La notizia pubblicata ieri, pressoché in tempo reale, del bando relativo alla gestione dello sci di Crissolo andato clamorosamente ma – stando almeno a quanto aveva sostenuto la minoranza consigliare per bocca di Fabrizio Bessone e Marco Curti – certo non sorprendentemente deserto continua a tenere banco. Una sorta di maledizione sembra aver colpito la stagione turistico-invernale della Valle Po. Impianti di Pian Munè chiusi, ad onta della straordinaria voglia di fare dei privati. Impianti di Crissolo ancora alla ricerca di un “qualcuno” che li faccia funzionare. Siamo al 21 novembre. Altrove, se c’è neve, la stagione apre l’8 dicembre.
Non ci sono francamente parole per raccontare quanto sta incredibilmente accadendo qui. Dove, su di un versante della Valle - Crissolo - si fa sfoggio prima di capacità manageriali (“ma ci ritenete così sprovveduti da credere che abbiamo intrapreso questo cammino senza prima guardarci intorno?”) e poi di ottimismo (“Nuovi gestori ci saranno, state tranquilli: da tempo si è fatta avanti una Società bergamasca con la quale abbiamo avviato un fitto pour parler. Altre probabilmente emergeranno con la pubblicazione del bando…”). Salvo poi vedere entrambi miseramente naufragare nel nulla del risultato ottenuto. E sull’altro – Pian Munè di Paesana - ci si dimentica di inserire nel bando di gestione alcuni “lavoretti” alle cabine elettriche (per circa 50mila euro!) che sembra attendessero da anni, per i quali non ci sono i soldi e senza i quali la stazione non può aprire, con buona pace di chi aveva concorso per aggiudicarsi un qualcosa che poi si è accorto essere profondamente diverso da “quella cosa” descritta nel bando.
Sulla situazione ci ha scritto una “tagliente” lettera un nostro lettore. La pubblichiamo integralmente.
“Leggo quanto pubblicato riguardo al bando per la gestione impianti di risalita di Crissolo. Era tutta una farsa, una cosa facilmente intuibile, ma non ci si spaventi perchè al bando mancava solo il nome del gestore, ma quello logicamente (almeno per ora) non ci può essere se il bando è pubblico, per farlo bisogna andare a trattativa. Erano infatti indicati i giorni di apertura, le scoutistiche, basterà ora modificare il canone trasformandolo da un avere per l'ente ad un dare, con qualche aggiustamento al rialzo e come per magia si materializzerà un gestore.
Stiano quindi tranquilli tutti intanto questo è l'andazzo nelle stazioni del Monviso, si vive alla giornata tentando di farne un magro e sconsolante bacino di voti. Ecco quindi da una parte Pian Munè e che per 50.000 euro toglie il lavoro ad una decina di persone (direi armate di molto coraggio e anche quattrini visto che poi per battere le piste non avrebbero avuto neppure un battipista), oppure la ricca Sampeyre che senza problema alcuno in questi chiari di luna spende 130.000 euro a fronte di 25.000 euro di incassi dicendo che intanto loro sono lì per ripianare (guai a chi dice che lo stato prende solo e non dà mai), ed infine Pontechianale che prima manda allo sbaraglio un gestore e dopo quando si accorge che la cosa può funzionare le prova tutte per spedirlo a casa.
Non fatevi quindi il sangue amaro perchè questo è il sistema neve del Monviso è un nave allo sbando senza nessuno al timone che prima o poi affonderà, speriamo quindi senza fare più troppi danni. Questo dico con un'infinita tristezza”.













