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Attualità | 05 febbraio 2017, 19:20

“Ci è stato impedito l'ingresso in azienda”, parla uno dei lavoratori Abet di Bra contrario allo sciopero indetto dai sindacati

Riceviamo e pubblichiamo lettera di un lavoratore che aveva deciso, insieme ad una cinquantina di colleghi, di non aderire all'iniziativa di protesta

“Ci è stato impedito l'ingresso in azienda”, parla uno dei lavoratori Abet di Bra contrario allo sciopero indetto dai sindacati

Spett.le Redazione,

relativamente all'articolo sullo sciopero dei lavoratori Abet a Bra contro la terziarizzazione di alcuni servizi, per dovere di verità ci tengo a portarVi a conoscenza del fatto che l'adesione dei lavoratori dipendenti della Abet Laminati S.p.A. allo sciopero non è stata "totale" come avete scritto Voi in base a quanto riportato dal comunicato emesso dalle RSU, bensì "decisamente massiccia" (senza con questo voler negare che la stragrande maggioranza ha di fatto partecipato allo sciopero).

Sostengo con forza la mia versione in quanto - da lavoratore Abet quale sono - ho presenziato ed assistito ai fatti verificatisi nel corso della giornata di venerdì a partire dalle 8 di mattina. Io appartengo al gruppo di minoranza dei dipendenti che hanno scelto liberamente di non prendere parte all'iniziativa promossa dalle RSU. Eravamo in totale circa una cinquantina gli intenzionati ad andare comunque al lavoro ma ci è stato impedito l'ingresso in Azienda da un nutrito gruppo di persone che opponendo un'ostruzione fisica (messa in atto da una barriera umana di scioperanti). Per di più, con atteggiamento intimidatorio e di spregio, non solo ci hanno bloccato ma addirittura ci hanno respinto fisicamente intimandoci di non insistere e di indietreggiare.

Ora vogliate cortesemente concedermi una considerazione su quanto è avvenuto, in quanto credo sia importante che i lettori conoscano tutti gli aspetti della verità dei fatti consumatisi in quella giornata.

Faccio una premessa: personalmente sono a favore della libertà di espressione e di manifestazione a patto però che sussistano le condizioni minime necessarie a garantire il rispetto di TUTTI.

In un paese democratico è assolutamente necessario che ognuno comprenda a fondo e riconosca che: l'espressione dell'altrui opinione non deve impedire al prossimo di esprimere liberamente - e sempre rispettosamente - la propria; il diritto di godimento della propria libertà termina allorché (o laddove) interferisce nel diritto del prossimo  di godere della propria.

Lo scorso venerdì 3 Febbraio di fronte all'ingresso dello stabilimento della Abet Laminati S.p.A. di Viale Industria, alcuni dei manifestanti che "presidiavano l'area" e che mettevano in atto una generale azione ostruzionistica di carattere intimidatorio, hanno ignorato i normali principi di rispetto reciproco che sono (o almeno dovrebbero essere) la base dei rapporti interpersonali in una società civile. Sono stati calpestati i diritti di una certa parte dei dipendenti che hanno deciso di non aderire all'iniziativa di protesta organizzata e messa in atto dalle RSU delle Sigle Sindacali che hanno una rappresentanza in Azienda.

Ad un gruppo di lavoratori dipendenti che avevano deciso di non aderire all'iniziativa di sciopero e protesta (io fra di loro) è STATO IMPEDITO DI ENTRARE sino alle 10 del mattino, allorché fra schiamazzi, cori beffardi, applausi sarcastici e altre insulse espressioni di disprezzo, siamo entrati scortati dai Carabinieri grazie ai quali ci è stato finalmente garantito l'accesso alle strutture dell'Azienda presso cui lavoriamo. È legittimo voler entrare per lavorare, così come lo è lo scioperare e manifestare davanti ai cancelli o almeno così credevo... invece no, mi sbagliavo. Ora, al di là della situazione e dell'atmosfera pesante che per varie ragioni si è venuta a creare nelle ultime settimane fra una certa frangia di lavoratori e la dirigenza, vorrei solo ricordare a tutti che cosa significa "picchettaggio".

Il "picchettaggio" costituisce una forma di sciopero consistente nell'azione di presidio davanti ai luoghi di lavoro per impedire l'ingresso ai dipendenti non aderenti allo sciopero. Il picchettaggio viene considerato legittimo SOLO se si limita in un'opera di persuasione e di esortazione anche continuativa ed intensa, verso gli altri lavoratori.

Quando però si manifesta mettendo in atto comportamenti intimidatori o ostruzionistici, il picchettaggio è riconducibile al reato per violenza privata, in quanto va a limitare la libertà di scelta e di comportamento delle altre persone (art.610 Cod. penale). Il reato di violenza privata si estrinseca in un comportamento intimidatorio idoneo, secondo le circostanze del caso concreto, ad eliminare o ridurre sensibilmente negli altri lavoratori la capacità di determinarsi e agire secondo la propria volontà. Si tratta invece di un illecito civile quando viene violato il diritto di libertà di ciascun lavoratore, concretizzandosi di fatto in un'attività di mero ostruzionismo che impedisce l'accesso ai luoghi di lavoro. Pur tuttavia, in presenza di condotte di ostruzione degli ingressi sui luoghi di lavoro mediante il ricorso a barriere umane, la giurisprudenza è ancora divisa tra il riconoscimento della sussistenza del reato di violenza privata e l’irrilevanza penale della condotta, sia per mancanza del requisito della “violenza” richiesto dalla norma, sia per carenza di antigiuridicità, trattandosi dell’esercizio del diritto di sciopero, costituzionalmente garantito. Il risultato è che a fronte di un numero sempre crescente di procedimenti penali iscritti nei confronti di lavoratori scioperanti che realizzano condotte di “picchettaggio”, nelle aule di giustizia penali non si è ancora giunti a una soluzione chiarificatrice. Morale: in tal caso la disciplina in materia è tale per cui la legge tutela i "prepotenti che si impongono" piuttosto che i sopraffatti che rispettano il diritto di sciopero ma soccombono... Noi non abbiamo impedito loro di scioperare e manifestare, non li abbiamo indotti a rimuovere il presidio ed andarsene, loro invece ci hanno impedito di scegliere liberamente e questo NON VA BENE.

Neppure l'essersi appellati al principio del libero arbitrio e alla libertà di scelta è valso a qualcosa; così (benché contrariati e amareggiati) abbiamo accettato la situazione e abbiamo indietreggiare dinanzi alla barriera umana che si frapponeva minacciosa fra di noi e l'ingresso.

Questo atteggiamento a mio avviso è stato IRRISPETTOSO da parte di certi manifestanti nei confronti di chi come me aveva deciso di non voler aderire all'iniziativa. La legge però non ci tutela, non tutela i sopraffatti bensì i soverchiatori. 

Oltre ai comunicati stampa dei sindacati fate conoscere ai lettori anche la versione di chi ha vissuto l'esperienza in modo molto meno "gridato", sopportando e subendo in silenzio per il bene di tutti e per evitare di esacerbare gli animi.

Lettera firmata 

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