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Attualità | 09 maggio 2012, 16:15

I commercianti cuneesi si mobilitano: “Restituiteci la voglia di fare impresa”

L'iniziativa comincerà venerdì 11 maggio e porterà al centro dell'attenzione il grave stato di crisi

I commercianti cuneesi si mobilitano: “Restituiteci la voglia di fare impresa”

Parte dalle province Piemontesi la mobilitazione unitaria del comparto commercio turismo e servizi per garantire il futuro delle imprese e difendere il potere d'acquisto della famiglie. La manifestazione si articola in diversi momenti. Inizia dalla sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle problematiche del settore; continua, nella mattinata di venerdì, nei capoluoghi di provincia, prosegue nel pomeriggio dello stesso giorno con un incontro con i parlamentari espressi dall'area subalpina e si conclude, in serata, con la fiaccolata silenziosa a Torino, da piazza Carignano sino alla Prefettura, in piazza Castello.

A Cuneo nella mattinata di venerdì è previsto un incontro del Consiglio Direttivo della Confcommercio provinciale con S.E. il Prefetto Patrizia Impresa e la presidente della provincia Gianna Gancia alle quali sarà consegnata copia di un documento unitario che parte da una asserzione di rilievo: ”Chiudono le nostre imprese, chiude l'Italia; vivono le nostre imprese, cresce l'Italia”. Al centro dell'attenzione il grave stato di crisi.

Non si tratta di una questione soltanto numerica. - dice il presidente di Confcommercio provinciale, Ferruccio Dardanello - in provincia di Cuneo, secondo il “Rapporto sull'economia” presentato nei giorni scorsi in Camera di commercio, operano circa 13.800 attività. In presenza di un calo significativo preoccupano anche l'andamento del fatturato e, soprattutto le prospettive per il 2012, visto che si deve mettere in conto un'ulteriore riduzione dei consumi. Di conseguenza, la fiducia degli imprenditori è a livelli bassi e tende a calare ulteriormente. Non possiamo restare inattivi di fronte ad una situazione così pesante”.

Sono tante le componenti che alimentano il pessimismo, dalla deregolamentazione degli orari, all'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti, all'appesantimento della tassa rifiuti, all'Imu, all'applicazione dell'imposta di soggiorno, all'incremento delle aliquote previdenziali, alla riforma del mercato del lavoro, all'abusivismo, sino alla giusta e forte rivendicazione che riguarda i rivenditori su aree pubbliche i quali chiedono che il loro settore sia escluso dalle previsioni della direttiva Bolkestein. Le stime parlano, per i piccoli operatori del settore, di un ritocco in aumento degli oneri da pagare fra i 3.500 ed i 5.100 euro. Il tutto, per di più, in una situazione di difficoltà per l'accesso al credito.

Lamentarsi non basta, però. Di qui una serie di proposte che saranno presentate ad autorità e vanno dalla impostazione di politiche mirate alla ripresa economica e al conseguente rilancio dei consumi, alla riduzione dei costi della politica e della spesa pubblica, al ridimensionamento del carico fiscale su famiglie ed imprese, anche in riferimento ai tributi locali. La Confcommercio chiede che sia rivisto il patto di stabilità che blocca le spese di investimento e rende difficili i pagamenti alle imprese da parte delle amministrazioni pubbliche, che si contrasti con determinazione l'inefficienza della macchina burocratica, che si rendano più flessibili i rapporti di lavoro e si affronti, finalmente, il nodo cruciale del credito. (c.s.)

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