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Eventi | 27 aprile 2016, 16:43

I volti di Ugo Giletta: muti testimoni della nostra epoca, parlano nelle mostre nel mondo

Le opere dell’artista saluzzese sono attualmente in esposizione al MaM di Saint-Étienne Métropole, nella mostra “Intriganti incertezze". Saranno a Parigi, dal 14 maggio. E a luglio in Cina

Un volto opera di Ugo Giletta

Un volto opera di Ugo Giletta

I suoi volti “minimi”, depersonalizzati sono ora al Mam, il Musée d'art moderne de Saint-Étienne Métropole, un'istituzione internazionale nel campo dell’ arte moderna e contemporanea, dove è in corso fino al 5 giugno la mostra  “Intrigantes incertitudes “ - "Intriganti incertezze" una collettiva tematica “intima e universale” che raggruppa le opere di oltre quaranta artisti di Europa, Africa, America, percorrendo i loro regni interiori, popolati di interrogativi, fantasmi e sogni.

I volti in mostra sono di Ugo Giletta, artista saluzzese, classe 1957, proprietario della San Firmino film, con un lungo elenco di collettive e personali in Italia e all’estero.

Dopo Saint Etienne sarà a Parigi nella mostra “Significanti incertezze” dal 14 maggio al 19 giugno alla galleria Placido, con Veronika Holcová, Marine Joatton, Christian Lhopital, Barthélémy Toguo, Sandra Vasquez de la Horra, Fabien Verschaere.

Due delle sue opere saranno a Pechino dal 16 luglio nella prima esposizione d'arte italiana del collezionista cinese George Wong che vuole rappresentare l’arte contemporanea italiana in Cina, a partire dall' Informale, passando all’Arte Povera e alla Transavanguardia, fino ad arrivare alla scuola Romana. Fra gli altri, spiccano i nomi di artisti come Kounellis, Pistoletto, Paolini, Mondino, Salvo, Pizzi Cannella, Desì.

La critica dedica ai volti di Giletta, ridotti al minimo, concentrati, compressi, interessanti analisi per ciò che racconta il loro mutismo. “Giletta cerca di depersonalizzare completamente il volto, mettendo in primo piano la dimensione archetipica, in modo da rendere concrete la nudità e la vulnerabilità, la fragilità e la caducità della vita".

Scrive Lorand Hegyi, critico d’arte ungherese attualmente amministratore delegato di Arte Moderna al Museo Saint-Etienne Métropole. “Le forme di Ugo Giletta sono muti testimoni della nostra epoca che hanno trasformato in realtà “la povertà dell’esperienza umana”; il loro essere esprime questa condizione del mero esistere. Sono come raccoglitori che si possono osservare solo dall’esterno, ma il cui interno è ricco di contenuto. La loro forte dichiarazione poetica risiede appunto in questo loquace silenzio: sanno molto, hanno visto molto, sono state plasmate dagli avvenimenti e dagli eventi della nostra epoca, sono state formate dalla povertà. Il loro Essere in questa forma tangibile è testimone di un messaggio senza storie, senza aneddoti, senza ulteriori riferimenti letterari, la loro povertà è la loro forza, il loro Essere nudo, puro, reale, privo di pathos, rappresenta la loro autentica, discreta, sicura, dichiarazione: sono le forme del “nudo contemporaneo”.

Di sé stesso, Giletta parla in questi termini: "Nel tempo, sono stato molto attento al concetto filosofico nietzschiano dell’ ”eterno ritorno dell’uguale” da me inteso come la ciclicità degli eventi che ci offre costantemente la possibilità di essere attuali. Sono convinto che l’esercizio, la ricerca della verità, della perfezione, della bellezza, di dio, dell’assoluto sia l’ossessione reale ed inconscia di ogni individuo.

A volte penso che l’utopia della vita ci pone di fronte a questo tema cercando da noi una risposta, un tentativo che, nel mio caso, mi porta a reiterare lo stesso concetto con la conseguente consapevolezza dell’utopia stessa. Nella mia attività artistica non progetto mai ciò che realizzo, non cerco l’idea per rappresentare qualcosa, per dargli un senso o un significato, mi piace pensare alla mia opera come “significante”.

Non insegue un risultato premeditato, ma nonostante ciò  ogni volta, afferma, di  sorprendersi  della conclusione. L’effetto finale  è che ogni volto ha una sua specifica espressione che reca dentro di sé la propria condizione umana.

Vilma Brignone

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