Gentile Direttore,
questo venerdì, alle ore 19, il nuovo spazio giovani dell’ex-caserma “Mario Musso” si apre alla riflessione su temi di stretta attualità. Su iniziativa di alcuni ragazzi, protagonisti fin dai primi passi nella realizzazione dei nuovi locali, abbiamo organizzato un incontro per provare a riflettere insieme sulla situazione siriana.
Lo faremo ascoltando la drammatica testimonianza di una famiglia di profughi, scampata ai bombardamenti e giunta in Italia grazie ai corridoi umanitari.
Ali Al Abdallah, marmista di Aleppo, conduce una vita relativamente tranquilla finché, nel 2013, la situazione in città diventa insostenibile: per lui, per sua moglie Khalidieh e, soprattutto, per i suoi giovani figli. La “battaglia di Aleppo”, nota alle cronache in quanto episodio chiave della guerra civile siriana, porta alla divisione della città in due parti controllate rispettivamente dal governo (Ovest) e dai ribelli (Est). L’estenuante guerra posizione e i bombardamenti massicci sugli edifici devastano Aleppo, resa ormai una vera e propria polveriera. L'altissimo numero di morti, stimato in almeno 31.000, fa attribuire al conflitto la nomea di "madre delle battaglie" e alla città stessa di "Stalingrado di Siria".
Da questo inferno Ali è costretto a fuggire, portando con sé la sua numerosa famiglia. L’esodo ha inizio nel 2013, quando da Aleppo giunge al campo profughi di Tel Abbas, in Libano, a pochi passi dal confine siriano. Qui, tra mille stenti, viene alla luce Amal, l’ultima dei nove figli, il cui nome in arabo significa “speranza”. Ed è proprio la speranza ad animare, dopo anni trascorsi a Tel Abbas, le prospettive di Ali.
La svolta è racchiusa in un provvidenziale incontro con alcuni parrocchiani di un’unità pastorale torinese, i quali attivano le procedure per i corridoi umanitari. Nel giro di pochi mesi, i profughi giungono finalmente a Beirut: ad attenderli, un volo di sola andata per l’Italia.
L’arrivo nel Belpaese avviene nell’aprile 2017, grazie all’azione congiunta di 6 parrocchie dell’Unità pastorale 9 – Sant’Alfonso di Torino, che mobilitano per la causa oltre 150 persone, le cui donazioni - dai 10 ai 100 euro al mese per due anni – mettono insieme 3.500 euro utili al sostentamento, all’inserimento scolastico e lavorativo e a tutte le necessità della famiglia di Ali, inclusa nel contingente di mille profughi siriani che il governo italiano si è impegnato ad ammettere attraverso corridoi umanitari gestiti con la comunità di Sant’Egidio, la Tavola Valdese e “Operazione Colomba” dell’associazione Papa Giovanni XXIII. A fornire invece un’abitazione e – soprattutto – relazioni calde e inclusive è il Gruppo Abele, che da subito ospita la famiglia presso la comunità il “Filo d’erba” di Rivalta.
È qui che tuttora, in attesa di trovare un alloggio in affitto che ne garantisca una piena autonomia, il nucleo di rifugiati trascorre la propria quotidianità. Una vita ricca di impegni, con i nove figli a districarsi tra scuola, tirocini formativi e corsi suppletivi di lingua italiana. Di questo e molto altro porteranno diretta testimonianza Ali e il figlio 16enne Hussein, coadiuvati da Rãina, mediatrice culturale e traduttrice, e da Beatrice Scolfaro, vicepresidente del Gruppo Abele Onlus.
A fine serata si terrà un momento conviviale, ove sarà possibile assaggiare un tipico antipasto siriano. Convinti della valenza pedagogica di tali testimonianze, rivolgiamo l’invito a tutta la cittadinanza, nell’auspicio che incontri analoghi possano sollecitare le coscienze rispetto ad una realtà complessa e drammatica. Una corretta informazione, autentica e non edulcorata, resta il migliore propulsore di una cultura di pace e solidarietà.
Grazie,
Alberto, Letizia e Andrea (educatori progetto “approssimazioni” - Saluzzo)













