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Attualità | 14 marzo 2014, 16:05

Arriva da Facebook il grido d’allarme: “Salviamo Santa Cristina” di Verzuolo

Il santuario che sorge a 860 metri di altitudine e a 5 chilometri dal capoluogo non ha particolari pregi artistici, ma in compenso si offre come utile località di gite e di incontri nel silenzio della montagna prealpina. Ma versa in uno stato di degrado pauroso

Alcune immagini che testimoniano il degrado

Alcune immagini che testimoniano il degrado

Si chiamano Fulvio Garnero e Lara Rossone. Sono di Verzuolo ed insieme hanno creato su Facebook (beati i social network, a volte) l'evento "Salviamo Santa Cristina".

Santa Cristina è un santuario (con annesso caseggiato parecchi anni orsono adibito anche a pensione) che sorge sulla collina verzuolese, a 860 metri di altitudine e a 5 chilometri dal capoluogo. Raggiungibile su comoda strada proveniente dalla sottostante cappella di San Bernardo, la sua costruzione risale al secolo XV. Vi risiedettero i Padri Domenicani, in particolare il beato Aimone Tapparelli e non ha particolari pregi artistici, ma in compenso si offre come utile località di gite e di incontri nel silenzio della montagna prealpina. E che oggigiorno versa in uno stato di degrado e di abbandono a proposito dei quali non servono commenti. 

Proprio da questo nasce l’iniziativa dei due. Da questo e dall'amore che nutriamo per la località, meta adesso e negli anni passati di molte escursioni. Essendo facilmente raggiungibile sia da Verzuolo che da Manta e da Saluzzo, con il suo prato sottostante vagamente triangolare, Santa Cristina rappresenta un punto di riferimento visibile già da Savigliano. Le condizioni del fabbricato sono a dir poco penose, e Fulvio e Lara si sono già attivati con i Vigili Urbani di Verzuolo affinché possano, per il momento, almeno mettere in sicurezza l'edificio.

Ma è andare oltre che i due vogliono. Cercando di sensibilizzare le persone che conoscono questo bel posto in modo da creare un nutrito gruppo di persone cui affiancarsi nei passi successivi: quelli che porteranno (si spera) ad un forse lento ma ineluttabile recupero del santuario, che arrivarà – v’è da credere e sperare – dopo questa fase embrionale, che servirà a capire quali siano i tasti da toccare, al fine di coinvolgere i proprietari (comune di Verzuolo e Curia) e le varie associazioni che operano  sul territorio.

“A noi sta a cuore il recupero degli edifici, mirato possibilmente ad un uso consono ed al servizio della comunità, affinché , se ristrutturato non diventi la classica cattedrale nel deserto” dicono.

Le idee chiare, merce rara, sono sempre una buona base di partenza.

W.A.

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