Il sindaco di Paesana Mario Anselmo, con la consueta concretezza, l’ha definita “un’ulteriore assemblea durante la quale si è ancora una volta sempre e soltanto parlato”. Perché questo alla fin fini è stata la chiamata del presidente della Comunità Montana del Monviso Aldo Perotti che aveva convocato a sé non solo tutti i Consiglieri dell’Ente, ma anche i sindaci e gli amministratori dei Comuni compresi nel “suo” territorio.
Ancora una volta sono i numeri lo specchio della serata: dopo un’attesa di quasi 25 minuti i presenti saranno 24, in rappresentanza di appena 19 dei 29 Comuni di cui l’Ente conta dopo l’accorpamento Valle Po-Valle Varaita. Assente anche tutta l’opposizione, con l’eccezione di Livio Berardo e Giacomo Lombardo. Il presidente lo ha definito “un buon numero” (“In passato ci siamo ritrovati ad essere in 3” ci dirà una volta fuori). Un più realistico Silvano Dovetta lo ha pubblicamente corretto: “Altro che tanti, siamo nessuno, siamo 4 gatti, a conferma che della Comunità Montana non frega niente a nessuno”. Nemmeno quando si tratterebbe di fissare una linea di azione comune da contrapporre alla decisione della Regione di non prevedere più – nel proprio bilancio – la copertura finanziaria per le Comunità Montane, rendendo traballanti quasi 500 posti di lavoro che sono la vera ed unica tragedia del tutto.
“Ospite” della serata anche il presidente dell’Uncem Piemonte Lido Riba con al seguito il fedele addetto stampa: “Perché sennò domani i giornali chissà cosa scrivono… ”. Bontà sua.
La serata – è stata aperta da due lunghi monologhi: del presidente Perotti prima e da Riba poi.
Nelle loro parole, a tratti, ci è parso di sentire discorsi già ascoltati negli anni. Parole ricche, quelle del primo dei due, di autoincensamento e spoglie, o quasi, di una disamina critica. Una sorta di vuoto a perdere, insomma, fatto dall’elenco delle “tantissime cose fatte” (citiamo testualmente), di energie rinnovabili, di impianti sciistici, di gestione dell’acqua, di rifiuti, di uno Statuto regionale “che bisognerà pur cambiare se si vogliono chiudere le Comunità Montane”, di “possiamo aver fatto errori, ma non sprechi, siamo stati bravi”, di perdita della “montanità”, di una lezioncina di politica estera capace di spaziare dalla Grecia alla cancelliera tedesca Merkel, dalla Spagna al Portogallo, di “chiusura che provocherà una paralisi amministrativa”.
“In Regione, dove sono stato anche nei giorni scorsi, ho provato disagio ed imbarazzo: laggiù non capiscono assolutamente nulla della vita reale. Laggiù abbiamo detto: se non volete più darci i soldi, lasciateci la gestione dei servizi del territorio. Da una centrale idroelettrica come quella di Calcinere di Paesana (il cui bando, scaduto, è stato rinnovato per 5 anni dalla Regione senza indire una nuova gara) arrivano i fondi per far funzionare 4 o 5 Comunità Montane come la nostra” ha detto Perotti. Che poi, rivolto ai dipendenti presenti in sala, ha espresso tutti i suoi timori e le sue perplessità, di fonte “ad un sindacato che oltre a difendere voi difende anche i 6mila posti di lavoro dei servizi assistenziali”: “Mi farei impiccare piuttosto che mettervi in mobilità, ma… ”.
Dopo di lui, Riba che ha parlato di “situazione complicata non solo per la montagna ma per l’intero Paese” e di “momento in cui il conflitto tra categorie e territori ha sostituito quello fra parti politiche”. Poi ancora le parole del sindaco di Revello Ugo Motta, di quello di Gambasca Erminia Zanella, di quello di Frassino Bernardino Matteodo, di quello di Oncino Piero Abburà, di quello di Venasca Silvano Dovetta, di quello di Ostana Lombardo, di quello di Paesana Mario Anselmo, di quello di Castellar Giuliano Ruatta e del consigliere Berardo, quasi esclusivamente centrate su una sorta di appassionante referendum interno circa l’opportunità (o meno) di continuare con l’accorpamento fra le Valli oppure di tornare all’antico di cui racconteremo domani.
Usciamo dall’incontro con un duplice e contrastato interrogativo. Che se da un lato ci porta a chiederci per quale motivo si vogliono eliminare le Comunità Montane, dall’altro non ci permette di capire perché mai gli Enti montani dovrebbero invece continuare ad esistere. Lo esprimiamo a voce alta. “Perché ne vale la pena, per il territorio” di dice Perotti.













