Tante volte penso alla verità e saggezza dello scrittore e giornalista scozzese Samuel Smiles che sosteneva che “La serenità è stare in pace con se stessi e in armonia con gli altri”.
L’ho verificato più volte, magari in riva al mare, mentre il sole si levava a Est in mezzo al mare compiendo, come ogni giorno, un capolavoro d’incommensurabile bellezza.
Sensazioni che si provano quando, in assoluta serenità, in mezzo alla natura, si apprezzano la sua bellezza e la sua imponenza.
Sensazioni che il turismo all’aria aperta consente di provare in occasioni diverse, perché nei suoi cromosomi vi è appunto la serenità che sa assicurare a chi lo pratica.
Turismo famigliare che, quasi per controsenso, sa esaltare i piaceri più intimi, le sensazioni più individuali.
Ricordo momenti di pace e serenità che il camper ha saputo sviluppare in me, isolandomi dal contesto nel quale mi trovavo, ma nel contempo consentendomi di condividere queste sensazioni con tante altre persone che si trovavano nello stesso luogo.
Lo scrivo perché ho l’impressione che in questi anni, un po’ per correre dietro alla globalizzazione, un po’ per rimanere in linea con mode quando mai effimere, si siano persi di vista i valori veri, sui quali poggia il turismo e la ragione stessa della sua esistenza.
Turismo e tempo libero non possono prescindere dai valori che maggiormente contraddistinguono l’uomo e la donna, né possono prosperare senza un contesto di vivibilità almeno accettabile.
La ricerca di sistemi turistici integrati, in grado cioè di fare piena sinergia col territorio, ma anche di esaltare elementi essenziali quali il decoro, la bellezza, la natura, le tradizioni costituiscono l’humus sul quale germoglia la pianta del turismo sostenibile.
Altre vie non ve ne possono essere, se non tomando al “turismo virtuale”, quello cioè che si sviluppa a prescindere dal territorio, nel chiuso di qualche villaggio vacanza nel quale vengono riprodotte realtà che più non esistono al di là della rete di protezione.
Un turismo da “riserva indiana” che ormai è assolutamente fuori tempo, anche perché non è in grado di soddisfare a pieno alle esigenze fondamentali di chi viaggia per piacere, che sono quelle della piena vivibilità e fruibilità dei luoghi.
Certo, si fatica, e molto, a riuscire a raggiungere livelli e risultati accettabili, ma quando la meta è toccata, allora il risultato è assicurato ed è importante, sia per i turisti, sia per coloro sia in quell’area abitano stabilmente.
Uno sforzo è richiesto ai tanti enti che concorrono alle scelte che si operano nei nostri territori: dallo Stato ai Comuni, dalle Regioni alle associazioni di categoria.
Deve essere uno sforzo compiuto insieme, seguendo un programma definito con l’obiettivo del pieno recupero della fruibilità dei luoghi.
In una situazione economica post industriale, le risorse vere, quelle in grado di assicurare la ripresa ed anche l’uscita dal tunnel della crisi, passano proprio da queste scelte, che in alcuni casi debbono risultare anche dolorose, ma che sono le uniche in grado di dare risultati.
Il turismo è nelle condizioni, assieme con l’agricoltura di eccellenza e l’enogastronomia, di costituire il valore aggiunto a un Paese qual è l’Italia che possiede incommensurabili bellezze, che sarebbe in grado di decuplicare i flussi turistici, ma che deve, prima, riconciliarsi con se stessa e porre il territorio al centro di tutti i programmi dei prossimi anni.
Una sfida che occorre raccogliere e, soprattutto, vincere!












