L’ultimo episodio che l’ha vista, pur se marginalmente, protagonista non ha nulla a che vedere con la cronaca.
Di che cosa stiamo parlando?
Della strada provinciale numero 26, nei quattro chilometri e mezzo del tratto compreso tra Paesana e Sanfront. La strada si è ritrovata al centro di un servizio televisivo di Rai1, in occasione dell’ondata di maltempo del Burian.
Le telecamere Rai avevano intervistato anche due tecnici della Provincia di Cuneo, l’ente competente sulla strada in questione. Uno di questi aveva parlato dell’incidente che si era verificato poche ore prima della diretta Tv, che aveva visto coinvolto un Tir, finito con il semirimorchio in un fosso, in località Cappella Nuova, alle porte di Paesana.
“Più sotto – erano state le parole del dipendente della Provincia – un Tir si è ribaltato nella scarpata, a causa probabilmente di una distrazione”.
Non propriamente corretto.
Difficile pensare che le decine di Tir usciti di strada negli ultimi anni abbiano come unica causa le distrazioni degli autisti.
Specialmente dal momento in cui gli incidenti si verificano prevalentemente nel tratto compreso tra Paesana e Sanfront, praticamente sempre all’altezza della località Cappella Nuova. Qui, i prati a bordo strada sono stati teatro di una lunga serie di incidenti, dalle “semplici” uscite di strada, a Tir che si sono letteralmente ribaltati.
Una delle cause, forse però la più frequente, risulta evidente ad “occhio nudo”.
Le banchine della Provinciale 26 stanno cedendo vistosamente e la sede stradale si presenta dunque “a schiena d’asino”. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante e che, se ci si sofferma per qualche decina di minuti ad osservare il traffico dei mezzi pesanti, determina un pericoloso movimento ondulatorio dei semirimorchi del Tir, che in certi tratti tendono a sbandare verso destra, verso dunque il ciglio della strada.
A ciò si somma la larghezza della sede stradale, nel tratto tra Paesana e Sanfront decisamente più stretta, con criticità che si ripresentano puntuali ogni qual volta due Tir si incrocino, uno in salita ed uno in discesa. I mezzi pesanti, per non urtarsi fra loro, sono costretti a tenersi il più possibile a destra, rischiando però di rimanere “vittime” delle banchine.
Ultimo, la velocità. Un aspetto che sicuramente influisce e per contrastare il quale l’Unione montana del Monviso si sta attrezzando con velobox e autovelox.
Le condizioni di questo breve tratto di Provinciale sono state sottolineate da un sindaco della zona ad un esponente politico giunto in Valle Po per il tour elettorale prima della consultazione del 4 marzo.
Serve, infatti, l’aiuto del Governo centrale per mettere mano a questa via di comunicazione che, vista la costante crescita dello stabilimento della Fonti Alta Valle Po (dove si imbottiglia l’Acqua Eva), assume, col passare dei giorni, sempre maggiore importanza.
La Provincia, nella sua veste di Ente strumentale, non può di certo, da sola, farsi carico di un’operazione così gravosa.
Sullo sfondo, a livello nazionale, v’è grande incertezza sulle sorti del nostro Governo, ma di certo rimane il fatto che i nostri Parlamentari, eletti (anche) con i voti delle Vallate, debbano farsi carico del problema.
Se non altro per premiare chi, in questi ultimi anni, ha nonostante tutto deciso di investire e creare occupazione in un territorio di per sé già fortemente disagiato.
Anche se poi, di motivi, ce ne sarebbero molti altri ancora.




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