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Politica | 05 febbraio 2018, 07:03

Il “caso Garnero” anticipa scosse ben più temibili nel municipio di Cuneo

Superate le scaramucce tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, dopo il voto del 4 marzo un terremoto di altra entità potrebbe interessare la maggioranza consiliare. Reggerà l’alleanza tra “Centro per Cuneo” e Pd?

Il “caso Garnero” anticipa scosse ben più temibili nel municipio di Cuneo

Manca un mese esatto al voto del 4 marzo e già si registrano le prime scosse in municipio a Cuneo. Scosse, in verità, di modesta entità che riguardano per il momento esclusivamente l’opposizione di centrodestra, ma che dopo il voto potrebbero salire d’intensità e interessare la maggioranza con ben altre conseguenze. Ma procediamo con ordine partendo dai fatti.

Massimo Garnero, unico consigliere comunale azzurro a Cuneo, annuncia, in sede non ancora istituzionale ma durante una conferenza stampa di Fratelli d’Italia, che cambierà casacca seguendo le orme della più celebre sorella, Daniela Garnero Santanchè, capolista al Senato sul Piemonte 2 per il partito di Giorgia Meloni.

Capisco l’amarezza di Massimo che aspirava ad una candidatura alle elezioni politiche. Il partito ha fatto altra scelta. Ci lascia e mi spiace ma ce ne faremo una ragione. Confido che, coerentemente con quanto rinfacciava a Riccardo Cravero due anni fa, si dimetta essendo stato eletto con i voti di Forza Italia”: così Maurizio Paoletti, commissario provinciale di Forza Italia subentrato a Garnero, commenta  quanto avvenuto ieri (sabato 3 febbraio) alla presenza di Guido Crosetto e William Casoni.

In verità, a voler essere obiettivi, il seggio in Consiglio comunale spettava a Fratelli d’Italia, dal momento che titolare era il candidato sindaco del centrodestra, Giuseppe Menardi, espresso da quella formazione in virtù di una spartizione al tavolo regionale tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Se poi oggi Menardi si senta ancora parte di Fratelli d’Italia è altra questione, ma non è questo su cui intendiamo porre l’attenzione.

Ai fini politici, il “caso Garnero” può risolversi con qualche scaramuccia tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Alla fine si dovrà constatare che i legami famigliari vengono prima di tutto e si avrà uno sguardo di comprensione per Massimo che ha voluto seguire le orme della sorella Daniela.

Dopo il 4 marzo, dove le scosse sismiche potrebbero essere di ben maggiore entità è all’interno della variegata maggioranza consiliare guidata dal sindaco Federico Borgna. E’ risaputo che i sette consiglieri di “Centro per Cuneo”: Valter Fantino, Loris Marchisio, Maria Laura Risso, Silvano Enrici, Luca Pellegrino, Umberto Fino e Vincenzo Pellegrino, e i quattro assessori espressione del gruppo: Luca Serale, Cristina Clerico, Davide Dalmasso e Franca Giordano non siano esattamente omologhi a Pd e centrosinistra. Parecchi di loro, in particolare, sono politicamente vicini ad Enrico Costa di “Noi con l’Italia”, la quarta gamba del centrodestra.

Finchè Costa era ministro nei governi Renzi e Gentiloni il problema non si poneva, ma ora il quadro politico è cambiato e dopo il verdetto delle urne la questione non potrà più essere elusa. Se il centrodestra avrà la maggioranza per varare un proprio governo, le ricadute sulla giunta di Cuneo saranno inevitabili. Se, invece, il responso delle urne fosse incerto e si arrivasse ad un governo di larghe intese, come viene ipotizzato da più parti, la giunta cuneese difficilmente verrebbe scalfita.

Borgna si rafforzerebbe considerando che il “modello Cuneo” ha fatto scuola politica al Paese e gli osservatori non potrebbero non additare il capoluogo della Granda come un “laboratorio” da assumere ad esempio.

Giampaolo Testa

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