/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 29 novembre 2015, 15:15

Bra, la comunità ortodossa ha festeggiato la patrona Santa Caterina di Alessandria

La celebrazione si è svolta a partire dalla mattina di domenica 29 novembre nella ex Chiesa di San Rocco, alla presenza di Gianni Fogliato, vicesindaco di Bra

Bra, la comunità ortodossa ha festeggiato la patrona Santa Caterina di Alessandria

Sotto la volta della navata, mantenuta come in origine, avvolgente e tempestata di stucchi, padre Vasile Doroftei veste i paramenti bianchi della solennità e stringe un massiccio crocifisso. “Chiediamo alla nostra patrona Santa Caterina di pregare per noi, perché è stata lei a sceglierci. Dobbiamo guardare ai Santi come modello di vita e seguire i loro passi. In ogni momento, dovremo farci trovare pronti nella fede e nell’amore per raggiungere il cielo al quale siamo tutti chiamati”. Pieno consenso a queste parole è dato da Gianni Fogliato, Vicesindaco di Bra, che, dopo il sentito scambio di ringraziamenti, afferma: “Riconosco in questa comunità tutte persone timorate di Dio e dedite al lavoro quotidiano per un esempio di bellissima integrazione con la cittadinanza. È necessario avere sempre la lampada accesa alla beata speranza non solo in funzione della propria salvezza, ma anche per quella dei fratelli”.

Domenica 29 novembre è festa fin già di prima mattina per la comunità ortodossa di Bra.

Le donne hanno quasi tutte il fazzoletto legato sotto il mento o ancora intorno al collo, molto presto coprirà il capo. Camminano spedite lungo via Cavour, un corridoio cinto d’assedio dagli invitanti profumi dei bar. Là, a metà, nella punta estrema del crocicchio, c'è la nuova Chiesa di rito ortodosso, dedicata a Santa Caterina di Alessandria.

La vedete subito: è l’antica Chiesa di San Rocco. Si entra dentro ed è come stare in un souvenir, è affollata come una terrazza sul mare, è dorata come le cupole dell’antica Costantinopoli. Oltre a vederla, si sentono anche le prime intonazioni che liberano nell'aria un richiamo dal ritmo anomalo per chi è abituato al suono dei cori cattolici.

Forse, soltanto il proprietario di qualche locale con pertinenza sulla strada potrebbe raccontare lo straordinario viavai dei fedeli, che in questa occasione è più intenso del solito. Sono soprattutto donne che parlano la lingua madre e, probabilmente, si scambiano, sorridendo, le declinazioni culinarie che presenteranno al tavolo della festa. Arriva anche un gruppetto di giovani, solleciti ed eleganti, che entrano in Chiesa riponendo in tasca telefonini e distrazioni. Ricompariranno alla fine, quando andranno verso casa o al ristorante, percorrendo al contrario le vie brulicanti di persone, conquistate dalle vetrine scintillanti dei negozi, che oggi danno il via alle aperture straordinarie.

Ma ciò che conta, avviene adesso. L’ora in cui la comunità ortodossa braidese si stringe attorno alla propria patrona.

L'integrazione passa anche per la possibilità di professare la propria fede, specialmente in tempi di violenza come questi in cui non si deve avere paura, ma fiducia in Dio e anche nell’uomo” ha spiegato padre Vasile, il prete ortodosso, che ha officiato la celebrazione in onore della Santa megalomartire, davanti ad una folla numerosa e fervente nella preghiera. Sono fedeli quasi tutti romeni, che finalmente hanno a disposizione un luogo di preghiera anche al di fuori della propria terra.

Proprio la comunità ortodossa ha giocato un ruolo chiave nel recupero dell'edificio e degli interni, restaurati grazie al sudore, non solo ai soldi. Il loro impegno in sinergia con l’Amministrazione comunale e la cittadinanza, in questa funzione rappresentata proprio dal Vicesindaco, ha convertito immagini di rovina, restituendo dignità a questi spazi e creando un nuovo, importante punto di ritrovo. “Sono quasi novecento i residenti in Bra che professano la dottrina ortodossa. La maggior parte di essi ha nazionalità romena, ma ci sono anche albanesi, russi, moldavi e qualche serbo”, dichiara il celebrante che poi ci svela le modalità con cui amministra la benedizione: “Al momento collettivo, segue un gesto singolare in cui ungo con olio sacro il capo e le mani dei fedeli a formare il triangolo trinitario. Inoltre, si vuole benedire la parte del corpo che durante la settimana è più sollecitata dal lavoro”.

Sarà anche per questo che la domenica qui dura più a lungo.

Inconfondibile, giunge il suono di altre campane, quelle dal tocco grave e pesante dei Battuti Neri, la cui torre è proprio lì, maestosa ed eloquente, orfana di quella cerimonia che si ammira proprio nella Chiesa di fronte. Deve essere un bel parlarsi, tutto il giorno. Per l’Arciconfraternita non è ancora finito il tempo dell’attesa e della speranza di tornare a riunirsi insieme al popolo della liturgia festiva nel clima della Messa.

Intanto, il coro della divina liturgia, all'interno della Chiesa dalle pareti dorate, conclude felicemente il suo canto.

Si.Gu.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium