“Alte speranze” è il titolo dello spettacolo andato in scena a Cuneo ( venerdì 1° giugno) nella Sala San Giovanni, portando a casa un bel successo di pubblico e un ottima valutazione dell’esperienza da parte di docenti e allievi.
In scena il cast di studenti del CPIA di Cuneo ( Centro provinciale istruzione per adulti) in reggenza quest’anno ad Alessandra Tugnoli dirigente dell’istituto Soleri Bertoni di Saluzzo.
La messa in scena è stata l’approdo del laboratorio teatrale opzionale che da tre anni costituisce parte integrante dell’offerta formativa della scuola che offre percorsi di alfabetizzazione, di conseguimento della licenza media e del diploma di istruzione tecnica a oltre 1200 iscritti di varia età (dai 16 anni) e di varia geografia – spiega la dirigente.
Gli studenti coordinati dal professor Ficano con le professoresse Musco e Cappella hanno lavorato su un testo che prende spunto da un fatto reale di cronaca: l’inserimento di un gruppo di migranti sbarcati in Sicilia all’interno di una piccola comunità montana ai piedi del Monviso.
"Il loro è stato un lavoro molto articolato che ha unito lo scopo educativo e il miglioramento della lingua a conoscenze di articoli della Costituzione italiana, di problematiche di integrazione, tra stranieri ed italiani, ma anche tra stranieri stessi".
Gli studenti, alcuni provenienti dall’Africa equatoriale (Moussa Diallo, Mohamed Lamine Diallo, Nitha Joseph Clarence, Osayande Francis, Osunde Otaniyen, Enigue Bridget), altri dall’Africa mediterranea (Marsoul Rkia, Soufiane Omaima), altri dal Sud America (Canga Yany, Navarrete Elena, Segura Cecilia) e dal Sud est asiatico (Rosalejos Ritchel, Makariointha Makariointha) e altri ancora da Paesi europei quali la Russia (Bogdanova Zulfira) e l’Albania (Cereni Teuta), hanno messo in scena con passione e impegno uno spettacolo che, per le tematiche proposte (la questione ambientale e il fenomeno migratorio visto nelle sue cause politiche, economiche ma anche ambientali) e per il modo in cui sono state trattate, ha rappresentato un momento di profonda riflessione storica e civica.
Del resto, diverse sono state anche le scene in cui la caratterizzazione dei personaggi ha permesso di sdrammatizzare gli eventi e di avere dei momenti più leggeri con degli spunti comici".
La vicenda narrata prende le mosse da uno dei progetti S.p.r.a.r. attivati nella provincia di Cuneo - spiega Ficano - progetto attraverso il quale un gruppo di profughi e richiedenti asilo africani e mediorientali provenienti da un centro di accoglienza siciliano vengono accolti in un piccolo e spopolato borgo nelle vicinanze del Monviso. Le nuove presenze sono salutate con favore da alcuni dei pochi anziani che ancora ci vivono e che vi scorgono l’occasione per “far tornare un po’ di vita”; ma mettono anche in moto dei meccanismi di rifiuto e di conflittualità da parte di altri membri della comunità che, influenzati dalla massiccia propaganda “sovranista e populista”, vi scorgono una minaccia economica e culturale per la “tranquilla vita del borgo”.
Alla fine, passando in rassegna la miseria, la “malora” e la fatica della vita contadina di un tempo e attraverso il ricordo della propria esperienza migratoria, l’intera comunità riprende empaticamente coscienza del valore dell’accoglienza e della solidarietà e si riconcilia nell’”alta speranza” di una rinnovata e pacifica convivenza.
Accoglienza e solidarietà, valori religiosamente affermati dall’autentica cultura cristiana rappresentata dalla figura del parroco Don Franco che accoglie i ragazzi, ma anche laicamente sanciti dalla Costituzione. Una Costituzione che, anche se spesso “disattesa e tradita”, continua a configurarsi come “faro e orizzonte di valori” in un’epoca buia e di smarrimento come la nostra. Una Costituzione – madre che esorta e protegge i più fragili e le minoranze, perché solo in una comunità dove i diritti delle minoranze vengono garantiti c’è una reale democrazia.
