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Attualità | 05 giugno 2012, 17:25

Per il margaro Secondo Luigi Mattio una targa speciale dell’Apa che sarà consegnata a San Giovanni

Da 50 anni va a piedi con la sua mandria da Revello agli alpeggi di Oncino

Secondo Luigi Mattio

Secondo Luigi Mattio

Da mezzo secolo quando arriva giugno imbocca la via della transumanza con la sua mandria di 60 vacche e 30 vitelli, il cavallo e i cani, da Revello ad Oncino. Tutto il percorso rigorosamente a piedi, lui, le sue bestie, e i campanacci che risuonano per la strada della Valle Po. Una lunga giornata di marcia, dall’alba a sera, tra i saluti festosi dei bambini e gli incitamenti dei valligiani.

E’ un personaggio d’altri tempi, Secondo Luigi Mattio, allevatore di razza e margaro nell’anima: per questo l’Apa di Cuneo, cogliendo l’occasione del cinquantenario di salita agli alpeggi, intende riconoscere i suoi meriti con un premio speciale. Nei giorni di San Giovanni, una delegazione dell’Associazione guidata dal presidente Roberto Chialva e dal direttore Bartolomeo Bovetti salirà all’Alpetto di Oncino per consegnargli una targa, con una semplice cerimonia sotto il Monviso.

Mi fa proprio piacere - dice Secondo appena rientrato dal pascolo – vuol dire che il mio lavoro è apprezzato. Io torno al paese dei miei vecchi tutti gli anni da quando ne ho undici, e qui rimango fino a metà ottobre. Dovreste vedere che bei vitelli porto giù a Revello dopo i mesi dell’alpeggio: roba di prima super”.

Secondo Mattio è del ’51. Dai primi anni Sessanta, piccolo margaro al seguito del padre Luigi, ha imparato la legge della montagna: piedi in spalla e marciare. La famiglia aveva allora lasciato Oncino per trasferirsi in una cascinotta a San Martino di Revello. Ma appena arrivava il caldo, si ripartiva per l’alta valle. Mancato il padre, ha fatto da solo, ed è contento così. “Mi vengono a trovare la domenica, mio fratello e i nipoti. E ci facciamo qualche merenda con gli amici”.

Lassù ai 1700 metri della Comba non ha tempo d’annoiarsi. “Adesso parto dal basso dove c’è l’erba buona, poi risalgo i pascoli. Mungere ora è difficile, le vacche non si lasciano tanto, sono abituate a svezzare i vitelli. Farò qualche formaggio più avanti. La notte sento una calma che mi fa stare proprio bene, io, le mie bestie, e il Monviso”. (c.s.)

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