JOBS ACT: I PIU’ COLPITI SONO I GIOVANI
Secondo l'Istat l'indice del clima di fiducia dei consumatori è tornato a diminuire e la causa sarebbe da imputarsi sia alla contingenza economica che ad un diffuso pessimismo verso il futuro. Se ne deduce che i consumatori e le imprese vivono il paese reale e ne colgono le condizioni di estrema difficoltà, la ripresa incerta, fragile e dettata più da indicatori macroeconomici che non dalla risoluzione di alcuni problemi strutturali del nostro Paese.
La realtà descrive una ripresa che non si accompagna adeguatamente al rilancio nella qualità del lavoro, un tunnel ancora molto lungo nel quale andrebbero superate le fortissime polarizzazioni esistenti, in modo particolare nel sistema produttivo. Se il 20% delle imprese , analogo è il dato relativo alla provincia di Cuneo, ha scommesso sull'innovazione, sulla ricerca e soprattutto sulla valorizzazione delle persone che lavorano, bisognerebbe accompagnare il resto del sistema produttivo, più orientato a una domanda interna ancora stagnante o debole, verso la crescita e lo sviluppo.
Eppure il Governo ha recentemente sostenuto di aver ottenuto un grande successo sul fronte del lavoro, vista la drastica riduzione di ore di cassa integrazione. Al contrario, a nostro avviso, sarebbe corretto dire che se una parte di cassa integrazione si è ridotta, in funzione di una positiva capacità del sistema produttivo di ripartire, la rimanente è da attribuirsi alle modifiche introdotte al sistema degli ammortizzatori sociali, a partire dalla riforma Fornero, a seguire con il Jobs Act. Siamo cioè di fronte a un sistema di ammortizzatori che, per durata e per perimetro, si è molto ristretto negli ultimi anni, il cui calo è da attribuirsi alla maggiore difficoltà di accedere agli strumenti di ammortizzazione e dalla riduzione del costo dei licenziamenti.
Il Jobs Act che , secondo il Governo, avrebbe dovuto garantire assunzioni a tempo indeterminato ai giovani e favorirne l'occupazione si è rivelato , al contrario, un fallimento proprio per le giovani generazioni. La revisione delle norme sui licenziamenti si è dimostrata nient'altro che un grande regalo al sistema delle imprese, con un impoverimento molto forte delle tutele dei lavoratori. Senza contare che gli sgravi contributivi delle leggi di stabilità, in modo particolare quella del 2015, hanno premiato principalmente gli over 50 lasciando fuori i giovani e che le attivazioni a tempo indeterminato sono comunque cessate con la fine degli sgravi , come una “bolla di sapone” che scoppia. Aggiungiamo che la fine degli sgravi, vincolati solo a favorire le aziende e non l’occupazione, potrebbe oggi determinare l'espulsione di parte di quei lavoratori il cui costo di espulsione, per le aziende, sarebbe minore del beneficio contributivo di cui hanno goduto in questi in questi anni.
Oggi, rispetto al 2014, i numeri ci parlano di un calo di nuove attivazioni a tempo indeterminato. Nella nostra provincia quasi 9 lavoratori su 10, che abbiano avuto la fortuna di entrare nel mercato del lavoro, vi entrano con forme particolarmente precarie.
Se è vero che abbiamo recuperato in termini numerici posti di lavoro, si tratta di un lavoro più povero e più fragile, in un mercato del lavoro nel quale, rispetto al 2008, molto inferiore è il numero di ore lavorate.
La segreteria provinciale
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domenica 26 aprile
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