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Cronaca | 23 gennaio 2020, 16:30

Fallimento delle cabinovie Lurisia: a processo per bancarotta gli ex amministratori

Per il curatore fallimentare la stipula del mutuo per sostituire la vecchia cestovia fu “un’operazione senza alcun significato economico”

Fallimento delle cabinovie Lurisia: a processo per bancarotta gli ex amministratori

La “Cabinovie Lurisia srl”, che gestiva gli impianti ai piedi del monte Pigna, è stata dichiarata fallita nel 2015. La Procura di Cuneo ipotizza che il dissesto, stimato in 846mila euro, sia stato volutamente “procrastinato” fino al 2013 perché tra il 2007 e il 2008 la rivalutazione degli immobili sarebbe stata sovrastimata allo scopo di ottenere un mutuo dagli istituti bancari.

A processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta documentale sono gli ex amministratori della “ Cabinovie Lurisia srl” i liguri F.P. e A.P., A.B. e l’architetto I.V., membro del consiglio di amministrazione in quota al Comune di Roccaforte Mondovì. Con loro anche B.B., la cui posizione sarebbe più marginale.

La srl gestiva fin dagli anni Settanta gli impianti di risalita. Nel 2007 si dovette sostituire la vecchia cestovia. Il Comune, proprietario degli impianti, aveva proposto un progetto da 3 milioni di euro, finanziati in gran parte con gli investimenti della Regione per Torino 2006, mentre la “Cabinovie Lurisia srl” doveva partecipare alla spesa per circa 690mila euro in qualità di gestore.

Il contratto di affidamento fu firmato nel giugno 2008 e nell’ottobre dello stesso anno fu sottoscritto un mutuo di 700mila euro, per ottenere il quale il passivo di bilancio da 230mila euro sarebbe stato ripianato solo grazie a una rivalutazione che portò il valore di terreni e fabbricati da 300mila euro a 1 milione e 200mila.

Si tratta di un’operazione che non ha avuto nessun significato economico perché posta in essere in una circostanza in cui non c’era reddito - ma non c’è mai stato un reddito certo- , ‘impiccando’ la società, stipulando un mutuo sulla base di una rivalutazione dell’immobile che appare fuori luogo e senza nemmeno un business plan, o un elemento, che potesse suggerire come sarebbe stato ripagato il prestito ottenuto, ha spiegato il curatore fallimentare. “Dal 2009 in avanti, si può dire che la srl è in stato d’insolvenza. Nel 2010 c’è un decreto ingiuntivo e comincia la fase prefallimentare fino alla procedura esecutiva. A quel punto erano rimasti come amministratori i A. B. e i P., e nell’ultima fase viene nominato amministratore B.B. che però è palesemente una ‘testa di legno’: quando l’ho sentito ho constatato che non sapeva di cosa stesse parlando”.

Un’anomalia di questo fallimento sta nel fatto che venne preferito l’erario, mentre aumentavano i debiti nei confronti di fornitori, banche e dipendenti.

Rispondendo alle domande delle difese, il curatore ha riferito che i bilanci furono sempre approvati all’unanimità mentre non risultano relazioni negative, dimissioni o ricorsi da parte del collegio sindacale, che doveva vigilare.

Alla fine, il nuovo impianto di risalita, che doveva sostituire la cestovia con una seggiovia e raddoppiarne la capienza, fu ridimensionato sia nella capacità che nei tempi di percorrenza.

Il processo è stato rinviato al 12 febbraio per i testi delle difese.



Monica Bruna

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