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Attualità | 10 maggio 2017, 10:45

Ministero delle Politiche Forestali e Regione Piemonte in difesa del patrimonio forestale: "Il "montanaro" deve essere custode interessato"

Riceviamo e pubblichiamo

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Gentile Direttore,

“Tutela e valorizzazione del patrimonio forestale” è il tema di fondo che il Ministero delle Politiche Forestali e la Regione Piemonte hanno lanciato per affrontare le necessità e le proposte riguardanti i boschi. E’ un grido di lamento che si perpetua ormai da anni, ulteriore indice di mancanza di progettualità e di volontà politica, nonché di abbandono e di degrado dell’intero territorio montano. Ben vengano quindi iniziative e  incontri che permettono almeno di discutere le realtà locali e di fare emergere le esigenze di chi vive in montagna e lavora i boschi.

I montanari, appunto, e c’è da domandarsi quando tornerà il paesano (le paysan) al centro del sistema? Questo concetto fondamentale lo ha posto Daniela Risso, presidente del Comitato per l’Associazione Beni Usi Civici di Andonno-Valdieri, al recente Forum Nazionale delle Foreste, tenutosi a Cuneo, nel quale ha denunciato pubblicamente: "Negli ultimi decenni l’eccesso di democrazia liberista sopporta una sovrapposizione di competenze, una parcellizzazione delle norme ambientali ed una estenuante rincorsa tra obblighi, divieti, adempimenti, a furia di dare un peso a tutti i portatori di interessi, con le relative unità di misura."

Affronto un effetto eclatante di questi “Obblighi” imposti dalla Regione nella Zona di protezione speciale Alpi Marittime: "Qualsiasi intervento selvicolturale, incluso l’esbosco, è sospeso nei periodi di nidificazione dell’avifauna, dal 1° aprile al 15 giugno fino a 1.000 metri di quota e dal 1° maggio al 15 luglio per quote superiori”. Ne ho fatto oggetto di una interpellanza presentata all’Unione Montana delle Alpi Marittime. Va preso atto che l’Ente Parco, ben conscio della vigente consuetudine locale, determinata dalla precoce chiusura autunnale delle vie d’accesso alle superfici forestali a gestione attiva, di ultimare in primavera i tagli avviati nell’autunno precedente, aveva deciso di ovviare agli effetti negativi dell’applicazione indiscriminata dell’obbligo disposto svolgendo la valutazione di incidenza in campo con sopralluoghi preventivi per l’accertamento dell’assenza di nidi ed esentando perciò da questa procedura gli interventi che avessero ricevuto la valutazione positiva per assenza di fenomeni di nidificazione.

La non applicazione di questo modus operandi  comporta un elevato rischio di abbandono della gestione attiva del bosco derivante dall’imposizione indiscriminata di questa prescrizione. E ciò aggiunge un ulteriore periodo di inattività rispetto a quello determinato dall’innevamento e\o dalla presenza di ghiaccio, fenomeni che normalmente impediscono di intervenire in bosco prima della fase di silenzio selvicolturale. E’ quindi necessario garantire il rispetto del principio di precauzione ambientale a favore di specie avifaunistiche di interesse conservazionistico, limitando però nel contempo aggravi aggiuntivi delle condizioni di lavoro in bosco.

E’ di essenziale importanza contemperare le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie presenti con gli usi vigenti presso la comunità locale di montagna. E’ questo un esempio concreto di come intendiamo la gestione forestale associata: il “montanaro” diviene il custode interessato del territorio, componente assieme al Comune e al Parco della gestione autonoma dei beni ad uso civico.

Grazie,

Guido Giordana - Consigliere comunale Valdieri

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