite prima dello svolgimento delle stesse, regole di cui Valmaggia stesso si era fatto garante.
Insomma il nostro mite Sindaco si è rivelato “il politico che sa decidere nello stato di eccezione”- figura teorizzata dal grande giurista Carl Schmitt - nel momento sbagliato e con modalità decisionali che avremmo tanto desiderato potergli riconoscere in altre occasioni amministrative.
Mancano pochi giorni al completamento del lavoro programmatico che potrebbe confermare la non conciliabilità tra un disegno riformatore - basato sulla continuità, ma non solo su di essa, proposto dal PD e dalle liste civiche - e le utopie vagamente reazionarie di una parte dei sostenitori di Garelli (i quali sono giunti a teorizzare addirittura, una forma di “autarchia verde”, che neanche il più fantasioso Latouche avrebbe mai osato immaginare).
Il rispetto delle regole che ci eravamo dati avrebbe comunque permesso di assumere una decisione trasparente, legata ad una visione di città e non basata sui rapporti tra organigrammi ed ambizioni personali non sempre rispettabili.
Invece colui che si era assunto, volontariamente, la responsabilità di garantire il risultato del percorso e la sua conclusione ha ribaltato il tavolo, senza informare, tra gli altri, il PD e pensando di aggirare la legittima sede di elaborazione politica con una decisione della Giunta in scadenza.
Oggi emergono, puntuali, tutte le gravi sottovalutazioni operate dal circolo cuneese del PD nel pieno della scorsa estate.
Alcuni di noi sollevarono il problema di affrontare con decisione la questione politica conseguente all’autoesclusione di Cuneo Solidale e di chiarire, prima e non dopo l’apertura delle urne del 27.11 u.s., se sussistessero o meno le condizioni per tenere insieme una coalizione come quella proposta agli elettori cuneesi.
Serena De Gier, Ivan Rusignolo, Emanuela Zappia ed il sottoscritto furono incaricati dal Segretario di redigere un documento (che metto a disposizione di chiunque sia interessato) da portare in discussione antecedentemente all’avvio della fase elettorale.
In questo documento, datato 19.07.2011, a pag. 3 si può leggere “per giungere alla consultazione è, però necessario procedere a 3 passaggi:
1- redazione di un progetto sul futuro della città che indichi i valori e gli obiettivi intorno cui convergono le forze che intendono fare parte della coalizione;
2- organizzazione della coalizione stessa e indicazione di regole che garantiscano serietà e coerenza di principi; 
3- raccolta delle candidature e svolgimento delle primarie”.
Anche in questo caso, come sarebbe poi avvenuto per i tavoli, il lavoro impiegato per l’elaborazione politica fu messo da parte; l’allora Segretario Olivero e Valmaggia stesso lo trasformarono in un elenco di punti talmente generici da poter essere sottoscritti praticamente da chiunque.
Al momento dell’accettazione da parte dei candidati, i sostenitori di Garelli produssero un loro programma, di cui non ho mai avuto modo di conoscere i contenuti, in cui pare riprendessero le proprie proposte tanto sul PRG, quanto sulla grande viabilità e sul teleriscaldamento.
Se ci fossimo trovati di fronte a persone serie, questo stesso irrigidirsi intorno ad obiettivi inconciliabili e di pura testimonianza avrebbe dovuto portare Garelli ad autoescludersi dalla gara e percorrere un dignitoso confronto teso a mantenere la testimonianza di una presenza piuttosto che governare.
Ciò non è avvenuto; grande è la nostra responsabilità di fronte ai 5.300 elettori delle primarie e di conseguenza è nostro dovere portare sino in fondo il procedimento programmatico e trarne le dovute conseguenze.
Solo in questo modo si potrà riaffermare il potere della democrazia in cui ognuno svolge il proprio ruolo; i partiti ne hanno uno fondamentale ed insostituibile, così come fondamentale ed insostituibile è il compito delle liste civiche, mentre incomprensibile e gravemente scorretto è che una Giunta uscente si arroghi ruoli che non le spettano.
La grave forzatura consumatasi oggi rappresenta plasticamente la confusione culturale di cui molti, anche nel centro-sinistra, sono preda, in buona o in cattiva fede.

Compito del PD, come è detto anche nel comunicato del Segretario provinciale, è quello di portare a conclusione un percorso deciso insieme, affrontandone con serietà tutte le conseguenze.
Io appartengo al Partito Democratico ed alle decisioni del mio Partito mi atterrò.
Se qualcuno si illude che questa battaglia, non pro o contro la candidatura di Garelli ma per la sconfitta definitiva dei feudatari che pensano di essersi impossessati del PD cuneese, sia prossima al termine, con un’accettazione dello status quo si sbaglia.
Ora cerchiamo di salvare il salvabile e riprendiamo il cammino per non consegnare la Città all’unico nostro vero avversario, il centro-destra.
Mauro Mantelli
Segreteria provinciale del P.D.

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