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Attualità | 08 marzo 2020, 10:34

Auto in viaggio e assalto ai treni per raggiungere la Liguria nonostante le restrizioni: "Non si può più fare i furbi"

Una "fuga" dalla regione che si è concentrata tra le 22 e mezzanotte

Auto in viaggio e assalto ai treni per raggiungere la Liguria nonostante le restrizioni: "Non si può più fare i furbi"

La notizia delle nuove disposizioni sulla chiusura della Lombardia ha spinto centinaia di persone, ieri sera, a salire sul primo treno per allontanarsi da Milano. Una "fuga" dalla regione che si è concentrata tra le 22 e mezzanotte, subito a ridosso delle indiscrezioni sul decreto che classificava l'intera Lombardia a parte del Piemonte come zona a mobilità limitata.

L'ennesimo "pasticciaccio" della gestione dell'emergenza: il Decreto (ancora diverso rispetto alla bozza fatta trapelare da Palazzo Chigi) è stato reso ufficiale nella notte e, proprio questo anticipo nella divulgazione, ha consentito a molti residenti delle presunte zone rosse (poi confermate dopo ore), di prendere treni ed auto per uscirne rapidamente (non essendo ancora varato, le restrizioni del Dpcm non avevano validità).

Questa notte in migliaia sono partiti dalla stazione centrale di Milano ed anche le autostrade liguri sono state stranamente prese d’assalto nella notte, con un traffico inusuale per la notte tra il sabato e la domenica.

Centinaia di persone hanno preso d'assalto la Stazione Centrale e quella di Porta Garibaldi partendo verso le regioni più a Sud. Moltissimi anche i lombardi (e non solo) che hanno preso l'auto per raggiungere le destinazioni abituali di vacanza.

E la Liguria, specialmente la Riviera di Ponente (l'area savonese è quella più funestata dai numeri del contagio), è meta prioritaria per tanti turisti delle regioni settentrionali e possessori di seconde case che questa volta, in una seconda ondata rispetto a quella di fine Febbraio, si apprestano a ritornare sulle sponde del Mar Ligure.   

Oggi sono molti i camper parcheggiati nella zona di Pian di Poma a Sanremo, tutti provenienti da Piemonte, Lombardia ed Emilia.

Le indicazioni delle autorità, però, sono chiare: bisogna limitare gli spostamenti e, in casi particolari, chiudersi anche in casa. Questo è il modo per tentare di isolare il Coronavirus.

Questo, probabilmente, in molti non lo hanno ancora capito bene. Ed oggi siamo qui nuovamente a sottolinearlo. Pensiamo che a nessuno piaccia quanto sta accadendo e, tra l’altro, con un futuro economico a tinte particolarmente fosche. Ma il problema, adesso, è quello sanitario e se i contagi aumentano si rischia soprattutto il collasso degli ospedali e delle terapie intensive. E’ quanto dobbiamo evitare.

Il Dpcm firmato dal premier Conte ha imposto il divieto di spostamenti nei territori contagiati dal Covid-19: questa zona comprende, oltre alla Lombardia, 14 province in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Marche: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro-Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.

Non è un "divieto assoluto", ha specificato Conte, "non si ferma tutto", non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia e le autorità potranno fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di epidemia porta il governo a disporre misure altamente restrittive.

"Mi assumo la responsabilità politica delle decisioni che vengono prese in queste ore", ha aggiunto il premier, che nella notte ha lanciato un nuovo appello alla "auto responsabilità": per fermare il contagio non si può più "fare i furbi", ha detto invitando i ragazzi a restare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni.

redazione

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