“Dopo l’accorpamento, la Valle Po e la Valle Varaita non hanno trovato i giusti elementi di condivisione e di coesione. Ora che le Comunità Montane si apprestano a diventare Unioni di Comuni è il momento di decidere: se ritenete, continuate a rimanere insieme, sennò dividetevi. Ma non aspettate oltre, perché in giro si ridicolizzano le vostre divisioni. Basta ‘blamblinare’. Se volete dividervi, questo è il momento giusto per farlo…”. Non ha certo peccato di giri di parole, l’intervento che il presidente dell’Uncem Lido Riba ha fatto l’altra sera, nel corso dell’incontro allargato a sindaci ed amministratori dei Comuni sul futuro (?) delle Comunità Montane.
Anzi. Usando una buona dose d’ottimismo si potrebbe dire che sono state proprio le parole di Riba a regalare alla serata l’unico momento di vivacità dialettica, di orgoglio perduto, l’unico risultato alla fin fine concreto: quello di far emergere chiaramente i tanti mal di pancia repressi che, tra sussurri e grida private e smentite pubbliche, hanno contraddistinto e costellato questi due anni e poco più di matrimonio coatto fra le Valli Po, Bronda e Infernotto e la Valle Varaita.
Una matrimonio che doveva essere d’interesse e che neppure quello è invece stato, con la frangia della parte della Valle Varaita ancora abbarbicata alle questioni personali che hanno segnato la sua storia nelle 2 precedenti legislature e con la Valle Po nei panni di chi il matrimonio lo ha subito più che voluto. L’impressione è che si vada verso una separazione consensuale, sulla quale sarà chiamata ad esprimersi una prossima conferenza dei sindaci, ma il cui cammino potrebbe già essere stato addirittura avviato (e benedetto). Perché è così che si sono espressi la maggior parte dei sindaci che l’altra sera hanno voluto prendere la parola per dire la loro.
Ugo Motta, sindaco di Revello: “In questo momento la Comunità Montana del Monviso è morta. Io non sono d’accordo sul continuare ad avere con noi la Valle Varaita, abbiamo due idee del tutto diverse”. Erminia Zanella, sindaco di Gambasca: “Sono fiera di fare parte di questa Comunità Montana e felice di avere al fianco la Valle Varaita”. Bernardino Matteodo, sindaco di Frassino: “Penso che il futuro sia separarsi, sebbene insieme avremmo più forza. Ma l’esperienza di questi 2 anni è negativa. Abbiamo due modi di pensare e di agire. Per di più non c’è una classe dirigente capace di mettere e tenere insieme le 2 Valli con competenza ed equilibrio”.
Piero Abburà, sindaco di Oncino: “Le due vallate sono diverse per storia e tradizione. Sono stati 2 anni fallimentari, durante i quali sono prevalsi i litigi. Sono assolutamente d’accordo alla separazione: dopo sarà tutto più facile”. Silvano Dovetta, sindaco di Venasca: “Mi fa male che stasera qui passi il concetto che in questi anni abbiamo fatto poco o niente. Abbiamo invece fatto il possibile e senza chiarezza economica da parte della Regione, di più non potevamo proprio fare. Mi sta bene di tornare ad essere Comunità Montana Valle Varaita se questa sarà la decisione, ma così non andiamo verso lo spirito giusto, quello che aveva unito 29 Comuni e 50mila abitanti per essere più forti, una potenza… ”.
Livio Berardo, consigliere di minoranza a Pagno: “La Comunità Montana Valle Varaita di oggi non sarebbe certo più quella di 2 anni fa: oggi Piasco e Costigliole trattano e si associano marciando per una strada tutta loro”. Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana: “Mi trovo a disagio. Le Comunità Montane trovano legittimazione in quello che fanno e nella nostra è mancato qualcosa all’interno del matrimonio fra le 2 Valli. Noi (gruppo d’opposizione in Comunità Montana: ndr) eravamo per una Giunta unitaria senza idoli né personalismi. Il divorzio? Quando una matrimonio non funziona bisogna sentire gli sposi ed io sino a che non li sento non prendo posizione in merito”. Mario Anselmo, sindaco di Paesana: “Quello fra le 2 Valli è stato un matrimonio imposto dall’alto, che non ha mai funzionato: sentiamo pure gli sposi, ma credo che si vada verso il divorzio”.
In sala anche il neo sindaco di Bagnolo Piemonte Fabio Bruno Franco, alla sua “prima volta”. Silenzio assoluto invece, sull’eventuale scissione, da parte dei sindaci dei tre Comuni della Valle Bronda: Brondello, Pagno e Castellar.













