Edilizia Braidese S.r.l., impresa di costruzioni del gruppo imprenditoriale facente capo alla nota famiglia braidese di costruttori Montà, proprietaria degli immobili interessati dal piano di recupero di Piazza Carlo Alberto, affida il proprio punto di vista sulla vicenda a questa nota dell’Avv. Enrico Martinetti, legale incaricato di difendere la Società avverso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Italia Nostra.
“I recenti articoli comparsi sugli organi di stampa in merito al progetto di riqualificazione di Piazza Carlo Alberto a Bra impongono alcuni doverosi chiarimenti da parte dell’Impresa proprietaria degli immobili che ha di recente avviato la realizzazione dell’intervento.
Non è ovviamente questa la sede ove trattare, neppure sommariamente, la complessità delle questioni giuridiche, edilizie e urbanistiche sollevate da Italia Nostra nel proprio ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
A tale riguardo la Società attende con serenità e fiducia l’esito della causa, allorchè il Ministero delle Infrastrutture e il Consiglio di Stato, per quanto di rispettiva competenza, avranno svolto l’istruttoria della pratica, nella piena e convinta consapevolezza che il pur complesso iter procedimentale seguito dall’Amministrazione comunale per giungere all’approvazione del Piano di Recupero e quindi al rilascio del titolo abilitativo edilizio sia immune da vizi procedurali e sostanziali.
Pertanto i lavori proseguiranno tranquillamente, senza alcuna interruzione.
Ciò che preme qui puntualizzare può così essere sintetizzato.
Dove oggi sorge il cantiere preesistevano alcuni vecchi edifici, in stato fatiscente, obiettivamente privi di particolare pregio architettonico. La pluriennale carenza di manutenzione ad opera dei precedenti proprietari ha determinato nel corso degli anni un progressivo stato di abbandono e decadimento, aggravato dalle copiose precipitazioni dei periodi autunnali e invernali.
Si sono così verificati nel corso del tempo crolli parziali di coperture e murature, con crescente pregiudizio statico degli edifici, che hanno indotto il Sindaco di Bra ad emettere ben tre ordinanze contingibili ed urgenti in data 22.4.2011, 4.7.2011 e 3.4.2013, per la messa in sicurezza degli edifici o per la loro demolizione, se necessaria a garantire la pubblica incolumità.
Demolizione resasi necessaria a seguito di una dettagliata relazione statica redatta nel corso del 2013, che ha evidenziato uno stato di precollasso statico dei fabbricati aggettanti su Piazza Carlo Alberto, che ha reso impossibile qualunque soluzione di contenimento provvisorio alternativa alla demolizione dei fabbricati.
La Edilizia Braidese S.r.l., divenuta nel frattempo proprietaria del compendio immobiliare, ha dunque presentato un Piano di Recupero dei fabbricati.
Il progetto preliminare del Piano di Recupero è stato regolarmente pubblicato nelle forme e nei termini di legge, con avviso all’Albo Pretorio e inserti sulla stampa periodica locale.
Tutte le osservazioni pervenute, tra cui quella di Italia Nostra, sono state attentamente esaminate dall’Amministrazione comunale, la quale, sebbene la nuova costruzione in progetto rispettasse i parametri edilizio-urbanistici prescritti dal P.R.G.C. vigente e dal Progetto Definitivo della sua Variante di Revisione Generale, con allineamento ai fabbricati limitrofi esistenti, anche per quanto riguarda le altezze, ha pur tuttavia richiesto alla Società proponente l’elaborazione di una nuova soluzione progettuale che tenesse conto dei rilievi svolti e superasse le criticità riscontrate.
La Società proponente ha dunque ripresentato un nuovo progetto modificato per alleggerire visivamente la volumetria disponibile: in particolare, anche al fine di mitigare la problematica evidenziata da Italia Nostra circa la circolazione delle correnti d’aria su Piazza Carlo Alberto, è stata modificata la progettazione dell’ultimo piano dell’edificio, con l’arretramento dei tamponamenti prospettanti la piazza e la riduzione dell’aggetto dei cornicioni, e con la contestuale creazione di attici, che hanno comportato una riduzione della volumetria di progetto, pari a 14.446 mc., inferiori ai 15.678 mc. preesistenti.
Il progetto è stato via via esaminato con esito positivo nel corso dell’iter di sua approvazione ad opera dei vari organi competenti della Pubblica Amministrazione.
