Qualcuno – malpensante – va dicendo che le elezioni, se non fosse per l’alto costo, andrebbero fatte tutti gli anni. Perché con il loro approssimarsi, in un po’ tutti i Comuni si assiste ormai da sempre alla schiusa di cantieri, più o meno importanti, quasi che gli stessi servissero o ad implementare il gran lavoro fatto o a mascherare il nulla più assoluto o quasi degli ultimi 5 anni amministrativi. Una palata d’asfalto qui, una manciata di punti luce là, un marciapiede laggiù, un’inaugurazione più in là ancora: è il solito vizietto. Duro a morire.
Paesana non fa eccezione alla regola. Cinque anni fa, nell’immediata vigilia del voto, vennero asfaltate alcune strade a lungo “dimenticate”. Prim'ancora, a 48 ore dal voto, si inaugurarono Case di riposo, campi da calcio e nuovi tronconi di illuminszione pubblica. Nei giorni scorsi si è invece provveduto a rialzare di quei 15 centimetri richiesti dalla normativa, la ringhiera di protezione al camminamento che corre parallelo ai due archi dell’inconfondibile ponte sul Po.
Un intervento verosimilmente neppure troppo costoso, che il Paese attendeva dal luglio del 2011, quando, al termine di un profondo ed interminabile restyling strutturale del manufatto, ci fu detto che per la riverniciatura con colori “più consoni al resto del ponte” delle ringhiere ed il loro innalzamento per portarle a 95 centimetri - l’altezza minima di sicurezza prevista dalla legge dopo che questa era venuta meno per via dello strato d’asfalto distribuito sul passaggio pedonale - sarebbe stata questione di giorni. Invece sono trascorsi quasi tre anni.
Qui, nel paese che il Po spacca letteralmente in due, ad onor del vero – e tanto per rimanere in tema - si attende anche di sapere quante tonnellate è in grado di reggere la soletta del ponte senza rischiare di cadere di sotto. Servirebbe quella verifica statica, di cui la Giunta, sempre nel 2011, aveva dato incarico all’ingegner Giuseppe Pistone di Cavallermaggiore per “determinare con esattezza la portata massima consentita sull’impalcato, in quanto attualmente non disponibile”. Come dire che nei polverosi archivi comunali non c’è traccia di documento che certifichi l’effettiva “portata” del ponte. A quell’incarico l’ingegner Pistone aveva risposto suggerendo una “prova di carico”: ponte chiuso al traffico e due autoarticolati a pieno carico in moto, fermi sulla sua soletta, per valutarne le reazioni. Che, si diceva a quei giorni, non fossero affatto scontate. Alla faccia della sicurezza e degli interrogativi di coloro che quel ponte lo attraversano, magari più volte, quotidianamente e che – trascorsi tre anni – sono ancora senza risposta.
“Bisognerà attendere le elezioni del 2019 per averla, quella risposta?” ci chiedeva ieri quel “malpensante” cui abbiamo fatto cenno all’inizio.
Perché a pensar male – diceva il povero Andreotti – si fa peccato ma…














