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Saluzzese | 16 gennaio 2016, 09:00

A Calcinere di Paesana, domenica, la Patronale di Sant’Antonio Abate, con la benedizione dei “caritun”

Un po’ di storia di quello che oggi è diventato un dolce “di nicchia” in attesa di ricevere il marchio DOC, ma un tempo...

La Parocchiale di Sant'Antonio di Calcinere di Paesana

La Parocchiale di Sant'Antonio di Calcinere di Paesana

Oltre alla naturale ricorrenza per celebrare quel giovane che a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una zona deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita solitaria per più di 80 anni, quella di Sant’Antonio Abate – per la frazione Calcinere di Paesana – è anche la Festa Patronale.

Al Santo nella cui festa liturgica si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici è infatti intitolata la piccola Parrocchiale della frazione che un tempo purtroppo ormai lontano era la più popolosa fra quante fanno da corollario al paese.

Invocato contro tutte le malattie della pelle e contro gli incendi Sant’Antonio Abate è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster, ma anche in base alla leggenda popolare che narra di quando si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino, sgattaiolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a “tau” e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna.. Le celebrazioni prevedono la Messa alle 11 del mattino ed alle 15 la recita del rosario seguita dalla processione per le vie della frazione e dalla conclusiva benedizione eucaristica.

Nel corso della celebrazione mattutina verrnno benedetti, per essere distribiti fra i fedeli. I tradizionali “caritun”.

Oggi una sorta di prodotto di nicchia in attesa della certificazione di Denominazion d’Origine Controllata (Piobesi Torinese, Carignano, Castagnole Piemonte, Lombriasco, Pancalieri, Virle Piemonte e Osasio in provincia di Torino ne sono la patria), un dolce antico e buono, povero come tutti i cibi di una volta, che si presenta come una focaccia rotonda e piatta con glassatura o spolveratura esterna di zucchero, con un ripieno di uva fragola. Ma un tempo pane della carità, che chiese e confraternite distribuivano ai poveri nelle festività. Usanza questa diffusa ovunque, tanto che il “caritun” ha dei “cugini” sparsi per il Piemonte, da Guarente d’Alba, un dolce di forma diversa, a San Damiano d’Asti, pane azzimo prodotto la domenica prima di Pasqua, a Portacomaro invece è conosciuto il caritin, distribuito la seconda domenica dopo Pasqua.

Del “caritun”  esiste anche una versione in cui l’uva fragola viene sostituita dalle mele cotogne, ma la tradizione vuole proprio l’uva americana all’interno del “caritun”, facile da reperire in autunno nei boschi. Da qui la stagionalità di questo dolce, prodotto in autunno e nella prima parte dell’inverno.

Ma a Calcinere resta il pane della carità.

R.G.

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