In particolare, la Commissione locale per il paesaggio ha esaminato il progetto nel corso di ripetute sedute, con varie richieste di integrazioni e modifiche, esprimendo parere favorevole all’unanimità nella seduta del 6.9.2013 sulla nuova soluzione progettuale elaborata in accoglimento delle osservazioni pervenute.
La Commissione edilizia comunale ha espresso parere favorevole all’unanimità nella seduta del 9.9.2013.
La Commissione consiliare urbanistica ha parimenti espresso parere favorevole all’unanimità nella seduta del 9.9.2013.
La Giunta comunale ha a sua volta approvato all’unanimità il progetto definitivo del Piano di Recupero con deliberazione n. 294 del 17.9.2013.
Inoltre, sebbene non ve ne fosse l’obbligo in base alla legge, il Comune ha per ulteriore scrupolo trasmesso il progetto alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte per un parere in merito. Con propria nota 14.12.2012 la Soprintendenza ha peraltro rilevato la propria incompetenza considerato che “non sussistono nell’area vincoli né di carattere monumentale né di carattere paesaggistico”.
Anche la Regione Piemonte ha esaminato il comparto nell’ambito dell’istruttoria connessa all’approvazione del nuovo Piano Regolatore, senza formulare al riguardo alcuna osservazione.
Dal canto suo l’Impresa, tramite i propri progettisti, si è di volta in volta adeguata alle richieste di modifiche e integrazioni progettuali pervenute dai vari organi competenti, mossa dall’ambizione di realizzare il miglior progetto possibile, per ridare lustro ad un’importante piazza cittadina, e non certo guidata dalla sola ottusa logica del profitto, con buona pace di chi può pensare il contrario.
E’ un dato di fatto che l’Impresa si accinge ad affrontare un ingente investimento di diversi milioni di euro, dando occupazione e salario ad oltre duecento famiglie tra maestranze dirette e indotto.
E’ dunque ben comprensibile e condivisibile l’apprensione circa la sorte del cantiere da parte di carpentieri, muratori, intonacatori, impiantisti, fabbri, lattonieri, piastrellisti, elettricisti, cottimisti, ecc., e delle loro famiglie; tale apprensione è emersa anche in occasione dell’incontro di venerdì sera organizzato da Italia Nostra presso il Caffè Cavour, in cui taluni rappresentanti dei lavoratori hanno espresso l’auspicio che il cantiere possa proseguire senza interruzioni.
E questo credo debba essere l’auspicio di tutti coloro che hanno a cuore non solo l’aspetto architettonico della Città, ma anche la sua economia, aldilà delle contrapposizioni ideologiche e del contingente tornaconto politico.
Ben venga il confronto democratico sulla progettazione urbanistica e architettonica della Città, dando voce alle legittime istanze di tutti coloro che vogliono offrire il loro contributo per la realizzazione della migliore Bra del futuro.
Ma, esaurito il dibattito nelle sedi a ciò deputate, con l’approvazione definitiva del progetto, come avvenuto nel caso specifico, il rispetto di quelle stesse regole democratiche deve consentire a chi investe e si assume il rischio imprenditoriale di poter portare avanti il proprio progetto con sufficiente certezza e fiducia nel futuro, tanto più in un’epoca come quella che stiamo attraversando, caratterizzata da una acuita incertezza di fondo derivante dalla crisi economica.
La forza e la perseveranza di chi ancora ha il coraggio di investire non può essere messa a continua dura prova con iniziative ispirate da apparente lodevole spirito civico, di ritenuta tutela del bene pubblico, sol perchè un determinato progetto, pur legittimamente approvato nelle sedi e dalle Autorità competenti, non coincide con la propria visione del mondo e delle cose, del bello architettonico e del giusto.
Non è forse casuale che il dibattito circa la sorte di Piazza Carlo Alberto si sia “infiammato” proprio alla vigilia della competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale e per l’elezione del nuovo Sindaco della Città.
Se così fosse, non è accettabile la strumentalizzazione a fini politici di una vicenda amministrativa priva di qualsivoglia profilo di illegittimità o mera irregolarità, come potrà essere agevolmente accertato all’esito della causa sorta a seguito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Italia Nostra.
Non è accettabile che si metta a repentaglio la sicurezza economica di così tanti lavoratori e delle loro famiglie per un pugno di voti”.














