Ricorre domani, 2 febbraio, un anniversario forse poco conosciuto a chi non navighi nel "grande mare" della tecnologia (come il sottoscritto, d'altronde): l'assegnazione dell'ultimo pacchetto di indirizzi IP, da parte dell'Internet Assigned Numbers Authority, della versione IPv4.
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza, per come possibile.
Le connessioni a Internet da tutti noi utilizzate si basano su uno specifico Internet Protocol, e attraverso l'identificazione di altrettanto specifichi pacchetti di "indirizzi IP", circa 16 milioni l'uno, utilizzabili appunto per effettuare la connessione: attualmente le due versioni dell'Internet Protocol più utilizzate sono la "numero 4" e la "numero 6".
Sfruttata sin dagli anni '80, la versione 4 si sta rapidamente esaurendo; nell'aprile del 2004 erano infatti già stati assegnati 160 blocchi di indirizzi IP sui 255 disponibili in totale, e il 2 febbraio 2011 si è raggiunto il limite massimo.
Sì, insomma: tra non molto tempo nel nostro mondo "interconnesso", potrebbe non esserci letteralmente più spazio per tutti.
Nel corso degli anni gli addetti hai lavori hanno valutato diverse soluzioni possibili, una su tutte il passaggio totale alla versione numero 6 (dotata di un maggior numero di pacchetti e di indirizzi relativi), che risulta tanto necessaria quanto lunga da affrontare; le misure temporanee prevedono un maggior controllo nell'assegnazione degli indirizzi dell'IPv6 rimanenti, lo sfruttamento di blocchi già assegnati ma non effettivamente utilizzati e lo sfruttamento di nuovi schemi di assegnazione (CIDR, NAT e DHCP) capaci di ampliare il numero di host ospitati su un dato indirizzo o di assegnare indirizzi in modo temporaneo.
E' indubbio, però, che il recentissimo sdoganamento dei dispositivi mobili dotati di collegamento wireless abbia ristretto ancora di più il tempo a disposizione per effettuare il passaggio alla IPv6. Così come è facilmente immaginabile che il grande sviluppo tecnologico di zone del mondo densamente popolate come Asia, India e Cina renderà nel prossimo futuro poco gestibile la quantità di utenti costantemente connessi alla rete Internet.
Chi vivrà, vedrà, come si dice. Nella speranza di poter sopravvivere a un'eventuale Ipcalypse.