Una democrazia che non può dunque essere concepita soltanto come metodo e “dittatura” della maggioranza, ma come sistema di valori che pone al centro la dignità della persona, così come scolpito in chiare lettere nei principi fondamentali della nostra Carta.
Hanno scritto gli studenti ……
"Mi sono piaciute le storie che sono state raccontate nello spettacolo, mi è piaciuto il lavoro di squadra e la crescita dell’amicizia tra tutti noi. Avevo paura che non andasse bene, ma invece è stato bellissimo, anche alla mia famiglia che è venuta a vederlo è piaciuto moltissimo. Per me è stato utile perché ho imparato tante cose e soprattutto mi è servito per parlare meglio l’italiano e per vincere la mia timidezza". (Makariointa Makariointa).
"È stato un grande progetto lo spettacolo: ’idea creativa del prof. Ficano ci ha fatto conoscere un altro meraviglioso mondo, ho conosciuto meglio la storia del popolo e della Costituzione italiana e sono nate tante amicizie" (Zulfira Bogdanova).
"Il teatro è stato un aiuto per crescere e per apprendere l’italiano con una passione comune e un bellissimo sogno: accompagnare persone provenienti da tutto il mondo in un percorso attraverso l’Italia e la sua cultura. Sono felice di avere fatto parte di questo gruppo e di aver fatto questa magnifica esperienza. Ha significato apprendere meglio la lingua italiana per una buona integrazione nella società ed è stato qualcosa di buono e divertente; ho chiamato questa esperienza “nuove radici”. Ringrazio il professore per i suoi sforzi nei nostri confronti, la Dirigente per le parole che ha detto prima dell’inizio dello spettacolo ed il pubblico che è stato presente con una forza che mi ha incoraggiato e mi ha aiutato a parlare la lingua del corpo" (Omaima Soufiane).
"Sono timida e questa esperienza mi ha aiutato a superare la mia paura di parlare in pubblico. Quando le giornate sono pesanti per la stanchezza o la tristezza piango; attraverso questa esperienza ho imparato ad esprimere le mie emozioni attraverso la finzione scenica. Ho imparato che sono state scritte tantissime leggi per tutelare le persone e la loro libertà, ma purtroppo questo non è bastato e non basta a fermare le crudeltà e le violenze che avvengono ogni giorno." (Ritchel Rosalejos).
"Il teatro per me ha significato amicizia e tirare fuori quello che sei veramente. Il nostro professore è stato un grande amico e un grande regista. Grazie a lui sono riuscita ad amare il mio ruolo e a trasmettere i miei sentimenti agli spettatori "(Cereni Teuta).
"La mia esperienza teatrale è stata molto significativa: non pensavo di avere le potenzialità per fare il ruolo che ho fatto. Ora valorizzo le persone anziane che mi raccontano quello che hanno passato durante la guerra. Ho capito meglio i valori della Costituzione: l’uguaglianza e la solidarietà che dobbiamo avere e trasmettere al nostro prossimo. Fare parte di un “piccolo” gruppo, ma grande di cuore, mi ha permesso di rinforzare i legami con i miei compagni". (Elena Navarrete).
"Il laboratorio teatrale per me ha significato molto. È stata un’esperienza bellissima interpretare un personaggio che non ho vissuto sulla mia pelle, mi ha aiutato a capire la vita che questi profughi hanno vissuto mentre venivano in Europa, a capire come la gente moriva e la sofferenza, la tristezza e il dolore provato per sopravvivere. Lo spettacolo mi ha anche fatto conoscere meglio la storia italiana, i fatti che hanno vissuto tanti italiani che emigravano in Francia e in America per sopravvivere come noi. A me questa esperienza rimarrà sempre nel cuore. Ringrazio il prof. per la fiducia che mi ha dato per potere continuare a provare a pronunciare bene le parole finchè ho imparato". (Otaniyen Osunde).


















