Sono giorni difficili per Ncd (Nuovo Centro Destra) il partito-cespuglio nato dalla scissione con Forza Italia. Il leader del partito e Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è nella bufera per una vicenda che vede chiamati in causa due suoi familiari per assunzioni facili alle Poste.
Prima il fratello Alessandro, assunto con un contrato di 160 mila euro in una società collegata alle Poste per intercessione di Francesco Pazienza, il faccendiere al centro del nuovo scandalo romano. Ora anche il padre, che avrebbe inviato 80 curricula per favorire assunzioni alle Poste. Non è tanto la pratica delle raccomandazioni, radicata nel sistema Italia, a fare scalpore, quanto che il caso si inserisca nell’inchiesta “Labirinto”, che ha portato il Nucleo Speciale della Guardia di Finanza della capitale, a scoprire un vorticoso giro di tangenti e a mettere sotto inchiesta oltre 50 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.
Il fatto che l’inquilino del Viminale abbia due suoi congiunti tirati in ballo nello scandalo non depone a favore di Ncd, forza politica che, nelle intenzioni, era nato per dissociarsi da una gestione considerata “allegra” e “padronale” di Forza Italia. Un anno fa circa, il Ministro dei Lavori Pubblici, Maurizio Lupi, dovette dimettersi per una vicenda analoga che aveva riguardato il figlio.
Riuscirà Alfano a resistere alla pressione mediatica che si sta intensificando di ora in ora? Va detto che lo scandalo romano non è l’unica spina nel fianco del segretario Alfano. C’è in ballo anche il nodo della linea politica che non trova più tutti concordi. In particolare, gli esponenti lombardi, Lupi e Formigoni, vorrebbero che Ncd uscisse dal governo.
Enrico Costa, Ministro per le Autonomie Locali, unico cuneese a far parte del governo Renzi proprio in quota Ncd, tenta una difficile mediazione dichiarando alle agenzie che “Non si può tornare indietro dalla linea politica intrapresa”. Ieri sera avrebbe dovuto tenersi a Palazzo Madama un incontro dei parlamentari, ma è stato rinviato come gesto di omaggio verso le vittime dell’attentato di Dacca, rimpatriate in serata. Una motivazione formale ineccepibile, ma realisticamente poco credibile per un partitino sull’orlo di una crisi di nervi senza precedenti.













