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| 10 dicembre 2014, 07:17

Se tutti li adorano, perchè sovente si raccomanda di non fare il pagliaccio?

Se tutti li adorano, perchè sovente si raccomanda di non fare il pagliaccio?

Da bambina mi facevano paurissima. Quella faccia sempre felice mi inquietava. Eppure rappresentano l'allegria, la voglia di divertirsi. Sono i pagliacci, i clown, che in piemontese suona anche più ridicolo: i pajassu.

I pajassu sono colorati. Tanto colorati. Portano vestiti sbagliati, o troppo grandi o troppo striminziti. Anche le calzature sono sbagliate, e qui la cosa mi dà veramente fastidio. Da adoratrice delle scarpe non posso neppure concepire l'idea che si possa andare in giro con degli affari ai piedi lunghissimi,sproporzionati, con la punta esageratamente rotonda, come se niente fosse. Tuttavia, anzi, proprio perché sono abbigliati così, fanno ridere.

La loro casa ideale è il circo. Generazioni di pagliacci si sono inciampati, hanno inscenato scenette “stupide”,impiastricciato malcapitati spettatori che ogni volta si scoprono sorpresi dall'inventiva di questi comici sui generis, chiamati a fare da tappabuchi fra i numeri più pericolosi con gli animali feroci o di destrezza dei funamboli e degli acrobati. Non si può pensare ad un circo senza il suo clown.

In materia mi sono fatta una piccola cultura grazie alle mostre che ho visitato ed organizzate da un appassionato collezionista di memorabilia circensi, il sindaco di un paesino arroccato alle spalle di Nizza, Tourrette-Levens che ho conosciuto anche personalmente. Alain Frére è colui che ha ideato, insieme al principe Ranieri III, il Festivaldel Circo di Montecarlo. In decine di anni ha raccolto un enorme numero di cimeli (poster, abiti,accessori, scarpe) di grandi artisti, fra cui Grock e i fratelli Fratellini, che dalla Toscana si trasferirono in Francia diventando famosissimi.

I pagliacci incarnano la bontà assoluta o la cattiveria perfetta.

Il lato generoso dei pajassu lo ritrovi nei generosi volontari che portano un po' di buon umore fra le corsie degli ospedali. Mi è capitato di vederli in azione. Di domenica, usando il loro tempo liberonel cercare di strappare un sorriso a chi tanta voglia di ridere non ce l'ha. Encomiabili.

Ma accanto al clown buono, si è fatto avanti anche quello malvagio. Il sicuro artefice è stato Stephen King con il suo romanzo “It” dove un misterioso demonio muta-forma si risveglia dal letargo trentennale trascorso nelle fogne di una cittadina del Maine e assume le sembianze del pagliaccio Pennywise. Spaventosissimo il libro e il film.

A lui si devono essere ispirati i clown violenti che nel sud della Francia, come riportano cronache recenti, girano mascherati e aggrediscono armati di spranghe e mazze da baseball i malcapitati che li incontrano. In parallelo,sempre Oltralpe, altre bande di “anti-clown” girano alla caccia dei “pagliacci assassini”,ovviamente tutti ragazzini.

E poi c'è Krusty, uno dei personaggi della serie a cartoni animati “I Simpson”. Krusty è perennemente truccato, lavora in una trasmissione televisiva per i bambini ma non li può sopportare. Fuma, beve, forse è pure cocainomane. Malmostoso e perennemente arrabbiato, incarna molti vizi e forse nessuna virtù. Ma fa ridere, suo malgrado, per la cattiveria che è stemperata dall'amore per la figlia Sophie, dagli stessi capelli azzurro -verdognoli.

Monica Bruna

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